venerdì 29 settembre 2017

Case famiglie a Napoli e in Campania: quante? Dove? Servizi?

di Teresa Uomo

La casa-famiglia in Italia è una struttura destinata all’accoglienza e una «comunità di tipo familiare» la cui finalità è l’accoglienza di minorenni, disabili, anziani, adulti in difficoltà, in generale persone con problematiche psicosociali, ed immigrati.  Molte case-famiglia si occupano dell’accoglienza di minori, ponendosi in alternativa agli orfanotrofi (o istituti) in quanto, a differenza di questi, dovrebbero avere alcune caratteristiche che la renderebbe somigliante ad una famiglia. In una stessa struttura potrebbero essere accolti anche minori fuori famiglia o comunque con disagi e difficoltà di diverso tipo. 

I ragazzi che vivono nelle case-famiglia hanno tanti sogni, ma spesso sono costretti ad accontentarsi. A Napoli, il 27 gennaio 2017, presso l’Aula Magna del Polo Tecnico Fermi Gadda al Corso Malta, si è tenuta la prima Conferenza Regionale del “Care Leavers Network” della Campania promossa dall’Associazione Agevolando. Coordinatrice del Care Leavers Network della Campania Monica Romei; coordinatrice nazionale del Care Leavers Network Diletta Mauri. Nell’ambito della conferenza un gruppo di circa 15 ragazzi delle province di Napoli, Benevento e Salerno, che vivono in comunità di accoglienza, case-famiglia o sono in affidamento, hanno presentato le loro attività e le loro riflessioni sui percorsi effettuati. L’obiettivo del progetto era quello di creare una rete tra i ragazzi accolti in modo da poter indirizzare gli interventi delle istituzioni. Durante la conferenza sono intervenuti Raffaella Montuori, vicepresidente di Agevolando, Cesare Romano, garante dei diritti dei minori e degli adolescenti della Regione Campania, Pasquale Calemme, presidente Cnca Campania. 

La città di Napoli ospita diverse case-famiglie, offrendo accoglienza sia a bambini, sia a ragazzecentri di primo soccorso e accoglienza (CPSA), che ospitano gli stranieri al momento del loro arrivo in Italia. In questi centri i migranti ricevono le prime cure mediche necessarie, e possono richiedere la protezione internazionale; centri di accoglienza (CDA), centri di accoglienza per richiedenti asilo (CARA). I centri di accoglienza garantiscono una prima accoglienza allo straniero per il tempo necessario alla sua identificazione e all’accertamento sulla regolarità della sua permanenza in Italia. Lo straniero irregolare che richiede la protezione internazionale viene invece inviato nei centri di accoglienza per richiedenti asilo per l’identificazione e l’avvio delle procedure relative alla protezione internazionale; centri di accoglienza straordinaria (CAS), una tipologia introdotta nel 2014 per la necessità di ampliare la rete ordinaria, costituita dai cosiddetti SPRAR (sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). I CAS sono strutture private che vengono mutati in centri di accoglienza grazie alla stipula di un contratto tra la prefettura e le cooperative. Ad oggi costituiscono la modalità ordinaria di accoglienza.
madri che ad immigrati. Queste strutture si dividono in:

Nei comuni a nord di Napoli: Marano, Calvizzano, Giugliano, Qualiano e Mugnano sono ben ventotto i centri d’accoglienza straordinaria. Gli enti che li gestiscono ricevono per ciascun richiedente asilo circa trentacinque euro giornalieri, al fine di garantire i servizi basilari ossia tre pasti quotidiani, trasporti, assistenza legale, mediazione culturale, servizi per l’igiene personale ed il vestiario. Per i bisogni quotidiani c’è il pocket money di due euro e cinquanta, che i migranti ricevono sotto forma di ticket per le “altre necessità” e rappresenta l’unica somma di denaro che gli viene materialmente erogata.

Una ragazza, attivista di trent’anni con una laurea in lingue e letterature straniere, che ha insegnato italiano agli immigrati per alcuni mesi all’interno di un CAS presente nel comune di Mugnano, dichiara che il centro in cui lavorava accoglieva circa una decina di richiedenti asilo di età compresa tra i venti e i trent’anni. Il centro di accoglienza dista una decina di km dagli uffici della prefettura di Napoli, in cui i migranti devono recarsi per la richiesta di protezione internazionale. La permanenza nei CAS può durare mesi. Stando alla circolare 1724 del 20 febbraio 2015, emessa dal Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, i richiedenti asilo sono obbligati a rimanere nelle strutture di accoglienza fino all’accettazione della domanda, ossia per un periodo non inferiore a sei mesi. In caso di rifiuto, i migranti possono chiedere il riesame della richiesta e la permanenza nel centro può essere prorogata di sei mesi in sei mesi fino all’arrivo della decisione definitiva.

I migranti possono allontanarsi dal CAS nelle ore diurne, ma spesso le difficoltà linguistiche determinano uno stato d’isolamento rispetto ai cittadini dei centri abitati in cui le strutture si trovano. Per favorire l’integrazione, in diversi comuni dell’area nord si sono costituite associazioni e gruppi di cittadini che organizzano corsi di lingua per le comunità di richiedenti asilo. Anche perchè conoscere l’italiano è fondamentale per il buon esito della richiesta del permesso di soggiorno e per l’integrazione.


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