martedì 29 agosto 2017

Il Governo impugna la legge sugli abusi edilizi in Campania

di Antonio Cimminiello

La questione delle costruzioni abusive cosituisce un problema nazionale, che da sempre ha trovato in Campania una delle sue massime espressioni. In un lasso temporale di circa 40 anni è proprio in questa regione che tale fenomeno ha assunto dimensioni considerevoli e preoccupanti: guardando ai più recenti dati ISTAT sul punto, si scopre che sono quasi 70.000 le sentenze definitive che impongono la demolizione dei manufatti abusivi, ma numero identico vale anche per le pratiche di condono su cui ancora oggi non è intervenuta alcuna decisione. 

L'assenza di controlli nel tempo e la varietà dei motivi alla fonte (si va dalle mire della criminalità organizzata agli edifici tirati su semplicemente per avere un tetto, cd. "abusi di necessità") hanno così contribuito a creare nel tempo una piaga "trasversale" - gli abusi si riscontrano praticamente in ogni area regionale, comprese le isole- e difficile da gestire. 

E proprio la difficoltà di gestione ha alimentato di recente un dibattito in particolare in ordine a modalità attraverso le quali provvedere alla demolizione o anche alla "salvezza" degli immobili costruiti in violazione della normativa edilizio-urbanistica-ambientale. Da una prima fase caratterizzata dalla presentazione di una serie di proposte - tra cui il cd. Disegno di Legge Falanga, finalizzato a fissare un ordine nell'esecuzione degli abbattimenti, procedendo in primo luogo avverso i beni confiscati alla criminalità e poi con la demolizione di seconde case e abitazioni non ultimate- si è passati drasticamente ad una precisa azione attraverso l'approvazione, nel giugno scorso, della Legge della Regione Campania n° 19, provvedimento riguardante "misure di semplificazione e linee guida di supporto ai Comuni in materia di governo del territorio"

La legge si caratterizza per il fatto di prevedere una serie di linee guida, prive di carattere vincolante, sulla base delle quali gli enti comunali potranno adottare atti normativi preordinati a garantire un'alternativa alle demolizioni, consistente nell'acquisizione, da parte dei Comuni, degli immobili interessati, seguita dalla concessione degli stessi in locazione ai soggetti responsabili e che vi abitano. 

Come si può ben notare, si tratta di un'alternativa in realtà limitata, riguardante esclusivamente i già citati "abusi di necessità", così come al tempo stesso non dovrà riscontrarsi un contrasto con altri rilevanti interessi pubblicistici, ad es. quelli ambientali: l'Ente di Palazzo Santa Lucia si limita ad "aiutare" le amministrazioni vincolanti, che rimangono così le titolari esclusive del potere decisionale in materia. Ma a distanza di poco più di un mese dall'approvazione, il Governo Gentiloni boccia sonoramente l'iniziativa, annunciando l'intenzione di voler impugnare dinanzi alla Corte Costituzionale la Legge 19. 

In sintesi, l'esecutivo nazionale ritiene violato per tale via il contenuto dell'art. 117 della Costituzione Italiana, che disciplina gli ambiti in cui possono legiferare lo Stato e gli altri enti, in quanto le norme regionali in parola si porrebbero, a suo avviso, in contrasto con i principi fondamentali dettati in materia di tutela dell'ambiente e governo del territorio, travalicando il proprio ambito di competenza

L'annuncio ha destato profondo malumore da più parti. Da un lato, ci sono le perplessità dei vertici dell'Ente, i quali hanno sottolineato la natura non vincolante che, come detto, caratterizzerebbe la Legge 19. Dall'altro lato, c'è il malcontento di più sindaci campani, che al contrario avevano salutato con favore il varo di tale provvedimento, ritenuto veramente in grado di considerare in maniera adeguata tutta una serie di aspetti sicuramente non trascurabili, su tutti le enormi difficoltà burocratiche ed economiche normalmente connesse alle demolizioni di edifici abusivi ed immediatamente a carico degli stessi Comuni. 

Si preannuncia così, dinanzi ad una vicenda che sembra testimoniare un nuovo strappo tra Regione Campania e Governo nazionale, una scelta non facile per la Consulta, dove si oscilla tra la necessità di assicurare il rispetto delle norme e la tutela del territorio e della stessa incolumità pubblica - che la presenza di un immobile abusivo ben potrebbe minacciare - e l'esigenza di dare spazio al contrario a soluzioni diversificate, nella considerazione di altri interessi ugualmente rilevanti come il diritto all'abitazione.


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