lunedì 30 ottobre 2017

Troppi parti cesarei in Campania, la Regione pone un freno

di Luigi Rinaldi

Fino agli anni Sessanta, soprattutto nei paesini di campagna, si nasceva in casa. Era il marito, solitamente, che correva a chiamare la levatrice, la quale si avvaleva delle sue abili mani e dell’esperienza maturata nel corso del tempo. Il medico, invece, veniva interpellato solo in casi estremi, quando la partoriente era in gravissime condizioni. Sono bastati pochi decenni a cambiare completamente le regole del gioco. Oggi, contrariamente alle indicazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, molte, troppe nascite avvengono mediante la pratica del taglio cesareo. 

L’Italia resta ai primi posti delle classifiche mondiali, con una frequenza altissima nelle regioni meridionali. In riferimento alle notizie sui dati 2016, che testimoniano un eccessivo ed inspiegabile ricorso ai tagli cesarei, sia nelle strutture pubbliche che in quelle convenzionate, la Regione Campania ha annunciato verifiche nei nosocomi a più forte scostamento dalla media nazionale, tra cui quelli di Vallo della Lucania e di Battipaglia

La Regione, attraverso il suo Presidente Vincenzo De Luca, attualmente anche Commissario per la Sanità, ha espressamente minacciato la revoca degli accreditamenti. La situazione della Campania appare a tratti sconcertante. Esistono cliniche in cui si ricorre al cesareo anche quando non è necessario ed altre in cui si aspetta troppo, mettendo a rischio la vita della partoriente e del nascituro. E’ forse giunto davvero il momento di fare ordine. L’eccessivo ricorso al taglio cesareo costituisce sicuramente un fenomeno complesso e di non facile interpretazione. 

Dai dati del Sistema informativo sanitario non risulta una relazione evidente, nelle diverse regioni, tra la consistenza numerica del personale ostetrico ed infermieristico ed il numero di parti; alcune regioni ad elevata frequenza di parti cesarei hanno una dotazione di personale sanitario tre a bassa frequenza. Vanno, pertanto, presi in considerazione una serie di fattori che incidono sulla frequenza dei parti cesarei. Non sempre la colpa può essere attribuita ai medici, perché nella maggior parte dei casi sono proprio le partorienti a chiederlo, inconsapevoli dei rischi e delle controindicazioni che, quale atto chirurgico, esso comporta. Sicuramente va registrata una scarsa informazione

Ginecologi ed ostetriche non sempre forniscono le giuste indicazioni sui rischi connessi al parto cesareo. Molte donne sono anche angosciate dal fatto che in numerosi ospedali l’epidurale è ancora un’utopia. Tra i fattori da considerare per spiegare la scelta finale del cesareo vanno inclusi anche i cambiamenti di costume avvenuti negli ultimi trent’anni. Molte donne, oggi, affrontano la maternità in tarda età, con conseguenti difficoltà fisiologiche e biologiche rispetto ad un eventuale parto naturale. Come suggerisce l’OMS, la scelta tra parto naturale e taglio cesareo necessita sicuramente di una valutazione caso per caso, senza pregiudizi e preconcetti, garantendo alle partorienti un’adeguata informazione ed un valido supporto psicologico per affrontare al meglio la fobia del dolore.

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