martedì 29 agosto 2017

Torre del Greco: mazzette d’estate

di Gian Marco Sbordone

Ciro Borriello
Questa calda e afosissima estate ci ha portato anche l’ennesimo caso di squallide mazzette, di corruzione che ha visto coinvolto uno dei nostri amministratori. Ciro Borriello, medico sessantenne Sindaco di Torre Del Greco, è stato arrestato con l’accusa di aver intascato, in più circostanze, somme di denaro, per aggiudicare alla ditta dei fratelli Balsamo, arrestati anch’essi, il servizio di nettezza urbana nel Comune.

Borriello è quello che può essere definito un professionista della politica, anche se un lavoro ce l’ha ed anche ben redditizio, visto che è specializzato in chirurgia estetica. Con una particolare attitudine al cambio di casacca, lo vediamo dal 1993 nel Consiglio Comunale di Torre del Greco e in quello Provinciale di Napoli, prima con la Democrazia Cristiana, poi con Forza Italia, poi con una strana coalizione che vede insieme Forza Italia, Alleanza Nazionale e Italia dei Valori. Il grande salto al Parlamento lo fa con Forza Italia che lo fa eleggere deputato in una passata legislatura e adesso avrebbe voluto riprovarci non disdegnando, per raggiungere l’ obbiettivo, un avvicinamento alla Lega Nord di Salvini.

Tornando alle vicende della “monnezza” torrese, bisogna dire che Torre Del Greco, in realtà, ce l’aveva una ditta che, avendo vinto l’appalto regolarmente, svolgeva il servizio di igiene urbana. Era la Ego Eco, ma non era la ditta che piaceva al Sindaco. E infatti il Primo Cittadino si è impegnato per dimostrare che quell’azienda non era all’altezza. Le cronache riferiscono di controlli notturni che Borriello svolgeva personalmente per dimostrare che la città era sporca e che la Ego Eco andava mandata via. E alla fine lo ha fatto, assegnando la pulizia della città ai fratelli Balsamo che, generosamente, gli passavano somme di denaro per dimostrare il proprio apprezzamento.

Secondo quanto ricostruito dalla Procura, il Sindaco e i fratelli Balsamo si incontravano in luoghi isolati, dove non c’era copertura di segnale per i cellulari. Lì le macchine si affiancavano e le mazzette passavano dall’una all’altra. 

In questo nostro Paese sembra che non sia cambiato niente dai tempi di Tangentopoli, come del resto affermano da sempre Piercamillo Davigo e altri protagonisti di quella stagione giudiziaria. La differenza, riferisce Davigo, è che all’epoca si rubava per i partiti (anche se poi i singoli beneficiavano tutti del sistema), adesso si ruba per se stessi. Si rubano cifre inferiori, ma sono molti di più i disonesti a quanto pare.

E allora non deve meravigliare che la disaffezione alla politica, e anche alla vita delle istituzioni, cresca sempre di più. Risulta difficile appassionarsi ad un gioco che appare truccato, entrare in un mondo sporco con il concreto rischio di sporcarsi. La situazione è quindi grave e, aspettando che il processo faccia il suo corso, conviene nutrire la speranza che la Procura abbia preso un abbaglio, così come la Guardia Di Finanza che ha condotto le indagini, a quanto pare anche servendosi di intercettazioni ambientali e producendo quali prove filmati inoppugnabili. Ma speriamo lo stesso, anche se lo scoramento è tanto.

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