venerdì 28 luglio 2017

Smart working: “lavoro agile” o faticoso?

di Noemi Colicchio


Abitiamo una società magmatica, in continua trasformazione. Le skills richieste agli aspiranti lavoratori del domani - per non parlare di quelli dell’oggi! - sono sempre più trasversali, mai univoche. Il rapporto con la tecnologica deve essere simbiotico, ma questo non deve inibire la tua empatia umana. Si richiede una spiccata propensione al rischio, ma anche una forte consapevolezza delle tue capacità per evitare strafalcioni dovuti ad un’eccessiva intraprendenza. Devi essere in grado di fare gruppo, ma mai farti sopraffare dall’amicizia perché domattina potresti dover portare a termine un lavoro con sottotitolo “mors tua, vita mea”, a discapito dei tuoi colleghi. 

Il mondo del lavoro è una giungla. Se poi vi si aggiungono necessità di vita vera, quella che si consuma tra le mura di casa, non stupisce la voglia sempre più accentuata -soprattutto di molte madri- di gestire autonomamente il lavoro dalla propria cucina. D’altro canto, per quanta miopia possa accecare le aziende, nell’era dell’Industria 4.0, quello che comunemente viene definito smart working, ad oggi, non ha più tante connotazioni negative quante in passato. Infatti, da un lato le aziende necessitano sempre più di praticare outsourcing per tagliare costi interni ed ottenere lavori ben fatti da chi è specializzato in un settore. Dall’altro, la stessa dilatazione della settimana lavorativa su più luoghi in cui poter svolgere operazioni differenti anche per il singolo impiegato, sembra essere una soluzione interessante per aumentare la sua produttività. Tra questi, da annoverare anche la casa. Un valido esempio ha fatto notizia di recente: Siemens, mastodontico gigante nel campo degli elettrodomestici, dopo sei anni di sperimentazione parziale, dal 1° Gennaio 2018 avrà tutti i collaboratori della società (tecnici esclusi) in modalità “lavoro agile”Potranno scegliere ogni giorno se lavorare in ufficio o da casa, così come concordato con il sindacato. 

La nuova sede Siemens a Milano
Non avranno l’obbligo di timbrare il cartellino in entrata o in uscita e la prestazione lavorativa non sarà collegata alle ore di lavoro o alle presenze in ufficio, ma ai risultati raggiunti. «Per noi vuol dire impostare il lavoro all’insegna della flessibilità di orari e di spazi, valutando solo i risultati» ha spiegato Federico Golla, Presidente e CEO di Siemens Italia. «I nostri collaboratori possono infatti prestare la loro attività lavorativa indipendentemente dalla localizzazione geografica, grazie all’uso di idonei strumenti, secondo i loro tempi e le loro preferenze, in modo che capacità e abilità siano continuamente stimolate e massimizzate».

Orari flessibili e piena autonomia gestionale sono i due principali ingredienti di una latente felicità che ci pervade quando sappiamo di poter essere operativi anche dalla nostra camera da letto. Spesso però, chi sceglie di intraprendere questa strada che comunemente viene detta da “Freelancer” nella sua più pura accezione, non ha idea delle problematiche cui può andare incontro. Secondo uno studio realizzato e pubblicato da Spaces, comunità di imprenditori, manager e aziende che condividono spazi di lavoro, il 50% dei 1000 lavoratori italiani intervistati afferma con convinzione che lavorare da casa può diminuire il rendimento professionale. Parola chiave: distrazioni. Ce ne sono davvero troppe! Dai parenti o coinquilini che ciondolano per le stanze, fino all’incontrollabile impulso di rassettare casa per mettervi ordine, passando ovviamente per la “sosta frigorifero” e la pausa da controllo social. Non è neanche da sottovalutare il peso dell’isolamento creativo che subisce chi lavora sempre in solitaria. Confrontarsi con l’altro ci rende più efficaci, efficienti e meno stressati. La condivisione, anche solo di un banale chiacchiericcio, durante il corso della giornata, ne allevia sempre il carico. 

Un’ipotetica e valida soluzione sono le aree co - working, open space ossia una soluzione che “[…] combina comodità, flessibilità e innovazione, elementi sempre più richiesti, senza dover necessariamente disporre di un ufficio fisso” - spiega Emanuele Arpini, Regional Marketing Manager di Spaces-, per il quale“molti imprenditori iniziano aprendo un ufficio in casa: questa soluzione ha pregi e difetti: sicuramente la casa è fonte di distrazione, con conseguente perdita di tempo e riduzione della produttività. Meglio puntare su una comunità di networking che condivide spazi, […]”. Insomma sono tante le soluzioni per stimolare curiosità e voglia di crescere dei dipendenti della propria azienda. L'importante è avere il coraggio necessario per intraprenderle. 



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