venerdì 28 luglio 2017

Ius soli si, ius soli no: favorevoli o contrari?

di Teresa Uomo


La legge sulla cittadinanza ai figli dei migranti nati in Italia divide il Paese. A favore suo il Partito Democratico e il Governo Gentiloni; contro i grillini e la Lega, criticati anche da monsignor Nunzio Galantino, segretario della CEI, Conferenza Episcopale Italiana. Da due anni non si parlava di questa legge, schiacciata da altri temi; poi, improvvisamente la svolta, ma con uno “spettacolo” che quasi mortifica l’immagine dell’Italia.

Al di là delle singole posizioni, il punto è: qual è l’alternativa alla legge sullo ius soli? La violenza e la minaccia del territorio di matrice islamica – e non solo – sono figlie del dividere, non certo dell’unire! Lavorare per l’integrazione significa diminuire le possibilità di creare tensioni. Nessun muro al mondo ha mai risolto le divisioni. Forse per un po’ i muri trasmettono sicurezza, ma è una sensazione momentanea e non una soluzione definitiva. Il problema esiste e va affrontato, non farlo è da irresponsabili. 

A favore della riforma della legge sulla cittadinanza verso lo ius soli (cittadinanza ai figli di immigrati nati in Italia da genitori regolari e con determinato reddito) e ius culturae (cittadinanza ai ragazzi che non sono nati in Italia, ma che qui hanno completato un percorso di studi di almeno cinque anni) sono i vertici della Chiesa italiana. L’arcivescovo cattolico italiano, Angelo Becciu, sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato della Santa Sede, precisa: “Vorremmo che si riconoscesse la dignità delle persone che arrivano nel nostro Paese, e quindi a chi nasce qui in Italia venga riconosciuta la cittadinanza. Siamo vicini a chi è nella necessità, nella debolezza e, a chi ha bisogno di essere protetto. Non possiamo dire a bambini nati in questa terra, cresciuti accanto ai nostri ragazzi, che hanno studiato con loro, che non possono essere italiani”. 

Il cardinale Francesco Montenegro, presidente della Caritas, parlando di accoglienza: “Se è vero che nel 2050 ci saranno tra i 7 e i 10 milioni di italiani in meno, il nostro Stato come potrà reggere? Oggi li vogliamo allontanare, ma tra dieci anni saremo costretti a pagarli per farli venire”. Secondo i dati della Fondazione Moressa, 640mila pensioni di italiani sono già oggi pagate dai contributi versati dagli immigrati. Senza di loro avremmo 30mila classi scolastiche in meno e migliaia di insegnanti senza lavoro. 

Lo ius soli favorisce l’integrazione e incoraggia la crescita – anche economica – del nostro Paese dopo le recenti statistiche che parlano di un nuovo e preoccupante calo demografico in Italia. Se da un lato il vertice è concorde, dall’altro, non tutto il popolo avanza nella stessa direzione. La maggioranza degli italiani è contraria. Gli italiani non vogliono lo ius soli per gli stranieri. Secondo un sondaggio Ipsos, ben il 54% degli italiani è contrario a dare la cittadinanza italiana ai figli di immigrati stranieri nati nel nostro Paese, con almeno un genitore che abbia un permesso di soggiorno permanente in Italia, a fronte di un 44% di favorevoli.

Al contrario, un sondaggio Ipsos del 2011 mostrava risultati ben differenti: i favorevoli allo ius soli erano il 71%, mentre i contrari erano il 27%. Tra i votanti gli elettori del Partito Democratico sono compatti e uniti a favore dell'approvazione della legge (78%), mentre tra i forzisti e i leghisti prevale nettamente la contrarietà (86%). L’elettorato dei Cinque Stelle è più trasversale e più diviso: 58% è contrario allo ius soli, a fronte di un 42% di favorevoli. La presenza degli immigrati rappresenta una minaccia per il 50% degli italiani, mentre per il 49% il confronto tra le culture è uno dei fattori di crescita del Paese. 

Tenendo dunque conto delle difficoltà emerse in alcuni settori della maggioranza, il Presidente del Consiglio Paolo Gentiloni pone un freno allo ius soli, e ritiene che ad oggi non ci sono le condizioni per approvare il ddl sulla cittadinanza ai minori stranieri nati in Italia prima della pausa estiva, rinviandolo a dopo l’estate. Una legge che riguarda soprattutto i bambini nati in Italia da genitori stranieri o arrivati in Italia da piccoli.


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