giovedì 30 novembre 2017

Liceali e laureati lasciano il Sud: una nuova “emigrazione intellettuale”

di Teresa Uomo

Perché si parla di «nuova emigrazione intellettuale»?! Nuova, perché ha caratteristiche profondamente diverse dalle ondate migratorie del passato degli anni ’60; intellettuale, perché riguarda la stragrande maggioranza di laureandi e laureati. Se infatti già dal 2002 al 2015 molti studenti emigravano, successivamente la tendenza si va rafforzando e coinvolge adesso anche i diplomati delle scuole medie superiori. Ciò ha avuto conseguenze demografiche con un impoverimento culturale del Mezzogiorno. Queste conseguenze demografiche hanno di seguito influito sul calo della fertilità. Al Sud non si fanno più figli come una volta e di conseguenza non si sviluppa una società civile, moderna, dinamica e responsabile. 

Secondo l’Economista Gianfranco Viesti, docente all’Università di Bari, un quarto degli studenti meridionali oggi si immatricola negli atenei del Centro-Nord. Nel 2015/2016 Puglia e Sicilia hanno perso 6 mila studenti guadagnati da Lazio, Emilia e Lombardia e in totale oggi il 24% delle immatricolazioni, ossia 25mila persone ogni anno si sposta verso Nord. A determinare il tutto, secondo l’economista barese, concorrono maggiormente i canali che esse offrono per incontrare la domanda e l’offerta di lavoro dei laureati. 

Negli ultimi anni c’è stato uno spostamento degli studenti più verso Milano e Torino a danno del Lazio e della Toscana: un’ulteriore dimostrazione secondo Gianfranco Viesti la si rintraccia esaminando i dati dei laureati del triennio. Nel 2008-2014 diversi ragazzi meridionali avevano scelto di prendere la successiva laurea magistrale al Nord. Un ruolo decisivo nell’influenzare le scelte dei giovani lo gioca anche la possibilità di spostamento e la disponibilità di reti di trasporto. 

I giovani meridionali continuano a laurearsi nelle università del Sud, ma una volta finito il ciclo di studi si rivolgono immediatamente al mercato del lavoro settentrionale. È la carenza di occasioni di occupazione qualificata nel Sud a rappresentare, secondo gli analisti, la causa prima di questi flussi di pendolarismo. Si sono ristretti gli spazi occupazionali nella pubblica amministrazione e risulta del tutto insufficiente la presenza di imprese in grado di assumere personale di livello elevato. L’economista Claudio De Vincenti sottolinea che il Mezzogiorno per poter ripartire veramente avrebbe bisogno di un ciclo di ripresa economica lungo e strutturale.



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