lunedì 30 ottobre 2017

Salgado a Napoli, una mostra sull’ armonia perduta

di Gian Marco Sbordone

Sebastião Salgado e la moglie Lélia Wanick
Lo scorso 17 ottobre, al Museo Pan di Napoli, è stata inaugurata la mostra fotografica “Genesi”, di Sebastiao Salgado, il più grande fotografo documentarista vivente. Gli scatti di Salgado, nato in Brasile nel 1944, e considerato “il principe del bianco e nero”, sono stati esposti in varie mostre nei più importanti musei in tutto il mondo e l’ artista si è aggiudicato numerosi premi e riconoscimenti. Genesi, come tutti i progetti di Salgado, è un lavoro realizzato con la collaborazione della moglie, Lèlia Wanich.

Si tratta di oltre 200 foto scattate nel corso di 10 anni, durante i quali il grande fotografo ha vissuto nelle Isole Galapagos tra tartarughe giganti, iguane e leoni marini; ha poi attraversato il Kenya e la Tanzania, tra le zebre e gli animali felini; è stato quindi in Patagonia in contatto, per un periodo, con alcune tribù indigene che vivono ancora allo stato naturale.

L’ itinerario fotografico esposto è diviso in cinque sezioni: “Pianeta sud”, “I santuari della natura”, “L’ Africa”, “ Il grande nord” e “L’ Amazzonia e il Pantanàl”. Ci vengono presentati straordinari paesaggi, attraverso i quali entriamo in contatto con un mondo in cui tutti gli esseri viventi sono in perfetto equilibrio e l’ habitat naturale è intatto.

Potremmo definirlo, questo lavoro, un reportage sull’armonia perduta perché ci mostra, appunto, come si presentava il mondo prima che la società degli uomini prendesse il sopravvento sulla natura. Ed è per questo che l’ itinerario fotografico è stato anche definito come "una sorta di rappresentazione del dolore del mondo". Del resto era proprio questo l’ intento di Salgado: dare una testimonianza di come fosse il mondo prima che iniziasse la sua progressiva distruzione, su come si presentasse agli inizi e viene da qui il titolo dell’ opera, “Genesi”.

E allora e proprio un grido d’ allarme quello lanciato da Salgado, un grido verso gli uomini e la società moderna affinchè fermino lo scempio prima che sia troppo tardi e, soprattutto, che comprendano che c’è stato un tempo in cui gli esseri umani vivevano in un equilibrio perfetto con la natura. E questo tempo esiste ancora in alcune parti del pianeta.

Genesi sarà in mostra al PAN fino al 28 gennaio 2018. All’ inaugurazione della mostra hanno presenziato il Sindaco Luigi De Magistris e l’ Assessore Alla Cultura al Comune Di Napoli Nino Daniele. Quest’ ultimo ha giustamente sottolineato come si tratti di un evento di grandissima valenza artistica che, probabilmente, supererà anche le precedenti mostre di Mc Cuny e Newton.

Il tema trattato da Salgado e il valore artistico degli scatti regaleranno ai napoletani, e a tutti i visitatori provenienti anche da altre città, delle emozioni molto intense ed indurranno sicuramente ad una profonda riflessione. Ha affermato Lèlia Wanich, moglie dell’ artista e curatrice della mostra: “ si tratta di fotografie che aspirano a rivelare un incanto; un tributo visivo ad un pianeta fragile, che tutti abbiamo il dovere di proteggere”.


A Napoli la Casa del Cinema: Palazzo Cavalcanti sarà la sede

di Antonio Ianuale

Palazzo Cavalcanti a Napoli
Napoli punta sempre più sulla cultura, dedicando spazi al centro della città alle arti sceniche e visive. Non solo casa del teatro per eccellenza, ma adesso anche il cinema, la settima arte, trova casa a Napoli. Un lungo percorso, durato quasi tre anni, è terminato positivamente con l’approvazione della giunta comunale della delibera 476 che prevede l’istituzione della Casa del Cinema. La location sarà Palazzo Cavalcanti, di proprietà comunale, con i 700 metri quadri che saranno messi a disposizione per le produzioni audiovisive che, ovviamente, dovranno pagare per essere ospitate.

L’Assessore alla Cultura Nino Daniele ha sottolineato come l’iniziativa possa portare benefici alla città di Napoli:"l'obiettivo è incentivare la scelta di Napoli come ambientazione di film, fiction, spot. Un comparto che negli ultimi tre anni ha scelto sempre più Napoli come set. Sono previsti uffici per le produzioni, sale casting e sale per riunioni”. Lo stesso Daniele ha parlato anche della formazione dei giovani: “bisogna contribuire alla formazione di giovani leve e mettere in contatto le realtà locali con produzioni nazionali e internazionali”. 

In sinergia con il Comune, hanno lavorato alla Casa del Cinema, l’associazione “Bronx Film” del produttore Gaetano di Vaio, il direttore della Film Commission Regione Campania Maurizio Gemma e l’Ufficio Cinema del Comune di Napoli. Di Vaio, che ha collaborato alla fortunata serie Gomorra, non nasconde l’orgoglio per il progetto finalmente concretizzatosi: "mi prendo il merito insieme al sindaco de Magistris di aver aperto la strada a questa iniziativa. Lo considero un primo passo. Bisogna investire sul settore, gran parte dei film girati a Napoli e sbarcati a Venezia quest'anno sono stati ospitati a Palazzo Cavalcanti”. 

Il legame tra Napoli e cinema è storico: infatti gli inventori del cinema, i fratelli Lumiere girarono proprio a Via Chiaia alcune delle loro prime riprese cinematografiche, ma l’elenco dei film girati a Napoli è davvero lunghissimo, da "L’oro di Napoli" con Sofia Loren, "Operazione San Gennaio" con il compianto Nino Manfredi, il "Decameron" di Pier Paolo Pasolini, solo per citarne alcuni dei più noti. 

Napoli ha dato al cinema interpreti memorabili come Totò, Peppino de Filippo e Massimo Troisi, e registi di fama internazionale come Paolo Sorrentino e Mario Martone. Napoli è stata scelta come location da altri grandi artisti: il regista Ferzan Ozpetek sta girando in questi mesi “Napoli Velata”, Michele Soavi sta girando la fiction Rai “Rocco Chinnici”, con Sergio Castellitto nel ruolo del giudice ucciso da Cosa Nostra nel 1983. 

Produzioni straniere sono arrivate per girare a Napoli, trasmissioni, documentari, come "Can you name them" di Mike Cantalupo, o la trasmissione "Gino’s coastal Escape" con protagonista lo chef Gino D’Acampo, e ancora il documentario “Una lunga strada di sabbia” per il canale franco-tedesco Arte. Un connubio quello tra il cinema e Napoli destinato a crescere sempre più nei prossimi anni.



Robot: opportunità o competitors degli umani?

di Noemi Colicchio

Fuori i risultati della ricerca “Adp 5.0: come la digitalizzazione e l’automazione cambiano il modo di lavorare”, condotta da Adp Italia, divisione nostrana della grande multinazionale americana che si occupa di HR, quotata al Nasdaq e giunta ormai al cinquantennio di attività, in collaborazione con The European House-Ambrosetti. Si apre così il dibattito sulla nuova società dell’economia, l’ultima frontiera dell’industria, stavolta 5.0, che non vedrà più il flebile approccio al mondo della robotica come orizzonte da perseguire, ma come dato incontrovertibile della realtà in cui siamo consapevolmente immersi. La piena collaborazione con le nuove tecnologie avrà sapore consuetudinario, tanto da permettere ai professionisti del domani di vivere in totale simbiosi con esse. 

I robot ad oggi sul mercato sono capaci di supportare l’uomo nei suoi lavori, potenziandone le capacità fisiche e divenendone quindi braccia meccaniche utili per la forza necessaria allo spostamento di massi come nel piccolo microcosmo delle operazioni chirurgiche. Non solo, fungono da operatori sanitari in aiuto agli anziani, capaci di supportarli con assistenza adeguata e, perché no, facendogli anche compagnia quasi a diventarne amici. 

Molte le domande che attanagliano i “robottimisti”, nella loro visione tecnocentrica dell’industria: l’identità legale di questi nuovi ospiti in casa a quale disciplina dovrebbe poi fare appello? Se dovessero, per sbaglio o in coscienza, commettere un reato poi le responsabilità legali su chi cadrebbero? E ancora, una volta inseriti a pieno titolo nell’apparato industriale del nostro Paese, come reagirà la curva di assorbimento dei lavoratori? E non ci riferiamo ai neolaureati, che speriamo abbiano compreso quanto necessario sia ad oggi essere iper-specializzati in un settore di riferimento tutelando skills trasversali necessarie ad ogni impiego, ma ai lavoratori generalisti. Assisteremo ad una mobilitazione delle masse senza precedenti? Una migrazione di competenze mal incanalate, verso dove poi? 

In 50 anni Adp Italia è passata dal calcolare i cedolini tramite le schede perforate, all’invio immediato della busta paga su smartphone - dichiara Virginia Magliulo, General Manager di Adp Italia - Questo è solo uno dei mille esempi che potremmo fare per illustrare quanto il panorama tecnologico abbia cambiato il mondo del lavoro. Sicuramente l’era digitale e la robotizzazione muteranno ancora di più la vita dei lavoratori, fino ad arrivare alla piena integrazione tra uomo e tecnologia, in uno scenario in cui uomo e macchine lavoreranno insieme. Questa ricerca vuole porre l’attenzione sulle opportunità che robot e digitale apporteranno, nella consapevolezza che la tecnologia nelle sue svariate declinazioni creerà un nuovo modo di concepire il lavoro”.

Si apre dunque il dibattito, sentito oggi più che mai, relativo al nuovo impiego che l’uomo, quello ancora fatto di cellule e midollo osseo, potrà ricoprire. A quanto pare di posti vacanti nell’Itc - Information and communication technology - ce ne sono eccome: nel 2020 ne avremo in totale 135.000 dai 33.000 del 2015, con una crescita del 309% in 5 anni. Vero è che il rovescio della medaglia parla chiaro: la percentuale di occupati a rischio automazione sale del 14,9%, 3,2 milioni di persone. Non facciamoci però impressionare da questi numeri: alcune mansioni moriranno a favore di altre, nuove, pronte domattina a nascere ed il rapporto pare essere di 1 a 2,1. A questo punto la curiosità detta la prossima domanda: cosa ne sarà dell’industria 6.0?



Campania: aumentano gli interventi cardiovascolari non invasivi con le nuove tecniche salvavita

di Massimiliano Pennone

La Campania si conferma sempre più all’avanguardia nel campo dell interventistica cardiovascolare. Sono in costante aumento infatti gli interventi di TAVI, l’innovativa tecnica di sostituzione attraverso un catetere delle valvole aortiche che per i malati di stenosi aortica degenerativa rappresenta già da qualche anna un'importante possibilità di cura.

La stenosi aortica degenerativa colpisce principalmente i soggetti anziani, soprattutto dopo i 70 anni, dove la malattia ha una prevalenza del 5%. In Campania ne soffrono circa 4.000 pazienti, 1.000 dei quali andrebbero trattati con questo tipo di intervento.

La stenosi aortica degenerativa determina un graduale indebolimento del muscolo cardiaco con conseguente insufficienza, mentre parallelamente aumenta il rischio di morte improvvisa se il paziente non riceve un trattamento adeguato. Si stima che la mortalità è del 30% per anno dall’inizio dei sintomi, addirittura leggermente superiore rispetto al tasso di mortalità causato dal cancro al polmone.

Non esistono terapie farmacologiche in grado di migliorare la sopravvivenza di questi pazienti; l’unica terapia efficace è la sostituzione della valvola malfunzionante - afferma l’esperto dott. Arturo Giordano, direttore del reparto di Interventistica Cardiovascolare del Presidio Ospedaliero Pineta Grande di Castelvolturno - Per oltre 30 anni e fino al 2007, l’unica opzione valida per la sostituzione delle valvole era l'intervento chirurgico a cuore aperto. Ma molti pazienti erano inoperabili o ad altissimo rischio in quanto anziani e quindi molto spesso affetti da comorbidità. Dal 2007 la rivoluzione è arrivata con la TAVI, (impianto della valvola aortica transcatetere), un intervento che si esegue senza l’apertura del torace, senza fermare il cuore e senza l’utilizzo della macchina cuore-polmone. La nuova valvola, infatti, viene “trasportata” al cuore grazie a un catetere inserito nell’arteria femorale. Attraverso un foro all’inguine senza incisione, la valvola viene prima compressa e poi rilasciata una volta arrivata al livello della valvola malata”.

La grande novità del 2017 è appunto la nuova valvola “fuori misura”, impiantata per la prima volta in Italia dal Dott. Giordano presso il Presidio Ospedaliero Pineta Grande di Castelvolturno (CE), e conosciuta dagli addetti ai lavori con il nome di EVR 34.

Un intervento che rappresenta anche un primato, in quanto per la prima volta si è riusciti ad inserire in un catetere di meno di 6 millimetri una valvola, che una volta rilasciata raggiunge 34 millimetri di diametro. Queste dimensioni consentono di dare nuove speranze a quanti erano esclusi dalla TAVI perché anatomicamente non trattabili con le protesi in commercio.

I pazienti che fino ad oggi erano quindi destinati a morte quasi certa erano il 10% dei 1.000 che annualmente necessitano di questo intervento - continua Giordano - Per cui possiamo dire di aver “recuperato” a nuova vita almeno 100 pazienti all'anno. E’ stato accertato inoltre che i migliori risultati si ottengono in centri che hanno eseguito più di 200 interventi l’anno”.



Sicurezza stradale: maglia nera per la Campania

di Gian Marco Sbordone

Ancora un primato negativo per Napoli e la Campania. Riguarda la sicurezza stradale che, secondo i dati dell’Istat, è sensibilmente peggiorata in termini di numero di incidenti e di vittime, nel 2016 rispetto all’ anno precedente.

A Napoli si sono verificati 2.300 incidenti stradali (+6,7%) che hanno causato 30 morti (+ 6%) e 3.123 feriti (+ 5,9%). Nell’area metropolitana di Napoli la situazione non è migliore. Infatti gli incidenti sono stati 5140 (+ 5,5%), i morti 91 (+5,8%) e i feriti 7373 (+5%). Se confrontiamo questi dati con quelli relativi alla media nazionale, riscontriamo che essi sono molto più negativi. Infatti in Italia gli incidenti sono aumentati solo dello 0,7%, mentre il numero dei morti è diminuito del 4,2% e quello dei feriti è aumentato dello 0,9%. 

Secondo quanto riferisce la Polizia Stradale, la causa principale degli incidenti è la guida distratta, dovuta principalmente all’uso dei telefonini; tuttavia la causa primaria degli incidenti mortali è l’alta velocità. Sono dati agghiaccianti dai quali, peraltro, si desume che siamo ben lontani dall’ obiettivo prefissato dall’Unione Europea di dimezzare il numero dei morti sulle strade nel decennio 2010/2020.

Dai dati dell’ Istat, volendo scendere più a fondo nell’ analisi, emerge che i veicoli maggiormente coinvolti negli incidenti stradali sono le moto, così come i motociclisti risultano al primo posto per numero di vittime. Infine, in provincia, il Comune dove si è verificato il maggior numero di incidenti è Pozzuoli, quello dove si è verificato il maggior numero di morti è Giugliano. Le cause, come prima abbiamo detto, sono principalmente ascrivibili agli stessi conducenti. Tuttavia, non sono mancate osservazioni molto critiche nei confronti dell’ Amministrazione Comunale circa la drammatica situazione relativa all’incidentalità stradale.

E’ stato messo in evidenza, in particolare, dal Presidente dell’ Automobil Club Napoli Coppola, come le carenze di infrastrutture, in particolare la pessima condizione delle strade, sarebbero da annoverarsi senz’altro tra le principali concause degli incidenti stradali. Da qui, l’ Automobil Club fa scaturire una dura polemica nei confronti del Comune che, secondo Coppola,” dimostra una chiara insensibilità per la salute dei suoi concittadini che invece dovrebbe tutelare”. E, ancora, i sinistri sarebbero conseguenza anche “di una maldestra organizzazione/gestione della mobilità urbana”.

Al di là delle polemiche, riteniamo che senza dubbio il fenomeno abbia più cause e, al riguardo, è opportuno ribadire che la rilevanza maggiore è da riconnettersi senza alcun dubbio ai comportamenti imprudenti e scorretti dei conducenti degli autoveicoli. E allora, ancora una volta, come per altri fenomeni, occorre dire che si pone un’urgente questione di educazione. In proposito, infatti, appare evidente che l’ educazione stradale non può essere circoscritta alla fase propedeutica al conseguimento dell’ abilitazione alla guida, ma che deve essere articolata in programmi continuativi.

Occorrerebbe una seria interazione anche con i programmi scolastici, sin dalla scuola dell’ obbligo, e inoltre prevedere dei cicli periodici di aggiornamento. Insomma ci sarebbe bisogno di tutt’altro impegno per conseguire risultati concreti ed appare evidente che il solo inasprimento delle sanzioni, che è stato previsto negli ultimi anni, da solo non basta. Intanto il prezzo che paghiamo è alto e riguarda anche e soprattutto i cittadini più deboli. Basti pensare che il numero delle vittime per incidenti stradali di ultrasessantacinquenni nel 2016 rispetto all’anno precedente è raddoppiato.


A Ponticelli arriva la street art di Sprite

di Massimiliano Pennone

Dopo Catania, Milano e Roma, è Napoli la quarta tappa coinvolta dal progetto “Refresh the City”, l’iniziativa di Sprite sulla riqualificazione urbana delle grandi città, attraverso la street art e i graffiti. Il 2 ottobre scorso, infatti, presso viale Aldo Merola, lungo Parco dei Murales di Ponticelli (zona molto frequentata da giovani e famiglie nel tempo libero, così come luogo già interessato da altre iniziative simili) Etsom - uno degli artisti del collettivo Artkademy - ha realizzato il bozzetto vincente. Il soggetto (“Refresh ad occhi aperti”), dopo essere stato caricato sul sito Refreshthecity e dopo essersi aggiudicato il primo posto, è stato quindi realizzato sul muro scelto da Etsom.

Artkademy è tra le realtà più attive nel panorama della street art italiana, producendo da oltre 15 anni di decorazioni di arte pubblica e organizzando eventi ed esposizioni di rilevanza nazionale e internazionale. E’ inoltre fra gli operatori legittimi e maggiormente riconosciuti dalle comunità locali. Grazie a commesse pubbliche e private, a un’attenzione unica nell’ascolto e nella relazione del territorio di riferimento e dei suoi abitanti, alla propria vasta rete di artisti che bene si possono adattare alle più diverse necessità del committente/cliente/impresa, Artkademy ha saputo negli anni valorizzare e caratterizzare alcuni tra i maggiori centri urbani e non in Italia e all’estero. Artkademy affonda infatti la propria esperienza nei mondi dell’underground culturale europeo, tra “arte pubblica” e il “fare sociale”, verso processi di innovazione e recupero di una tradizione comune nel campo della cultura, che possa costruire, insieme, un “futuro semplice di questo presente imperfetto”.

La giuria del progetto Refresh the City ha scelto dapprima le due proposte più belle per ogni capoluogo, lasciando quindi decretare il vincitore tramite un contest aperto agli utenti e ai visitatori del sito. “Refresh a occhi aperti è un'opera che va ad aggiungersi al ‘patrimonio artisticodi linguaggi contemporanei partenopei che in questi anni stiamo fortemente promuovendo nella nostra città” spiega l'Assessore ai Giovani, con delega alla creatività, Alessandra Clemente. “Grazie ad un ‘patto’ promosso dall'Amministrazione comunale la street art è un bene comune istituzionalmente riconosciuto, curato, difeso e promosso. Valore aggiunto alla qualità della vita delle persone e alla bellezza del contesto urbano è ciò che con gioia ci restituisce questa meravigliosa opera ed è per questo che vogliamo ringraziare il brand Coca-Cola, promotore dell'iniziativa, e complimentarci con l'artista Etsom. Nell'obiettivo di rendere Napoli la città più colorata d'Europa oggi, con questo intervento, compiamo un passo importante e pieno di fascino creativo”.

Un’altra iniziativa quindi che vede protagonisti gli artisti della street art collaborare con grandi aziende (sempre più interessate al tema della riqualificazione urbana) e gli enti locali. Partnership fra pubblico e privato come questa si rivelano infatti sempre più lo strumento migliore per fare del bene al territorio attraverso la creatività e il talento dei giovani. La galleria fotografica completa è disponibile all’indirizzo https://refreshthecity.sprite.it/gallery#vota-napoli

La rete territoriale dei Centri Anti-Violenza a Napoli e in Campania

di Teresa Uomo

Ogni anno, oltre cento donne in Italia vengono uccise da uomini. Sono migliaia le donne molestate, perseguitate, aggredite, picchiate, sfregiate. Secondo i dati ISTAT il 13,6% delle donne tra i 16 e 70 anni, nel corso della propria vita è stata vittima di violenze fisiche o sessuali. I dati dell’ISTAT ricordano come la violenza sulle donne sia “un fenomeno ampio, diffuso e polimorfo”, spesso accompagnato da vessazioni psicologiche, e da uno stato di soggezione. Il 21% delle donne, oltre 4,5 milioni, si è trovata a subire atti sessuali degradanti ed umilianti, rapporti non desiderati, percepiti come violenza, abusi o molestie fisiche sessuali gravi come stupri. 

Secondo i dati ISTAT sono 3milioni e 466 mila in Italia le donne che nell’arco della propria vita hanno subito stalking, ovvero atti persecutori da parte di qualcuno. Violenza, bullismo e sexting rappresentano ormai un’emergenza sociale, come sottolinea la Presidente dell’Ordine degli Psicologi della Campania, Antonella Bozzaotra.

L’Assessorato al Welfare del Comune di Napoli per cercare di arginare questa vera e propria emergenza sociale ha promosso sul territorio cittadino l’attivazione dei Centri Anti-Violenza (CAV) realizzati per offrire gratuitamente un servizio per la prevenzione, il sostegno ed il supporto delle donne vittime di violenza

Ogni CAV offre: 
  • ascolto telefonico ed accoglienza diretta 
  • sostegno psicologico
  • orientamento all’inserimento lavorativo 
  • assistenza legale e civile 
  • mediazione culturale e linguistica 
  • attivazione della rete antiviolenza 

In Campania sono 49 i Centri Anti-Violenza attivi. Gli orari di apertura e i contatti sono consultabili sul sito amicheperlarete.it. Ciò è frutto del Protocollo d’intesa sottoscritto il 25 novembre 2015 tra la Regione, l’Ufficio Scolastico Regionale, l’Anci, e l’Ordine degli Psicologi.

A Napoli ed in provincia sono presenti 18 CAV, di cui 5 nel capoluogo, ognuno dei quali serve gli utenti di due municipalità. Ci sono sportelli attivi anche ad Ischia, Sorrento, Pozzuoli, Sant’Antimo, Casoria, Casalnuovo, Volla, Pomigliano D’Arco, San Giuseppe Vesuviano, Castellamare di Stabia, Torre del Greco e Giugliano. Nove i centri attivi in provincia di Caserta, otto a Salerno, sei ad Avellino e Benevento

In Campania, inoltre, ci sono due sedi che si occupano di uomini autori di violenza: lo sportello di ascolto “Oltre la Violenza a Napoli”, la prima struttura pubblica di questo tipo ad aprire nel Mezzogiorno, e l’associazione “A voce alta” di Pontecagnano, a Salerno. A queste si aggiungono “Percorsi Rosa” dei reparti di pronto soccorso. Qui ci si occupa di assistere le donne, accompagnarle ad un passo decisivo come la denuncia. Si svolge un’azione di monitoraggio dei centri attivi sul territorio, dove queste donne, così come le vittime di bullismo e cyberbullismo devono essere indirizzate.



Edilizia scolastica: servono risorse ma anche idee

di Gian Marco Sbordone

E’ stato pubblicato il consueto rapporto annuale di Legambiente sullo stato di salute degli edifici scolastici. Lo studio è stato incentrato, in particolare, sulla sostenibilità sismica e sulla qualità delle strutture scolastiche. In Campania sono stati monitorati 474 edifici che ospitano 108.000 studenti.

Dallo studio emerge che oltre il 90% delle scuole in Campania si trova su aree considerate a rischio sismico. Tuttavia solo 2 su 10 sono state edificate secondo la normativa e i criteri antisismici. La verità è che il patrimonio edilizio scolastico è vecchio. Solo il 62% delle scuole, in Campania, è stato realizzato dopo il 1974, anno in cui entrò appunto in vigore la relativa normativa antisismica. Oggi, in pratica, almeno la metà delle scuole avrebbe bisogno di importanti interventi di manutenzione.

I Comuni, tuttavia, spendono poco e anche qui, purtroppo, il gap tra la Campania e il resto del Paese è evidente. Infatti mentre in media in Italia sono stati spesi 21.000 euro per edificio scolastico, per quanto concerne la manutenzione straordinaria, in Campania ne sono stati spesi solo 2.000. La stessa differenza, in negativo, si può vedere per la manutenzione ordinaria che vede in Campania una cifra impegnata di 1.335 euro per edificio contro gli oltre 7.000 della media nazionale.

L’ indagine di Legambiente non si è limitata a verificare la questione relativa agli interventi antisismici nelle scuole, ma ha verificato anche i servizi, la fruibilità degli spazi, in una parola la qualità delle scuole. Anche qui la Campania presenta un deficit notevole da colmare rispetto ad altre aree del Paese, nelle quali gli studenti, generalmente, possono godere di servizi migliori, di strutture adeguate e di un buon livello di confort.

Un dato positivo è stato, invece, riscontrato per quanto concerne le certificazioni. Infatti la maggior parte delle scuole in Campania è in regola con i certificati di agibilità, di igiene sanitaria, di prevenzione incendi.

Ancora un dato negativo perviene, invece, per quanto attiene al risparmio energetico. Infatti solo il 66% degli edifici scolastici è munito di pannelli fotovoltaici per la produzione di energia e anche gli altri interventi strutturali, ad esempio quelli che riguardano gli infissi, utili per il contenimento delle spese energetiche, lasciano molto a desiderare. Quest’ ultimo aspetto è molto importante perché è da considerarsi significativa la circostanza che gli studenti nella fase della loro vita dedicata all’attività formativa vivano in strutture concepite con criteri finalizzati a rispettare l’ ambiente e a risparmiare.

Un ultimo dato emerso dal rapporto di Legambiente riguarda l’ amianto e, in proposito, è emerso che in 18 istituti vi è ancora presenza di tale nociva sostanza. Come giustamente sottolinea Legambiente ci vogliono risorse ma ci vogliono anche idee per ripensare complessivamente l’ edilizia scolastica sulla base di criteri che riescano a conciliare la funzionalità, la sostenibilità ambientale e la sicurezza.




Parcheggiatori abusivi: la “piaga” persiste

di Antonio Cimminiello

Non è più un fenomeno di costume, o, meglio, forse non lo è mai stato. Perchè chi ti si avvicina mentre sei alla disperata ricerca di un posto per la tua auto a Napoli ormai non si accontenta quasi più della “offerta a piacere”, né ti garantisce un posteggio tranquillo; si tratta sempre più di estorsione violenta, con tariffe “fisse” esorbitanti, senza il cui pagamento non si può assicurare l’integrità dell’auto o addirittura del conducente medesimo. 

E’ significativo il fatto che il Decreto Minniti (dal nome dell’omonimo Ministro dell’Interno) abbia preso in considerazione tale realtà, predisponendo misure di contrasto ad hoc: si pensi al “Daspo urbano”, con multe fino a 3.500 euro a carico di chi “...ponga in essere condotte che limitano la libera accessibilità e fruizione di infrastrutture di trasporto” ed altre aree socialmente strategiche, con allontanamento dai relativi luoghi anche per un periodo tra i sei mesi ai tre anni in caso di reiterazione dei fatti. 

Ma a distanza di circa 6 mesi dal varo del decreto, qualcosa è davvero cambiato a Napoli, memore dell’insuccesso delle iniziative locali (multa e sequestro del ricavato, segnalazione ad apposito numero telefonico)? Le statistiche per ora sono impietose: meno di 50 “Daspo” sono stati finora adottati, vuoi per un serie di limiti che riguarderebbero anche il Decreto Minniti, vuoi per la particolarità dell’atteggiamento che ancora assumono gli automobilisti vessati. 

Quanto al primo aspetto, c’è da dire che il provvedimento individua solo alcuni luoghi entro cui poter adattare le misure, il che, per una città estesa come Napoli, ne limita fortemente il raggio d’azione, senza contare gli escamotage che si possono adottare con successo, come il cambiare semplicemente strada “di influenza”. E’ anche vero però che serpeggia ancora malcontento, se non vera e propria resa, tra gli automobilisti, la maggior parte dei quali è impaurita dal rischio di atteggiamenti violenti persino a carico della propria persona in caso di rifiuto; non a caso a tal proposito è intervenuto pure l’accorato appello del questore partenopeo De Jesu affinché si denuncino quelli che alla fine si tramutano in veri e propri reati, precisando che “...la polizia di stato e tutte le forze dell'ordine saranno vicine” . 

A ciò si aggiunge però anche l’atteggiamento di chi preferisce avere la disponibilità dei parcheggiatori abusivi. E’ recente infatti la scoperta di “linee dirette” whatsupp tra abusivi ed altre persone- per lo più agiate ed appartenenti alla Napoli bene- che permettono di “prenotare” il posto auto attraverso un semplice messaggino, con buona pace di chi non può e non vuole sottostare all’estorsione. La speranza è l’ultima a morire, e per fortuna non manca chi non vuole abbassare la testa, come avvenuto a Pomigliano D’Arco, dove uno studente ha prontamente denunciato la violenza subita dal “solito” abusivo, che non ha esitato a penetrare nell’auto per spillare soldi. Ma senza un effettivo e continuo sostegno ed intervento da parte di tutti i soggetti pubblici, non solo le forze dell’ordine, si può fare davvero poco.




Automotive: premiata a Detroit l'eccellenza campana SAPA

di Massimiliano Pennone

Uno stabilimento SAPA
Il 2 ottobre scorso, la SAPA, impresa originaria di Arpaia (BN) che opera nel settore delle plastiche per automotive, è stata inserita fra le 5 aziende con i brevetti più innovativi nell’ambito dello SPE Automotive TPO Conference a Detroit. La manifestazione è oggi il più antico e autorevole evento mondiale dedicato alle plastiche per l’automotive. Il riconoscimento -l’Innovation Award per l’idea migliore dell’anno- arriva soprattutto per un nuovo brevetto innovativo -interamente made in Italy- dell’azienda, premiata soltanto dietro Ford, vincitore assoluto della competizione.

Il brevetto riguarda una speciale tecnologia di injection gas venting che consente una riduzione di peso e di costo di alcuni componenti in plastica della vettura, con notevoli vantaggi anche sul profilo del processo produttivo e della qualità finale del pezzo. La commissione dell’Innovation Award - il premio attribuito alla più grande innovazione dell’anno - ha talmente apprezzato il brevetto che ha deciso di inserirlo fra i 5 migliori brevetti in assoluto, facendo sì che l’Azienda sorpassasse più di 70 altre aziende del settore, tra cui numerosi gruppi multinazionali.

La Automotive TPO Conference è organizzato ogni anno dalla Society of Plastic Engineers di Detroit, e quest’anno è giunto alla sua 19esima edizione. Tutte le maggiori società di ingegneria del mondo si riuniscono nella “città dell’auto” americana, dove vengono presentati e condivisi i progetti più innovativi del settore e vengono sono premiate le idee più brillanti ed efficaci.

Una sfida che coinvolge più di 50 aziende, fra cui moltissime realtà americane e operanti in tutto il mondo. Molte di queste imprese registrano fatturati a 9 cifre, e mediamente gareggiano ogni anno circa 80 paper tecnici che competono per l’Innovation Award.

Questo riconoscimento del tutto inaspettato ci riempie di orgoglio”, ha dichiarato Giovanni Affinita, Sales strategist e membro del CdA di SAPA. “Siamo arrivati qui a Detroit in punta di piedi insieme ai giganti del settore e ci siamo andati davvero molto vicini. Due mesi fa abbiamo scoperto di avere i requisiti per partecipare al premio per la tecnologia più innovativa dell’anno. Eravamo consapevoli che sarebbe stato come giocare in Champions League col Benevento Calcio contro il Barcellona, ma ci abbiamo provato lo stesso e abbiamo inviato la documentazione necessaria. Dopo soli 2 giorni, la commissione che assegna l’Innovation Award ci ha chiamato per ammettere il nostro brevetto alla competizione. Poi, oggi, la grande sorpresa, ci hanno detto hanno apprezzato molto il vostro brevetto e siamo stati inseriti fra i primi 5.È stato un grande orgoglio sapere che il vincitore era Ford: non siamo stati i primi, ma siamo stati sconfitti con onore da un colosso multimiliardario con un secolo di storia”.

Il gruppo SAPA fu fondato da Angelo Affinita nel 1975 e sin da subito si dedica allo stampaggio ad iniezione per il settore automotive, fornendo produttori come FCA, Volkswagen, CNH, Ferrari. Oggi il gruppo conta 6 stabilimenti in Italia e in Europa, oltre 1.000 dipendenti e 180 milioni di fatturato, con previsione di ulteriore crescita nei prossimi anni.


Alternanza scuola - proteste

di Noemi Colicchio

Ottobre caldo. Nelle più grandi città d’Italia, liceali si versano tra le strade per combattere contro quella che dai più viene definita “ingiustizia sociale”, ignobile tentativo di sfruttamento malcelato. Oggetto del contendere è la Buona Scuola, come sempre da ormai due anni a questa parte, ed in particolare la famosa alternanza scuola - lavoro che a quanto pare non ha posto fondamenta su meccanismi così ben oleati come avrebbe dovuto da quando è stata ideata e poi messa in atto. 

In estrema sintesi, a beneficio dei pochissimi che ancora non sono aggiornati circa l’argomento, con la riforma della Buona Scuola sono state introdotte ore che (in maniera del tutto fuorviante) vengono definite di “tirocinio”, da svolgere presso attività imprenditoriali e che fungono da veri e propri momenti di apprendimento per gli studenti, fuori dai banchi. Nello specifico, parliamo di 200 ore per i licei comuni e 400 per quelli tecnico - professionali, da spalmare durante gli ultimi tre anni di scuola. Volendo fare un calcolo sul quantitativo medio di ore trascorse effettivamente dai ragazzi tra le fila del lavoro, si tratta di 25 giorni nel primo caso e orientativamente 50 nel secondo. Ovviamente le mansioni svolte dovrebbero essere selezionate attraverso un matching che favorisca l’incontro tra competenze acquisite e richieste: in sintesi, che si crei l’occasione di far vivere ai liceali delle giornate utili all’interno di un percorso attinente a quello formativo che consumano dietro ai banchi. Il tutto, controllato da due referenti: uno interno alla scuola ed uno interno all’attività ospite. 

In queste poche righe, già si intuisce facilmente il cumulo di criticità che emergono: le attività disponibili non sono abbastanza per ospitare in maniera soddisfacente l’intero ammasso di studenti che è stato riversato addosso alle PMI da un momento all’altro. Manca la componente organizzativa, una furente attività di PR che riesca a combinare alla perfezione delle strade parallele destinate comunque ad incontrarsi… prima o poi. E succede così che, all’improvviso, ti ritrovi a fare alternanza all’interno di un fast-food, piuttosto che tra i tavoli di qualche ristorante, servendo clienti sgarbati e magari frettolosi d’andar via. 

Scendono in piazza, gli studenti, con tute blu, al grido di “Siamo studenti, non siamo operai”, e purtroppo non si capisce bene se l’esempio operaio venga preso a modello in modo consapevole rispetto al messaggio che voleva essere inviato. C’è chi li sostiene, chi sottolinea ancora una volta l’inefficienza dello Stato in un progetto ab origine anche valido, nelle intenzioni, nei presupposti. È la messa in atto che proprio non riesce facile. C’è invece chi si batte per quelle famosissime quanto latitanti competenze che vengono continuamente richieste nel mondo del lavoro, ma che proprio non si sa in quali occasioni uno studente prima liceale e poi universitario dovrebbe acquisire: le soft skills.

 Capacità di arrivare in orario, di rispettare il cliente, il datore di lavoro, di creare rapporti con i propri colleghi che aiutino il team a raggiungere gli obiettivi prefissati, capacità di organizzare il lavoro per priorità, di ascolto, di perseveranza. Insomma, l’intero elenco del CV Europass, dilazionato tra “competenze professionali, personali, altre etc”. E allora da che parte schierarsi, in casi come questi? Probabilmente non è ancora tempo per farlo. Probabilmente, ad oggi, bisogna solo essere soddisfatti di un’iniziativa che seppur palesemente acerba nell’immediato, sta innestando le sue radici più giù nel terreno, piano piano, per diventare tra qualche anno il meccanismo oleato di cui sopra. 

Un’iniziativa sostenuta dalla classe politica, che non puzza di captatio benevolentiae, per una volta, ma dà piuttosto l’idea di quella medicina che col tempo, qualcuno scoprirà poi essere effettivamente curativa.


Teatro San Carlo di Napoli: la storia del più antico teatro d'Europa

di Danilo D'Aponte


Quando nella tv generalista, in prima serata, dominata da ogni sponsor di sorta, ci arriva un'opera lirica interpretata da un'orchestra "in trasferta", e lo scenario non è banale (Duomo di Milano), allora ci si rende conto che i performer devono essere quanto meno straordinari. Ebbene, stiamo parlando della Nona di Beethoven eseguita, come detto, al Duomo di Milano, ma dall'Orchestra del Teatro San Carlo di Napoli.

Un pubblico profano potrebbe domandarsi come mai sia stata chiamata un'orchestra non locale, ma il teatro San Carlo non è un teatro normale. Esso è infatti, come detto nel titolo, il teatro più antico d'Europa e serviva quindi un maestro di cerimonia d'eccezione per celebrare un incontro tra realtà culturali differenti (Napoli e Milano), voluto già ad EXPO 2015, quando un'azienda di Nola aveva realizzato una Madonnina che accoglieva i visitatori.

Il Teatro San Carlo, già noto come Real Teatro di San Carlo, costruito su progetto di Giovanni Antonio Medrano (nel 1737, durante il regno di Carlo di Borbone, che lo volle fortemente), con pianta a ferro di cavallo (modello d'ispirazione per altri grandi teatri d'Europa successivi, come ad esempio La Scala di Milano) fu in seguito restaurato per la prima volta in solo 9 mesi, su progetto dell'architetto Antonio Niccolini, e molte altre volte nel corso degli ultimi due secoli e mezzo, contando attualmente 1386 posti a sedere (ridotti per norme di sicurezza vigenti, rispetto ai precedenti 3285).

Sede, non solo di opere liriche (e spettacoli teatrali in genere), ma anche della più antica scuola di danza d'Italia, fondata nel 1812, ospitando tra gli altri Carla Fracci, Rudol'f Nureev, e in epoca contemporanea Roberto Bolle e l'attuale etoile dell'Opera di Parigi, Eleonora Abbagnato.

Acusticamente è considerato, sin dai suoi esordi, pressoché perfetto (ancora di più da quando nel 2009 è stato restituito alla città a seguito di uno dei numerosi interventi di restauro). Forse anche per questo la sua fama crebbe enormemente, tanto da ospitare non solo in pianta stabile il grande compositore Domenico Cimarosa, ma essere anche scenario di tante anteprime di opere d'artisti celebri (tra cui Bach e Händel). Celebri anche alcuni tra i suoi direttori d'orchestra, come Gioacchino Rossini, Gaetano Donizetti e Giuseppe Verdi. Sotto queste direzioni divenne un tale punto di riferimento da lasciare stupefatto anche Stendhal, che nel 1817 (quando il teatro era sotto la direzione di Rossini) disse: "Gli occhi sono abbagliati, l'anima rapita [...] non c'è nulla, in tutta Europa, che non dico si avvicini a questo teatro, ma ne dia la più pallida idea".

E non è un caso che, nel '900, dopo i conflitti bellici, fu il primo teatro a riaprire. Dal 2011 il teatro è anche sede di un museo, che ripercorre tutta la storia del San Carlo. L'accesso al museo avviene dai giardini dell'adiacente residenza reale ed il percorso interno, voluto da Carlo di Borbone per accedere al teatro senza scendere in strada, permette anche di visitare storici ambienti del palazzo.

La Reggia e’ di tutti ma occorre difenderla

di Gian Marco Sbordone

La Reggia di Caserta
La Reggia di Caserta, per intere generazioni di campani, è stata da sempre un luogo privilegiato per le gite fuori porta. Apprezzata moltissimo anche dai bambini, soprattutto per il suo enorme e bellissimo parco e per la straordinaria cascata. Il monumento ha vissuto un lungo periodo di decadenza a causa di cattive gestioni, ma anche, bisogna dirlo, della maleducazione e dell’ inciviltà di molti degli stessi visitatori che, purtroppo, hanno provocato danni enormi, materiali e di immagine, al sito.

La nomina del Direttore Felicori, circa tre anni fa, ha costituito davvero una svolta. La determinazione e le capacità manageriali di Felicori, al servizio del bene pubblico, hanno consentito di conseguire risultati straordinari per il rilancio della Reggia che, in breve, ha raddoppiato il numero di visitatori ed è tornata nei circuiti turistici internazionali con grande e giustificatissimo successo.

Il Direttore è stato bravo anche a resistere alle polemiche e alle dure e invero talvolta assolutamente incomprensibili critiche che gli sono piovute addosso. Addirittura esilarante l’ accusa di “lavorare troppo”! Felicori ha tirato dritto, godendo dell’appoggio incondizionato del Governo ed in particolare del Ministro Franceschini che lo aveva scelto per quell’ incarico.

Oggi la Reggia gode anche di nuovi spazi, recuperati tra quelli occupati da decenni dalla aeronautica militare che, entro il 2020, dovrà lasciare completamente lo stabile.Sono in corso lavori per il recupero di altri ambienti prestigiosi e varie iniziative per valorizzare il sito.

L’ ultima critica, da parte sindacale, riguarda l’ eccessivo afflusso di visitatori, soprattutto nelle prime domeniche del mese allorquando, come avviene per tutti i musei, è previsto l’ accesso gratuito. La folla di visitatori costituisce indubbiamente un pericolo per la tutela della Reggia e spesso vengono segnalati danneggiamenti e furti anche se, da quanto si apprende, nessuna denuncia sarebbe stata presentata in proposito.

Si pone l’ antica questione: l’ arte e la bellezza devono essere fruibili da tutti, ma ciò comporta dei rischi. La questione è seria e, del resto, è stata posta per tanti altri musei e luoghi d’ arte, in Italia e nel mondo. Si ricorderà che anche alcuni centri storici, come quello di Firenze e di Venezia, quotidianamente presi d’ assalto dai visitatori, hanno determinato delle accese prese di posizione da parte dei Sindaci che hanno rilevato i rischi per il patrimonio artistico e anche per l’ ordine pubblico connessi alla massiccia e spesso caotica presenza di turisti.

Il fenomeno va evidentemente gestito e per farlo occorrono in primo luogo risorse che consentano un’ adeguata vigilanza ma anche l’ applicazione di adeguate sanzioni per punire coloro che non rispettano le regole. E’ necessario tuttavia anche considerare l’ adozione di scelte drastiche quali il numero chiuso di visitatori. Infatti, tale soluzione, in determinate circostanze, appare l’ unica che possa garantire la tutela delle opere d’ arte ma anche l’ incolumità delle persone e, per quanto riguarda le città, la vivibilità dei residenti. Il Ministro Franceschini sull’ argomento è stato chiaro: “ogni museo ha un numero massimo e questo numero va rispettato, è quello che si sta facendo”.



Raccolta del sangue: le anomalie in Campania

di Antonio Cimminiello

Non bastava un sistema sanitario ancora non in grado di raggiungere livelli qualitativi dignitosi. Un vespaio di polemiche, destinato a interessare anche altre sedi - sono già state presentate due interpellanze al riguardo in Parlamento - ha riguardato questa volta un ambito particolarmente sensibile, e cioè la raccolta del sangue in Campania. Il vaso di Pandora è stato scoperchiato questa volta da un servizio della nota trasmissione televisiva “Le Iene”

In Italia la donazione di sangue ed emocomponenti è ovviamente regolata da un’apposita normativa; quanto all’organizzazione, “...Il modello italiano - si precisa nella Legge 219/2005 - prevede il coinvolgimento del Servizio Sanitario e delle Associazioni di Volontariato”. Ed attualmente è Avis a rappresentare “...la più grande organizzazione di volontariato del sangue italiana che, grazie ai suoi associati, riesce a garantire circa l’80% del fabbisogno nazionale di sangue”. La raccolta avviene attraverso presidi di vario tipo, sia fissi che mobili

Analizzando la situazione in Campania, emerge però un dato davvero anormale: a fronte di una presenza regionale media di presidi fissi in grado di poter superare anche le centinaia di unità, in Campania tali presidi sono appena nove, e addirittura ci sono presidi fissi in attesa di apertura. Qual è la ragione? Sembra che alla base di tutto ci siano ostacoli puramente formali, di natura burocratica; non bisogna dimenticare che allo stato le deleghe in materia sanitaria sono state assunte- e tra l’altro pure a seguito di un iter molto travagliato- dallo stesso Governatore Vincenzo De Luca

In sostanza, da ben due anni si verificano problemi con i Dipartimenti di prevenzione in ordine al necessario accreditamento. Le vere note dolenti sembrano però essere altre. Una situazione del genere costringe infatti l’affidamento massiccio ad un servizio di raccolta mediante presidi mobili (le cd. “autoemoteche”) che attualmente in Campania arrivano a 25: più della metà di essi appartengono alla famiglia Pecora, alcuni componenti della quale rivestono ruoli apicali in Avis a livello nazionale e locale.

La domanda sorge spontanea: ma in questo modo non si favorisce una sorta di “monopolio” nella gestione della raccolta del sangue, anche avuto riguardo alla situazione economica sottesa (per ogni sacca di sangue raccolta è previsto un rimborso economico) ? Ma c’è di più, purtroppo. Il servizio de “Le Iene” ha evidenziato taluni casi in cui la raccolta del sangue è avvenuta nelle autoemoteche in dispregio di alcune condizioni essenziali, come la richiesta di un documento di riconoscimento o la necessità di non assunzione di stupefacenti per un determinato periodo. E tutto ciò avviene in un momento di grande tensione al riguardo a livello nazionale: si pensi ad esempio all’incredibile recrudescenza della malaria, che sta imponendo in più aree lo stop alle donazioni di sangue, o al caso paradossale verificatosi di recente all’Ospedale Cardarelli di Napoli con la trasfusione di sangue infetto ad una giovane donna (raccolto però in base ad una falsa dichiarazione del donatore). La risposta in Campania da parte di chi nella sanità ci ha voluto “mettere la faccia” non potrà a questo punto farsi attendere, in attesa di quella da parte del Ministero della Salute circa la necessità di ispezioni ed accertamenti per rimuovere ogni anomalia.




Teatro Elicantropo di Napoli, al via la Stagione Teatrale 2017/2018

di Massimiliano Pennone

MONOLOGHI DELL'ATOMICA
Lo scorso 12 ottobre è stata inaugurata la stagione teatrale al Teatro Elicantropo di Napoli, con la messa in scena dei Monologhi dell’atomica, tratti da “Preghiera per Cernobyl” di Svetlana Aleksievic (premio Nobel 2015) e “Nagasaki” di Kyoko Hayashi, progetto prodotto dal Teatro delle Donne. Lo spettacolo ha dato il via alla ventiduesima stagione dello spazio eventi partenopeo, con lo stesso obiettivo di sempre: continuare a offrire spazio e vetrina ad artisti e compagnie provenienti da tutta Italia. La programmazione è caratterizzata, come sempre, da alcune fra le più espressive realtà italiane, portate in scena, fra gli altri, da Elena Arvigo, Isabella Giannone, Imma Villa, Viola Graziosi, Carla Ferraro, Anna Rita Vitolo, e ancora Aldo Rapè, Mario Brancaccio, Francesca Rondinella, Gianni Lamagna, Edoardo Oliva, Eugenio Ravo, Roberto Azzurro, unitamente alla presenza di attori e attrici giovani.

La vivacità del “piccolo” palcoscenico partenopeo, che dedica la sua stagione a Giovanni Testori, si rafforza con maggiore energia e rinnovato impegno, orientata, come sempre, alla drammaturgia contemporanea, alla valorizzazione di giovani talenti artistici e al recupero di un rapporto più diretto e immediato con il pubblico, puntando sull’intelligenza e sulla sensibilità di chi non ha ancora rinunciato alla riflessione e alla passione.

Tanta drammaturgia contemporanea – sottolinea Carlo Cerciello, direttore artistico del teatro - un testo di Ghiannis Ritsos e ben due testi di Giovanni Testori, ma, soprattutto, la presenza di tanti bravi attori e attrici, caratterizzeranno la stagione 2017/2018 del Teatro Elicantropo di Napoli. Quest’anno ho puntato sugli attori, ottimi attori di ogni età e sesso, che, indipendentemente dalla qualità degli spettacoli, mai prevedibile al cento per cento, garantissero agli spettatori almeno quella delle loro interpretazioni”.

Sarà una stagione che confermerà la vocazione politica e l’impegno civile e sociale dello spazio, e che affronterà i più svariati temi di profonda e scottante attualità: dall’incubo nucleare al sentirsi straniero e profugo, dall’abbrutimento sociale al fanatismo religioso. Anche quest’anno la stagione teatrale ospiterà infatti la XII edizione della rassegna-festival di Teatro Politico “Sensibili Al Potere 2017/2018”.

La programmazione proseguirà a novembre con la messa in scena, da giovedì 2, Vernicefresca Teatro presenta Donne che corrono di JayBlue, con Rossella Massari e Arianna Ricciardi, per la regia Massimiliano Foà. Dal 9 novembre, poi, Foxtrot Golf di Roma presenta Il viaggio di Ecuba di Gianni Guardigli, con Isabella Giannone e la regia Francesco Branchetti.

Infine, il mese si concluderà con altri tre appuntamenti programmati: da giovedì 16 il Teatro delle Bambole di Bari proporrà Se cadere imprigionare amo, scritto e diretto da Andrea Cramarossa, con Silvia Cuccovillo, Federico Gobbi e Domenico Piscopo; da giovedì 23, Indipendenti di Milano presenta Come vorrei non morire di e con Daria Pascal Attolini, regia di Alessia Vicardi. Roberto Azzurro, interprete e regista di Scarrafunera di Cristian Izzo, chiuderà infine la programmazione a partire da giovedì 30, con la sua opera presentata da Ortensia T.





Istruzione e formazione: le competenze necessarie al personale docente

di Teresa Uomo

La crescita del Paese - e del suo capitale umano - richiede un sistema educativo di qualità, che guardi allo sviluppo professionale del personale della scuola come ad un obiettivo strategico, di respiro internazionale, ripreso e valorizzato dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca (MIUR). Di docenti se ne incontrano tanti. Conducono lavori splendidi, dimostrano dedizione e passione per la propria professionalità. Ci sono insegnanti che, con rammarico, lasciano le famiglie e gli affetti in luoghi lontani per spostarsi altrove.

Una formazione adeguata e possibilmente permanente è l’unica strada per mantenere alto il livello della nostra scuola e il prestigio professionale degli insegnanti. Bisogna avere l’idoneità vera e comprovata a svolgere questa delicatissima e complessa professione. C’è bisogno di insegnanti che si prendano cura dei loro allievi, di professionisti autorevoli in classe. Docenti che sappiano entrare in un ciclo vitale di crescita culturale. 

Per costruire un tale profilo professionale sono necessarie competenze riconducibili prevalentemente a cinque aree di saperi

1. Le competenze disciplinari, ovvero quel bagaglio culturale che ogni docente deve possedere relativamente alle materie di insegnamento. Tali conoscenze dovranno essere solide e ben strutturate. 

2. Le competenze epistemologico-didattico-disciplinari, che corrispondono alla capacità di utilizzare le competenze disciplinari ai fini educativi: saper padroneggiare le proprie conoscenze a seconda dell’età dei ragazzi, degli obiettivi stabiliti, dei ritmi di apprendimento, dei loro interessi. 

3. Le competenze psico-pedagogiche, necessarie per entrare in rapporto con gli allievi, per realizzare una buona comunicazione didattica, una proficua relazione educativa; per riconoscere i problemi e saperli gestire. 

4. Le competenze organizzative, fondamentali per costruire il proprio percorso di lavoro con i colleghi, con i propri alunni, con l’extrascuola. 

5. Le competenze di ricerca e sperimentazione, indispensabili a ridisegnare il profilo professionale del docente e ad individuare i percorsi didattici più efficaci, le metodologie e le strategie più utili, anche ai fini del sostegno e del recupero. 

Saper insegnare presuppone, quindi, un profilo complesso che non si improvvisa, né si costruisce in astratto: è il risultato di un faticoso cammino che deve essere perfezionato nelle relazioni quotidiane con i propri alunni, e in una ricerca e in un confronto continuo con i propri colleghi.


Troppi parti cesarei in Campania, la Regione pone un freno

di Luigi Rinaldi

Fino agli anni Sessanta, soprattutto nei paesini di campagna, si nasceva in casa. Era il marito, solitamente, che correva a chiamare la levatrice, la quale si avvaleva delle sue abili mani e dell’esperienza maturata nel corso del tempo. Il medico, invece, veniva interpellato solo in casi estremi, quando la partoriente era in gravissime condizioni. Sono bastati pochi decenni a cambiare completamente le regole del gioco. Oggi, contrariamente alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, molte, troppe nascite avvengono mediante la pratica del taglio cesareo. 

L’Italia resta ai primi posti delle classifiche mondiali, con una frequenza altissima nelle regioni meridionali. In riferimento alle notizie sui dati 2016, che testimoniano un eccessivo ed inspiegabile ricorso ai tagli cesarei, sia nelle strutture pubbliche che in quelle convenzionate, la Regione Campania ha annunciato verifiche nei nosocomi a più forte scostamento dalla media nazionale, tra cui quelli di Vallo della Lucania e di Battipaglia

La Regione, attraverso il suo Presidente Vincenzo De Luca, attualmente anche Commissario per la Sanità, ha espressamente minacciato la revoca degli accreditamenti. La situazione della Campania appare a tratti sconcertante. Esistono cliniche in cui si ricorre al cesareo anche quando non è necessario ed altre in cui si aspetta troppo, mettendo a rischio la vita della partoriente e del nascituro. E’ forse giunto davvero il momento di fare ordine. L’eccessivo ricorso al taglio cesareo costituisce sicuramente un fenomeno complesso e di non facile interpretazione. 

Dai dati del Sistema informativo sanitario non risulta una relazione evidente, nelle diverse regioni, tra la consistenza numerica del personale ostetrico ed infermieristico ed il numero di parti; alcune regioni ad elevata frequenza di parti cesarei hanno una dotazione di personale sanitario tre a bassa frequenza. Vanno, pertanto, presi in considerazione una serie di fattori che incidono sulla frequenza dei parti cesarei. Non sempre la colpa può essere attribuita ai medici, perché nella maggior parte dei casi sono proprio le partorienti a chiederlo, inconsapevoli dei rischi e delle controindicazioni che, quale atto chirurgico, esso comporta. Sicuramente va registrata una scarsa informazione

Ginecologi ed ostetriche non sempre forniscono le giuste indicazioni sui rischi connessi al parto cesareo. Molte donne sono anche angosciate dal fatto che in numerosi ospedali l’epidurale è ancora un’utopia. Tra i fattori da considerare per spiegare la scelta finale del cesareo vanno inclusi anche i cambiamenti di costume avvenuti negli ultimi trent’anni. Molte donne, oggi, affrontano la maternità in tarda età, con conseguenti difficoltà fisiologiche e biologiche rispetto ad un eventuale parto naturale. Come suggerisce l’OMS, la scelta tra parto naturale e taglio cesareo necessita sicuramente di una valutazione caso per caso, senza pregiudizi e preconcetti, garantendo alle partorienti un’adeguata informazione ed un valido supporto psicologico per affrontare al meglio la fobia del dolore.

Capri, il comitato “Via Krupp libera" protesta per il passaggio di gestione ai privati

di Massimiliano Pennone 

Blitz l’8 ottobre scorso ai Giardini di Augusto ed a Via Krupp da parte del Comitato “Via Krupp libera, Via Krupp pubblica” insieme ai componenti del comitato che sta anche raccogliendo le firme per indire il Referendum sul destino della storica strada. Tra i partecipanti anche l’Eurodeputato Andrea Cozzolino

I rappresentanti del comitato composto da Legambiente, Capri excellence, Chi Ama Capri e dal gruppo consiliare di minoranza Avanti Capri contestano la decisione dell’Amministrazione comunale di Capri di assegnare la gestione con project financing ad un privato.

La querelle è iniziata dopo che il Comune aveva preso in considerazione, nel mese di agosto, la proposta avanzata da una società privata di gestire via Krupp ed i Giardini di Augusto per 20 anni, a fronte della manutenzione e monitoraggio del costone. 

Il passaggio avrebbe consentito di fare cassa, trasferendo tutto il ricavato del biglietto d’ingresso ai giardini, unitamente ai proventi derivanti dalle varie manifestazioni che la società potrà organizzare e lo sfruttamento in esclusiva del marchio via Krupp. Cozzolino ha appunto dichiarato: “Non devono essere sprecate le risorse europee e regionali già investite nella zona e si faccia la manutenzione ordinaria. Non c’è nessuna relazione tra la difesa e la messa in sicurezza del costone e la gestione di Via Krupp e dei Giardini di Augusto da parte di privati. Infine è possibile, anche attraverso la Cassa depositi e prestiti chiedere nuovi interventi comunitari per salvaguardare e difendere il patrimonio storico di Capri in un’area cruciale da un punto di vista storico quale quella prossima anche alla Certosa di Capri”.

Alla luce delle dichiarazioni dell’On. Cozzolino”, aggiungono dal Comitato, “e del suo spirito costruttivo e fattivo, il Comitato “Via Krupp libera, Via Krupp pubblica” chiede che l’Amministrazione comunale interrompa la procedura di assegnazione a privati di Via Krupp e dei Giardini di Augusto con project financing per sedersi ad un tavolo insieme alle categorie, alle associazioni, alle forze politiche ed alle rappresentanze istituzionali superiori per arrivare ad una urgente e concreta riapertura della strada”.

Via Krupp è una delle strade più famose di Capri, che collega il centro storico dell'isola con la zona balneare di Marina Piccola. Il magnate tedesco dell'acciaio Friedrich Alfred Krupp, comprò quindi l'intera area compresa fra la Certosa di San Giacomo e il Castiglione e vi fece costruire la strada che oggi prende il suo nome, poiché abitando in una suite del centrale Hotel Quisisana, non riusciva a raggiungere velocemente Marina Piccola, dove teneva ormeggiato il suo panfilo.

Dato che le rocce capresi sono di natura calcarea, via Krupp è sempre stata esposta al pericolo di caduta massi. Per questa ragione la strada ha conosciuto molti periodi di chiusura, talvolta per numerosi anni. Un vero peccato considerando la forza del marchio a livello sia nazionale che internazionale.


INPS, 10 borse di studio per seguire il master in International Business in Cina

di Massimiliano Pennone

Una formazione di altissimo livello che coniuga lezioni in aula a Milano e un tirocinio a Shanghai. Il Master in International Business in China è accreditato per l’erogazione di 10 borse di studio da INPS del valore di 10.000 € destinate a figli e orfani di dipendenti e pensionati della Pubblica Amministrazione.

Nato dal partenariato tra FourStars e la School of Management dell’Università LUM Jean Monnet dalla collaborazione con NIBI – Promos/Camera di Commercio di Milano, Monza Brianza e Lodi, e Deloitte, il MIBC - la nuova edizione del Master in International Business in China si pone l’obiettivo di formare figure professionali con forti competenze sui mercati asiatici, con particolare riferimento allo sviluppo di progetti e relazioni tra Italia e Cina.

Il Master Universitario MIBC, giunto alla 3° edizione, costituisce un'opportunità di alta formazione professionalizzante, che permette di acquisire forti competenze per mettersi in gioco sul mercato del lavoro asiatico in rapida espansione – spiega Chiara Grosso, presidente e CEO di FourStarsLe borse di studio offerte da INPS sono quindi un'occasione importante per poter partecipare a un percorso accademico di grande valore, che offre una formazione completa e un'esperienza di stage con placement ad hoc secondo gli interessi peculiari del partecipante. È incluso anche un corso intensivo di cinese finalizzato all'acquisizione di una buona conoscenza linguistica, a supporto del bagaglio formativo previsto dalle lezioni e funzionale all'esperienza di lavoro a Shanghai”.

"In un contesto in cui la dinamica internazionale diventa una dimensione essenziale per lo sviluppo delle nostre imprese, il MIBC costruisce solide basi per affrontare in modo strutturato e innovativo i mercati esteri – afferma il Prof. Antonello Garzoni, direttore scientifico del Master MIBCUn metodo di studio basato su casi ed esperienze concrete per sviluppare una sempre maggiore consapevolezza sugli strumenti di analisi dei mercati internazionali e nuove competenze per affrontare le sfide del futuro".

"Le borse di studio INPS rappresentano un’ottima opportunità per partecipare al Master in International Business in Cina, che consente di apprendere le dinamiche del mercato cinese e di acquisire metodi e skills appropriati per comprendere e confrontarsi con tale mercato, complesso e in continua evoluzione – conclude Domenico Russo, direttore dell’Italian Chinese Services Group Leader - Deloitte Financial Advisory S.r.l.

Le lezioni prenderanno il via il 19 febbraio a Milano e si terranno presso la sede di NIBI - Camera di Commercio di Milano, con docenti universitari e professionisti esperti e includono incontri formativi con referenti di importanti aziende. A giugno i partecipanti partiranno alla volta di Shanghai proseguendo la formazione con un corso intensivo di lingua cinese, tenuto presso la prestigiosa Università SUIBE (Shanghai University Of International Business And Economics) e per lo svolgimento del tirocinio in azienda grazie ad un placement personalizzato per ogni studente.



Universiadi 2019: un’occasione da non sprecare

di Gian Marco Sbordone

Il Presidente del CONI, Giovanni Malagò
Dal 3 al 14 luglio del 2019 Napoli ospiterà la trentesima edizione dell’ Universiade estiva. L’evento è stato presentato a Roma, presso la prestigiosa sede ristrutturata del Coni, dal presidente Giovanni Malagò. Erano presenti il Ministro dello sport Luca Lotti, il Presidente della Regione Campania Vincenzo De Luca, il Presidente dell’ Agenzia regionale Universiadi Raimondo Pasquino, il Presidente del Cusi ( Centro Universitario Italiano) Lorenzo Lentini e il numero uno della Federazione mondiale dello sport universitario Oly Matyzin. E’ stata l'occasione per sottolineare il fatto che si tratta di un evento di straordinaria importanza, al quale parteciperanno tredicimila atleti provenienti da 170 Paesi.

La macchina dell’ accoglienza si è già messa in moto ed è stato deciso che gli atleti alloggeranno su due o tre navi da crociera ormeggiate nel porto di Napoli. Ma la questione accoglienza è solo uno dei grandi temi che andranno affrontati. Il problema più grave, infatti, riguarda gli impianti che, al momento, versano in condizioni disastrose, a cominciare dallo stadio Collana, per proseguire con la piscina Scandone e tanti altri che dovranno essere destinati alle gare e agli allenamenti. In totale occorrono 65 strutture sportive. La maggior parte di esse a Napoli ma, da quanto si è appreso, saranno interessate anche tutte le altre Province della Campania. Per quanto riguarda la Provincia di Napoli, invece, oltre che nel Capoluogo, gli eventi si svolgeranno anche a Torre Del Greco, a Castellammare di Stabia e a Casalnuovo Di Napoli.

A livello economico sono previsti 270 milioni di euro da fondi europei, 100 milioni dal Governo, 170 milioni dalla Regione. Da questi dati si può comprendere chiaramente che si tratta di una manifestazione di importanza straordinaria. Per questo essa deve essere considerata e vissuta anche come un’ occasione straordinaria di rivalutazione e rinascita per la città di Napoli, e in particolare per le sue periferie, ma anche per altri comuni dell’ hinterland. Ed è un’ occasione, da non perdere, per realizzare la riqualificazione di tanti impianti sportivi abbandonati.

L’ Assessore al Comune di Napoli Ciro Borriello ha messo in evidenza, nel corso della conferenza stampa successiva alla presentazione dell’ evento, che oltre ad interventi allo stadio San Paolo, al Palavesuvio e al Circolo del tennis, sono previsti lavori di ristrutturazione presso impianti sportivi di Scampia, Secondigliano e Barra

Occorre fare presto, perché il tempo a disposizione non è molto e occorre anche fare bene. Bisogna mostrare al mondo la faccia buona e pulita di Napoli. Infatti la circostanza va vissuta, pur senza enfasi e retorica, anche per diffondere un’ immagine diversa della città. Tutti dovranno lavorare per questo obiettivo e, quindi, ci si augura che si costituisca la giusta sinergia tra enti ed istituzioni e che, anche sul fronte delle infrastrutture e della sicurezza, possano essere conseguiti risultati importanti.

Nutriamo la speranza che, quando tutto sarà finito, quando le Universiadi chiuderanno i battenti, restino non solo impianti sportivi che funzionano a disposizione dei nostri giovani, ma che permanga altresì una rinnovata coscienza delle nostre potenzialità, una nuova fiducia nel futuro.


“Smettila di fare l’inglese e fai l’italiano!”

di Noemi Colicchio

Maxi-inchiesta delle fiamme gialle sull’intero territorio nazionale: 7 gli arresti, 22 le interdizioni allo svolgimento della professione per una durata di 12 mesi. La nuova bufera che travolge l’Italia prende il nome da una classe sociale antica quanto immanente, che affonda le proprie origini in un concetto tipico dell’epoca romana, oggi più attuale di allora: quello dei “clientes”. Si trattava di cittadini legati in obblighi di varia natura al proprio “Patronus”, a sua volta costretto a contraccambiare con totale protezione verso di essi nella vita sociale della città. Cambiano le epoche, cambiano gli attori, ma i ruoli restano inchiodati al palcoscenico.

Il caso dei Baroni si dirama da Firenze a Messina, travolgendo Napoli per poi rimbalzare come una pallina da ping - pong fino a Milano. Non elude alcuna dogana, neanche quella di Università mastodontiche, rese infime dalla svelata corruzione che attanaglia anch’esse. Quasi non ci stupisce sentirne parlare - e forse questo dovrebbe preoccuparci ancor più del reato stesso che viene perpetrato costantemente sotto i nostri occhi discreti - di questo mondo accademico nebuloso ed oscuro, avvolto in una coltre imperscrutabile, che a tratti pare diventare una setta per pochi eletti. Nella lotta al potere, i legami di sangue continuano a farla da padrona e si impara presto ad attribuire, come prima qualifica curricolare, la dicitura “figlio di…. Non vorremo mai cadere nella banalità della critica fine a se stessa, superflua perché relativista, poco oggettiva, figlia di tutti e di nessuno, per l’appunto. Le generalizzazioni, per quanto ampio possa essere il fondo di verità a loro supporto, ammazzano sempre la credibilità delle argomentazioni. Ma pare, scavando nella memoria del Paese, di sentire costantemente le stesse critiche al sistema, fatte dalle stesse persone che invocano a tono alto giustezza degli atti ma non disdegnano mezzi veloci per vie di fuga da situazioni faticose. 

La becera considerazione che riecheggia nelle aule di chi deve difendersi senza avvocati d’ufficio recita più o meno così: perché se il figlio di un attore sceglie la stessa carriera del papà non viene messo sotto torchio? O di uno scrittore, o di un musicista? Perché, cari miei, per quanto sarebbe divertente per tutti stabilire gli estremi della disciplina utile alla regolamentazione dell’accesso alle professioni che insistono nel campo artistico - Art. 1: non recitare se non sai recitare, ad esempio - in realtà non sussistono concorsi pubblici a favore di questo genere di attività. L’incapacità, in casi del genere, viene fuori senza troppe moine, perché il pubblico votante cambia canale. 

Lo studente invece, unico utente in diritto e in dovere di esprimersi riguardo le strane manifestazioni di incompetenza dei suoi docenti, da giudicante resta pur sempre giudicato per la natura stessa del ruolo da lui ricoperto, poco credibile nella lamentela perché probabilmente mosso da interesse proprio nel riversare sull’inadeguatezza della spiegazione la propria indolenza nello studio.

E allora, dopo arresti e polemiche, cosa ci resta? Probabilmente l’emblematica risposta del Prof. Pasquale Russo - docente ordinario di Diritto Tributario presso l’Università di Firenze - al Ricercatore Philip Laroma Jezzi che, dopo essersi vista respinta la domanda di abilitazione a professore ordinario poiché già altre etichette erano state stampate per la sedia cui ambiva, ha denunciato il tutto: "Come si fa ad accettare una cosa simile? Tu non puoi non accettare. Che fai, ricorso? Però così ti giochi la carriera. Qui non siamo sul piano del merito Philip. Smetti di fare l'inglese e fai l'italiano".