venerdì 28 luglio 2017

Storia e mito di un Maestro dell’eloquenza: Alfredo De Marsico

di Marcello de Angelis

Alfredo De Marsico
Napoli è da sempre definita la “culla del diritto moderno”. Una città che ha scritto importanti pagine di storia della professione Forense italiana. In questa terra, da sempre in bilico tra giustizia e criminalità, sono nati grandi giuristi, protagonisti degli ultimi tre secoli di “eloquenza forense”, intesa come “arte del dire” i cui volti sono effigiati nei busti che, imponenti e severi nelle loro toghe, troneggiano nel Salone centrale di Castel Capuano, sede dell’antico Palazzo di Giustizia. Sculture marmoree che ci parlano di esaltanti arringhe ed estasianti discorsi: da Francesco Mario Pagano a Nicola Amore, da Enrico Pessina a Gaetano Manfredi fino ad Enrico de Nicola. E poi c’è lui, Alfredo De Marsico: Avvocato, Docente universitario e Politico. Notoriamente conosciuto come “il Maestro dei Maestri”, fu definito da Enrico De Nicola “un penalista emulo di Demostene” in virtù dell’autorevolezza conquistata nelle aule dei Tribunali. E’ stato colui che ha rimodellato la figura stessa dell’Avvocato creando nuovi standard a cui si ispirano tutti coloro che vogliono, o quantomeno sperano, di diventare veri professionisti. 

Nato a Sala Consilina il 29 maggio 1888, si laureò in Giurisprudenza all’Università Federico II di Napoli nel 1909. Nello stesso anno, il 5 dicembre, esordì avanti la Corte di Assise di Avellino sostituendo l’Avvocato Domenico Sandulli in un processo a carico di un imputato accusato di duplice omicidio, nel quale parlò “a braccio” per ben tre ore. Procuratore dal 1911 al 1917, anno in cui fu iscritto nell'Albo degli avvocati.

Capace di distinguersi per il suo stile elegante e l’acume della sua straordinaria arte oratoria ricca di buonsenso e di lucide valutazioni, i suoi magistrali interventi conclusivi, le cosiddette arringhe, erano caratterizzati da una dialettica tagliente, precisa e perfettamente circostanziata con cui costruiva solidissime architetture giuridiche. Esordiva quasi sempre sottovoce dando inizio ad una analisi minuziosa di ogni aspetto della causa, suffragando ogni riflessione con dei riscontri sul piano giuridico, senza lasciare alla controparte spazi in cui potersi infilare con la speranza di una adeguata quanto inutile, replica. Poi un incalzare serrato e incessante, ricco di citazioni e metafore che gli permettevano di impreziosire un già sontuoso eloquio capace di estasiare pubblico, giudici ed avversari, basato sui pochi appunti sparsi nelle stesse pagine processuali.

Dai processi degli anni dieci e venti in cui si dibatteva di psichiatria e di "delitto d'onore" a quelli del dopoguerra, ha attraversato in quasi ottanta anni di lavoro tutti i Tribunali del Regno prima e della Repubblica poi, indirizzandone la politica forense e scrivendo di diritto e attualità sui più importanti giornali italiani. Di fronte alla sua impareggiabile capacità comunicativa e persuasiva, il pubblico si è sempre chiesto se fosse mai possibile imitare una simile linea di eloquenza e di preparazione e, se quella sua grandezza fosse il prodotto di una spiccata capacità di costruire ad ogni costo una verità artificiosa. Sarà proprio De Marsico, in una intervista del 1929 a dire che : “Ogni Avvocato può avere per sé il vero, sol che non confonda la sua funzione con l’arte dell’audacia, del virtuosismo o della violenza. Chi vuole soffocare la prova dei fatti dove i fatti gridano; chi vuole camuffare per folle l’uomo normale che ha ceduto ad un impeto di affetto o di collera, colui offrirà uno spettacolo di abilità, creerà forse anche il capolavoro del sofisma, ma non farà un’arringa”. 

Ricoprì per ben otto volte la carica di Presidente dell'Ordine degli Avvocati di Napoli, di cui tenne la guida fino al 1980. Fu nominato Cavaliere di Gran Croce ed insignito della Medaglia d’oro degli Avvocati di Lucerna. Dopo la sua scomparsa avvenuta a Napoli nel 1985, fu posto in suo onore un busto in Castel Capuano. Nel 1995 un altro busto in bronzo fu collocato nella sala del Consiglio dell'Ordine degli Avvocati.

Oltre ad essere un giurista di fama nazionale, fu anche un esimio Docente (professore ordinario di diritto e procedura penale presso le Università di Camerino, Cagliari, Bari, Bologna, Napoli e Roma) e Politico di primo piano: nel 1943 divenne Ministro di Grazia e Giustizia e collaborò alla stesura del Codice Rocco. Autore di numerosi libri tra cui le “Arringhe”.

A questo immensa figura lo scorso 26 giugno presso la Biblioteca di Castel Capuano (già a lui dedicata), si è tenuto il Convegno “Storia e Mito di un Maestro” in occasione del quale è stata approfondita la figura dell’Avvocato, del Docente e del Politico. Ad introdurre i lavori il Presidente dell'Ordine degli Avvocati Armando Rossi e il Presidente dell'Ente Biblioteca, Roberto Fiore. Numerosi gli interventi tra cui quelli degli Avvocati Franco Coppi, Giuseppe Galasso, Vincenzo Maria Siniscalchi, Domenico Ciruzzi, Franco Tortorano, 

Nell'occasione è stata inoltre inaugurata la mostra fotografica "Viaggio nella vita di un Maestro" dedicata alla memoria dell’Avvocato Alfredo de Marsico “uomo”, non “Professionista”. Con la partecipazione al collegio difensivo che, dinanzi alla Corte d'Assise d'Appello di Potenza affrontò il clamoroso caso della strage di via Caravaggio, concluse quello che fu il suo percorso nell’Avvocatura, sua unica vera passione, che esercitò sempre con la medesima forza e caparbietà. 



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