venerdì 29 settembre 2017

Sciopero dei docenti universitari, a rischio gli esami in tutta Italia

di Antonio Ianuale


Brutta sorpresa per gli studenti italiani che ritornavano negli atenei per sostenere gli esami nella sessione autunnale: i docenti e i ricercatori universitari hanno indetto uno sciopero per tutta la sessione autunnale, dal 28 agosto al 31 ottobre. 

Lo sciopero che coinvolgerà circa 5.444 professori e ricercatori di 79 università italiane, è stato indetto dal Movimento per la dignità della docenza universitaria, coordinato dal professor Carlo Vincenzo Ferraro del Politecnico di Torino. Come si legge nella lettera firmata dai docenti e dai ricercatori che hanno aderito allo sciopero, gli accademici chiedono che: 

1) le classi e gli scatti stipendiali dei professori, dei ricercatori universitari e dei ricercatori degli enti di ricerca italiani aventi pari stato giuridico, bloccati nel quinquennio 2011-2015, vengano sbloccati a partire dal 1 gennaio del 2015, anziché, come è attualmente, dal 1 gennaio 2016; 

2) il quadriennio 2011-2014 sia riconosciuto ai fini giuridici, con conseguenti effetti economici solo a partire dallo sblocco delle classi e degli scatti dal 1° gennaio 2015

La vertenza ha una lunga storia: fu il governo Berlusconi a bloccare gli scatti per tutto il pubblico impiego dal 2011 al 2014, ma se dal 2015 tutte le altre categorie hanno avuto gli aumenti e gli effetti giuridici degli scatti, i docenti universitari non hanno ottenuto lo stesso trattamento. Nel corso degli anni sono stati fatti vari tentativi di mediazione: i docenti hanno scritto al Presidente del Consiglio, al Presidente della Repubblica, hanno incontrato delegati del Ministero dell’Istruzione, ma non ci sono stati risultati effettivi. 

Dopo l’ultimo incontro tenutosi lo scorso 7 giugno, i docenti hanno deciso di far scattare la clamorosa protesta. La ministra Valeria Fedeli aveva auspicato, nel mese di luglio, una forma diversa per manifestare il dissenso del mondo accademico, impegnandosi per la risoluzione della vertenza, ma anche le sue parole non hanno portato ad alcuno effetto

Le modalità dello sciopero lasciano comunque la possibilità agli studenti di sostenere gli esami: infatti i docenti si asterranno dal presiedere il primo appello della sessione, mentre il secondo appello si terrà regolarmente. Qualora ci fosse soltanto una data disponibile, gli studenti potranno sostenere l’esame dopo quattordici giorni dall’appello ufficiale in una sessione straordinaria. 

La protesta dei docenti non intacca le consuete attività accademiche, quindi saranno regolari i ricevimenti, le lezioni, le sessioni di laurea, e naturalmente le prove di accesso per i corsi a numero programmato. Parte in causa, sono diventati i tantissimi studenti che pur condividendo le motivazioni dello sciopero hanno espresso le proprie perplessità a riguardo: secondo l’Unione degli Studenti l’astensione è uno strumento di protesta sbagliato che danneggia gli studenti, mentre il Coordinamento Link auspica un confronto con i docenti sui tagli al mondo accademico. Lo sciopero è partito spontaneamente dai docenti, senza la mediazione di alcun sindacato, e ha avuto parere positivo dalla Commissione di Garanzia. Era dagli anni Settanta che non vi era il blocco degli esami universitari.

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