lunedì 30 ottobre 2017

Robot: opportunità o competitors degli umani?

di Noemi Colicchio

Fuori i risultati della ricerca “Adp 5.0: come la digitalizzazione e l’automazione cambiano il modo di lavorare”, condotta da Adp Italia, divisione nostrana della grande multinazionale americana che si occupa di HR, quotata al Nasdaq e giunta ormai al cinquantennio di attività, in collaborazione con The European House-Ambrosetti. Si apre così il dibattito sulla nuova società dell’economia, l’ultima frontiera dell’industria, stavolta 5.0, che non vedrà più il flebile approccio al mondo della robotica come orizzonte da perseguire, ma come dato incontrovertibile della realtà in cui siamo consapevolmente immersi. La piena collaborazione con le nuove tecnologie avrà sapore consuetudinario, tanto da permettere ai professionisti del domani di vivere in totale simbiosi con esse. 

I robot ad oggi sul mercato sono capaci di supportare l’uomo nei suoi lavori, potenziandone le capacità fisiche e divenendone quindi braccia meccaniche utili per la forza necessaria allo spostamento di massi come nel piccolo microcosmo delle operazioni chirurgiche. Non solo, fungono da operatori sanitari in aiuto agli anziani, capaci di supportarli con assistenza adeguata e, perché no, facendogli anche compagnia quasi a diventarne amici. 

Molte le domande che attanagliano i “robottimisti”, nella loro visione tecnocentrica dell’industria: l’identità legale di questi nuovi ospiti in casa a quale disciplina dovrebbe poi fare appello? Se dovessero, per sbaglio o in coscienza, commettere un reato poi le responsabilità legali su chi cadrebbero? E ancora, una volta inseriti a pieno titolo nell’apparato industriale del nostro Paese, come reagirà la curva di assorbimento dei lavoratori? E non ci riferiamo ai neolaureati, che speriamo abbiano compreso quanto necessario sia ad oggi essere iper-specializzati in un settore di riferimento tutelando skills trasversali necessarie ad ogni impiego, ma ai lavoratori generalisti. Assisteremo ad una mobilitazione delle masse senza precedenti? Una migrazione di competenze mal incanalate, verso dove poi? 

In 50 anni Adp Italia è passata dal calcolare i cedolini tramite le schede perforate, all’invio immediato della busta paga su smartphone - dichiara Virginia Magliulo, General Manager di Adp Italia - Questo è solo uno dei mille esempi che potremmo fare per illustrare quanto il panorama tecnologico abbia cambiato il mondo del lavoro. Sicuramente l’era digitale e la robotizzazione muteranno ancora di più la vita dei lavoratori, fino ad arrivare alla piena integrazione tra uomo e tecnologia, in uno scenario in cui uomo e macchine lavoreranno insieme. Questa ricerca vuole porre l’attenzione sulle opportunità che robot e digitale apporteranno, nella consapevolezza che la tecnologia nelle sue svariate declinazioni creerà un nuovo modo di concepire il lavoro”.

Si apre dunque il dibattito, sentito oggi più che mai, relativo al nuovo impiego che l’uomo, quello ancora fatto di cellule e midollo osseo, potrà ricoprire. A quanto pare di posti vacanti nell’Itc - Information and communication technology - ce ne sono eccome: nel 2020 ne avremo in totale 135.000 dai 33.000 del 2015, con una crescita del 309% in 5 anni. Vero è che il rovescio della medaglia parla chiaro: la percentuale di occupati a rischio automazione sale del 14,9%, 3,2 milioni di persone. Non facciamoci però impressionare da questi numeri: alcune mansioni moriranno a favore di altre, nuove, pronte domattina a nascere ed il rapporto pare essere di 1 a 2,1. A questo punto la curiosità detta la prossima domanda: cosa ne sarà dell’industria 6.0?



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