giovedì 22 febbraio 2018

Autolesionismo: una piaga adolescenziale “Tagliarsi e sentirsi meglio”

di Teresa Uomo

Cutting, burning, branding, ovvero autolesionismo. Un fenomeno sempre più diffuso tra gli adolescenti, definito come un comportamento volto a procurare danni alla propria persona. Nel DSMV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders) esistono due differenti categorie diagnostiche: l’autolesionismo non suicidiario (ANS) ed il tentativo di suicidio (TS).

Gli atti autolesionistici includono tagli autoinflitti della cute, graffi, strapparsi i capelli o anche ingerire veleni o oggetti. Diversi studi mostrano inoltre che l’ANS in età adolescenziale è più frequente tra le femmine (dai 12 ai 15 anni) che tra i maschi. Successivamente, dai 15 anni in poi si assiste ad un graduale incremento della frequenza nei maschi e decremento nelle femmine.

Gli adolescenti affetti da ANS riferiscono inoltre di mettere in atto questo tipo di comportamento per autopunirsi o per trovare sollievo quando sono sottoposti ad una forte tensione emotiva: l’essere affetti da forte depressione, essere stati vittime di abusi sessuali, l’isolamento sociale, le relazioni disfunzionali genitori-figli, l’essere stati oggetto di atti di bullismo, sono fattori che conducono ad avere atti autolesionistici.

È necessario che i genitori trovino il momento giusto per intavolare una discussione, dicendo di essersi accorti dei tagli e di volerne parlare, per aiutarli. Successivamente è necessario rivolgersi ad uno specialista che aiuti ad elaborare ciò che sta accadendo, dando “parole” al dolore

Anche la diffusione delle informazioni nelle scuole riveste un ruolo fondamentale: potrebbero essere costruite specifiche campagne informative allo scopo di eliminare i più comuni pregiudizi legati all’ANS sia nella popolazione studentesca che tra insegnanti e genitori, ed allo stesso modo potrebbero essere costituiti dei punti di ascolto ai quali il giovane può rivolgersi direttamente trovando personale appositamente formato e informato.

Questi adolescenti vanno sostenuti nel comprendere le proprie emozioni ed il proprio dolore attraverso la parola e non l’atto. Solo così al giovane uomo o alla giovane donna verrà resa la consapevolezza della propria esistenza e la libertà di riconoscersi in quanto tali.


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