venerdì 28 luglio 2017

Pompei: all’Antiquarium in mostra “Il corpo del reato”

di Marcello de Angelis


Fino al 27 Agosto, negli spazi dell’Antiquarium di Pompei, è visitabile la mostra “Il corpo del reato”, un particolarissimo evento in cui sono stati messi in esposizione 170 reperti provenienti da quell’infinito patrimonio archeologico saccheggiato dai cosiddetti “tombaroli”, criminali che effettuano abusivamente scavi con lo scopo di trafugare materiali preziosi o di interesse culturale, per poi immetterli sul mercato clandestino del collezionismo. Tra questi: ceramiche, statue, offerte votive, terrecotte e perfino i “falsi archeologici”, ovvero copie perfetti o quasi, realizzate da artigiani riproducenti bronzi, vasi, monete e statue venduti singolarmente o insieme a pezzi originali; un tipo di frode che ha origini molto antiche, addirittura risalenti al I° sec. d.C. 

Oggetti che coprono un arco cronologico dal VI secolo avanti Cristo fino all'età romana sottratte ai siti archeologici vesuviani fin dagli anni ’60; recuperati, posti sotto sequestro e conservati per lungo tempo nei depositi della Soprintendenza di Pompei. Definiti per decenni, appunto, “corpi del reato”, e come tali inaccessibili in quanto vincolati da un’ordinanza del Tribunale e solo recentemente svincolati dallo stesso. I ritrovamenti esposti provengono per lo più da piccoli ricettatori mai entrati nell’ambito del commercio internazionale, ma dediti piuttosto a rifornire antiquari o collezioni private e quindi al soddisfacimento del solo desiderio personale. Eccezion fatta per quelli finiti in collezioni di musei internazionali come il Getty a Los Angeles e il Metropolitan di New York, tra il 1970 e il 1990. 

Il prezioso recupero è stato reso possibile grazie alla fondamentale collaborazione di funzionari ministeriali, appassionati di storia locale e soprattutto delle Forze dell’Ordine: un lavoro serrato di indagini dovuto all’infaticabile lavoro della Magistratura, della Guardia di Finanza e dei Carabinieri del Nucleo TPC (Tutela Patrimonio Culturale), un Corpo nato nel 1969, ancora prima che la Convenzione UNESCO di Parigi invitasse gli Stati membri ad istituire specifici servizi di protezione del patrimonio artistico-culturale nazionale. Erano gli anni in cui l’Italia, interessata da una forte ripresa economica, registrava un esponenziale intensificarsi delle esportazioni clandestine di opere antiche, rubate o scavate illecitamente. 

Oggi il Comando, che nel 2001 ha assunto l’attuale denominazione, agisce in diretta collaborazione col Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo e può contare su una squadra di militari adeguatamente preparati e qualificati al fine di svolgere funzioni di tutela e di salvaguardia. La mostra è stata inaugurata la mattina del 16 Dicembre scorso da Massimo Osanna, direttore generale della Soprintendenza di Pompei, con il generale dei Carabinieri, Luigi Curatoli, Direttore del Grande Progetto Pompei, e Carlo Spagna, Magistrato delegato all'ufficio “Corpi di Reato” del Tribunale di Napoli. 

Come riassumere la rocambolesca vicenda di questi 170 reperti in mostra? Parlando di un patrimonio culturale pubblico trasformato in refurtiva da ladri privi di scrupoli, poi recuperato e finito in un deposito buio e polveroso da cui sono tornati alla luce e, al contempo, tornati ad essere “cosa di tutti”, testimonianza di un passato che ora ci osserva in bella mostra dalle vetrine dell’Antiquarium di Pompei: opere che, carezzate da luci soffuse, godono il loro meritato posto nella storia.

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