mercoledì 24 gennaio 2018

Gioco d'azzardo: in Campania dati sempre più allarmanti

di Massimiliano Pennone

Poco più di 145 milioni: è quanto è stato speso in giochi (al netto delle vincite) nel Comune di Napoli nel corso dei primi sei mesi del 2017. Il capoluogo partenopeo si posiziona al quinto posto della classifica nazionale. In totale, riferisce Agipronews, considerando la popolazione adulta, ogni partenopeo in un semestre ha destinato ai giochi 154 euro. La voce più rilevante è quella che riguarda slot e Vlt, per i quali sono stati spesi circa 53 milioni di euro.

Fortissimo, come da tradizione, il Lotto, che incassa 41,3 milioni (solo a Roma va oltre, ma con una popolazione più che tripla). Seguono le scommesse sportive (15,5), i Gratta e Vinci (14,5), Superenalotto (8), Bingo (8), scommesse virtuali (6,9) e scommesse ippiche (2,1).

Secondo i dati pubblicati dall'Agenzia Dogane e Monopoli, la spesa complessiva nazionale per il primo semestre 2017 risulta così' ripartita: 5 miliardi di euro all'Erario e circa 4,3 miliardi alla filiera. L'incidenza dell'Erario sulla spesa è quindi superiore al 54%.

La spesa complessiva per il gioco fisico e online nel 2016, invece, è stata di circa 19,4 miliardi di euro (pari al 20% della raccolta, che è arrivata a 96,1 miliardi). Al secondo posto, dopo Roma, si posiziona Milano con poco più della metà dei soldi spesi nella Capitale (141,7 milioni) e Torino con 98 milioni. Ai piedi del podio c'è Genova con 56,4 milioni. Nella top 10 rientra anche Prato, unico Comune con meno di 200mila abitanti che rientra fra le città che giocano di più: qui la spesa arriva a 43,2 milioni, di cui poco meno della metà all'erario.

In Campania, Napoli è seguita da Salerno con oltre 2 miliardi di euro spesi in giochi, Caserta con poco più di 1 miliardo e mezzo, infine Avellino con quasi 700 milioni di euro e Benevento con 500 milioni di euro. 

Numeri preoccupanti, che hanno portato il Movimento 5 Stelle a chiedere nuove norme per l'abolizione della pubblicità, l'approvazione di disposizioni che limitino l'accesso al gioco, l'istituzione di osservatori regionali e benefit per esercizi che non si dotano di macchinette. Secondo i grillini, infatti, il denaro speso in gioco d’azzardo sarebbero soldi sottratti all’acquisto di beni reali che favorirebbero, al contrario di slot e schedine, la ripartenza dell’economia reale, considerato anche che soltanto la metà del denaro finisce all’erario.

"Una ludopatia cronica e di proporzioni enormi, stando alle statistiche”, denunciano i consiglieri regionali del Movimento. “Basti pensare che la spesa annua che le famiglie campane sostengono è di 4.600 euro per attività di gioco (contro i 24.780 euro spesi per l'acquisto di beni di consumo ordinari, circa 1.700 pro capite), che vanno a gravare sul bilancio familiare medio, pari a poco più di 2mila euro al mese (dei quali 400 euro sono impiegati nell'acquisto di beni alimentari). Le statistiche raccontano che le vincite vengono in parte immediatamente rigiocate (e magari perse)".


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