venerdì 15 dicembre 2017

La Napoli dei bulli

di Noemi Colicchio

Scuola media, ragazzino di 13 anni colto in classe dagli insegnanti con un coltello multiuso dotato di lama da 6 cm. Gli agenti della Polizia municipale della sezione Chiaia intervengono tempestivamente nel quartiere, destando l’allerta di tutti: genitori, giornali, dirigenti scolastici. La madre del giovane ha dichiarato di non essere a conoscenza che il figlio fosse in possesso dell’arma. Allertata anche la Procura dei minori per vigilare quindi sul contesto familiare. Questo l’ultimo episodio di un filone di eventi di notevole portata, che sembrano ingigantirsi ogni giorno di più per gravità e frequenza. Dagli accoltellamenti alle sparatorie in pieno giorno o serata, i protagonisti sembrano essere sempre gli stessi: che siano della Napoli bene o della periferia, restano pur sempre ragazzini intorno ai 15 anni

Nell’ anno scolastico 2016 – 2017 sono stati 616 i casi di bullismo accertato nelle scuole campane. A dircelo è la ricerca «L'incidenza del bullismo nelle scuole della Campania», voluta dal Garante regionale dell'Infanzia e dell'adolescenza, probabilmente allertato dall’andazzo della situazione. I picchi più alti si registrano nelle province di Napoli e Caserta: la prima conta una media di tre casi per scuola, eccezione fatta per un solo Istituto Comprensivo dove le azioni dei bulli sono arrivate addirittura a sfiorare la settantina; il casertano sfiora il triste podio con una media del 2,5 di casi per scuola. 

Vettore di ricerca interessante è l’incidenza di questi casi sul rendimento scolastico, che a volte sembra essere esente da questo genere di problematiche ma in realtà ne risente per primo. Secondo il 60% dei docenti, il bullismo porta l’asticella qualitativa della carriera scolastica di tutti i ragazzi coinvolti nel contesto ad abbassarsi di “molto”. La parte restante del campione ritiene invece che l’avverbio giusto sia “abbastanza” o addirittura “poco”. Di questi stessi docenti, il 28% solamente ritiene di non essere in grado di gestire autonomamente il problema. Il 38% in provincia. Il resto del campione, ritiene, invece, che «poco» o «abbastanza». Ma siamo sicuri che la restante parte sappia davvero come gestire una situazione simile? 

«Purtroppo abbiamo un dato davvero negativo che ci fa preoccupare e che indica come questo fenomeno sia in aumento» commenta Rosa D'Amelio, Presidente del Consiglio regionale della Campania, in merito ai dati della ricerca. «Siamo stati i primi in Italia ad approvare una legge sul bullismo e cyberbullismo - ha affermato – e ogni anno ospitiamo circa 3mila studenti». «Da loro, già prima dell'approvazione della legge regionale - ha sottolineato - sono arrivate proposte elaborate proprio su questi fenomeni. Segno che i ragazzi avvertono il problema». «Noi abbiamo finanziato la legge con 200mila euro - ha aggiunto la D'Amelio - dobbiamo lavorare in direzione dell'educazione dei ragazzi, ma anche con le nuove tecnologie perché oggi, molti di questi casi avvengono nell'ambito scolastico, ma purtroppo anche attraverso la Rete». «Dobbiamo formare anche le famiglie affinché percepiscano i segnali che arrivano dei loro ragazzi - ha concluso - perché spesso il ragazzo si vergogna di dirlo alla famiglia e si interviene quando si è già parecchio in ritardo».


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