giovedì 30 novembre 2017

Sfatato il mito meridionale “casa dolce casa”: giovani del Sud pronti ad emigrare per lavoro

di Teresa Uomo

Chi l’ha detto che i giovani del Sud non sono disposti a trasferirsi pur di lavorare? Un’indagine promossa dall’Istituto Giuseppe Toniolo, in collaborazione con l’Università Cattolica, ha sfatato il mito “casa dolce casa” del meridionale tra i 19 e i 32 anni. Diversi giovani son pronti ad emigrare in qualsiasi regione italiana ed altri all’estero a patto di avere un impiego fisso. A fare questa scelta, sono prevalentemente i ragazzi con un titolo di studio elevato. Circa il 30% dei giovani del Sud è insoddisfatto del lavoro che svolge, contro uno su quattro del Nord. Pesa molto, nella decisione di trasferirsi, anche la scarsa fiducia nelle istituzioni, soprattutto quelle locali. 

La motivazione che spinge i giovani meridionali a spostarsi non sarebbe solo la scarsa opportunità occupazionale al Sud, ma anche una bassa qualità della vita. Il più delle volte, infatti, i ragazzi devono adattarsi ad un impiego non in linea con l’indirizzo di studi intrapreso e che non rispecchia le proprie aspettative o aspirazioni professionali. Va da sé che diversi giovani dichiarano di essere profondamente insoddisfatti del lavoro che svolgono, contrariamente a quelli residenti al Nord. 

Talvolta, però, non è sempre facile spostarsi. Soltanto il 10% dei giovani del Sud sarebbe disposto: situazione economica e lavoro, soprattutto per i giovani meridionali (80%), sono i motivi principali della mancata uscita dalla famiglia di origine. È uno dei dati evidenziati dal Rapporto giovani 2017, realizzato dall’Istituto Toniolo, ente fondatore dell’Università Cattolica, con il sostegno di Intesa Sanpaolo e della Fondazione Cariplo, presentato a Catania.

I dati del rapporto mostrano che il giovane italiano è dinamico, vuole lavorare, ma avere al contempo una buona remunerazione. Gran parte dei giovani, soprattutto quelli del Sud, denuncia una situazione finanziaria sfavorevole: solo il 34% si sente tranquillo e rassicurato. Le ripercussioni sono che non si lavora, che una quota di giovani resta a lungo in casa dei genitori e ritarda l’idea di mettere su famiglia. Nel Sud il 37% circa dei giovani non accetterebbe un lavoro a nessuna condizione, gli altri sono aperti a trovare un’occupazione. Elementi come la distanza da casa, la comodità degli orari, il prestigio dell’azienda e la coerenza con la formazione non sono indispensabili e sono considerati solamente da un 25% come preminenti, il quale accetterebbe il lavoro anche immediatamente pur di lavorare.

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