giovedì 22 febbraio 2018

La vaccinazione per l’HPV in Campania resta un tabu’

di Luigi Rinaldi

L'Hpv (Human Papilloma Virus) è un virus che può svilupparsi sia nella forma di lesioni proliferative benigne, come ad esempio le verruche, sia a livello di cellule tumorali maligne, il cui bersaglio preferito è costituito dalle cellule del collo dell’utero. Il Sistema Sanitario Nazionale considera di fondamentale importanza la vaccinazione per ostacolare l'ingresso del Papilloma virus nelle cellule dell'organismo. Entro il 12° anno di età, la vaccinazione è gratuita e strettamente consigliata. 

In Campania, però, ed, in particolare, a Napoli e provincia la Federazione italiana dei pediatri di famiglia lamenta una vera e propria fuga dal vaccino. Una serie di vecchi pregiudizi ed in alcuni casi una forte resistenza culturale inducono tanti genitori ad opporsi alla vaccinazione. Purtroppo, ancora oggi, il pensiero che i propri figli crescendo possano avere una regolare vita sessuale, per molti genitori rappresenta ancora un tabù da sfatare. 

La vaccinazione per l’Hpv, come strumento di prevenzione nelle donne contro il carcinoma della cervice uterina, secondo la scienza medica, manifesta un’efficacia sicuramente maggiore se effettuata prima che abbia inizio l’attività sessuale. In taluni casi, i pediatri di famiglia debbono confrontarsi non solo contro i pregiudizi, ma anche contro il timore di molti genitori rispetto ai possibili effetti collaterali della vaccinazione. Ovviamente, prevenire è meglio che combattere, anche sotto il profilo degli enormi costi che il Sistema Sanitario si trova costretto ad accollarsi per garantire gli opportuni trattamenti terapeutici alle persone affette da neoplasie, che, se preventivamente vaccinate, non avrebbero certamente contratto il virus né tanto meno la malattia. 

Un dato dovrebbe far riflettere tanti genitori affetti da dubbi e perplessità. Il carcinoma della cervice uterina è attualmente il secondo tumore più diffuso nelle donne. Colpisce ogni anno circa 3.500 donne e causa 1.000 decessi in Italia. Secondo la professoressa Annamaria Triassi, Direttore del Dipartimento di Sanità Pubblica del Policlinico di Napoli nonché Presidente della Commissione vaccini della Regione Campania, “il nuovo piano nazionale dei vaccini recepito anche dalla nostra regione è stato ampliato nell’ultimo periodo, comprendendo come soggetti recettori non solo le 12enni ma anche i maschi, serbatoio importante di trasmissione del virus HPV. Occorre però aumentare queste coperture che sono ancora basse in Campania, sensibilizzando la popolazione alla prevenzione. Oggi si può guarire grazie a una serie di interventi mirati fermo restando che l’infezione sia diagnosticata in tempo. Ci si può rivolgere, per svolgere analisi mirate, oltre che ai medici di famiglia anche ai dipartimenti di prevenzione a cui è affidata la regia della pratica vaccinale; anche i pediatri hanno un ruolo importante come convenzionati in mancanza di centri vaccinali”. 

Sulla questione si è espresso anche il Professor Stefano Greggi, Direttore Ginecologia istituto tumori Fondazione Pascale, secondo il quale “anche se il tumore del collo dell’utero sta diminuendo progressivamente grazie alla prevenzione, l’Europa patisce, purtroppo, ancora di una scarsa informazione in alcuni Paesi, specie nella zona dell’Est Europa dove una percentuale importante di donne non ha mai fatto prevenzione e mai effettuato vaccinazioni contro l’HPV. Donne che arrivano anche a Napoli generando una trasmissione del virus, mettendo a rischio anche una parte della popolazione maschile locale. E’ di fondamentale importanza curare l’igiene e avere comportamenti sessuali corretti proteggendosi con contraccettivi sia per contrastare l’insorgenza del virus HPV sia per prevenire il contagio da HIV”.

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