giovedì 22 febbraio 2018

Rep@Digital: buona idea, ma non basta!

di Noemi Colicchio

Interessante iniziativa promossa dal quotidiano nazionale La Repubblica, una digitalizzazione formativa sulla digitalizzazione stessa: le nuove generazioni non usano in maniera sana il web e chi dovrebbe indurle in questa strada, spesso, non ha strumenti a sufficienza per farlo. I genitori fanno del loro meglio per insegnare ai figli a stare al mondo, ma solo in quello offline… perché dell’online pochi ne sanno anche se tutti ne parlano. Si chiama Rep@Digital il percorso in 8 lezioni, otto puntate online - e 19 videoclip dai 3 ai 5 minuti - abbastanza rare, nate dalla collaborazione del grande portale Repubblica@Scuola con Google.

Destinatari del messaggio sono figli, genitori, scuole, docenti, ma anche chi dirige gli organi preposti all’istruzione a cui probabilmente un’immersione nella gelida realtà del Web 3.0 potrebbe essere più utile di qualsiasi riunione ai vertici. A spiegare, dall’altro lato della cam, youtuber e divulgatori per un vero percorso di educazione civica al web

Confrontarsi e comunicare / Informarsi con consapevolezza / Essere social / Comportamenti, rischi e netiquette / Ricerche, fonti e grandi tesori / Web e lavoro / Sicurezza, dati e password / Shopping e acquisti online. Ecco gli otto argomenti selezionati, anche se per macroaree che paiono quasi riduttive a chi ne mastica un po’, ma sicuramente buon punto di partenza per un percorso che non dovrebbe di certo esaurirsi in 8 lezioni. 

La comunicazione è fatta di pungoli, mai di nozioni: non è una scienza esatta, ma comunque si compone di fenomeni da osservare e sui quali creare congetture tali da poter poi prevedere quali saranno possibili sviluppi di un evento. Il punto è: in quali categorie mentali poter collocare gli stimoli che provengono dal mondo esterno? Cosa significano tutti i “post”, i fenomeni che vediamo succedersi con così elevata velocità sullo schermo dell’Iphone? Quali sono le regole della TimeLine, dove sono gli organi istituzionali deputati all’informazione? Informazione, una parola ripetuta molte volte in poche righe, perché alla base delle più evidenti problematiche di cui tutti siamo a conoscenza ma non sempre consapevoli. 

Se all’ordine del giorno degli anni 2000 si parla sempre di come confrontarsi, comunicare, alla base c’è un processo di informazione troppo spesso disintermediato: diamo per buone notizie che provengono da qualsiasi punto del mondo, da qualunque ID. Nessun processo di scrematura sulle fonti significa overload, aridità di ragionamento per economia mentale ed infine cammino in branco. Questo determina un insieme di fenomeni sociali di cui non stiamo a parlare, non è questa la sede. Ma è importante capire che fin quando non ci sarà una selezione tra le notizie cui siamo sovraesposti, non secondo le regole di agenda setting imposte dall’economia capitalista, ma solo ed esclusivamente rispetto a ciò che è realmente importante in quel momento per quella comunità (o community, che dir si voglia oramai), non potrà esserci educazione civica digitale che tenga. Sarebbe come tentare di imparare a scrivere in italiano senza conoscere l’alfabeto. Ardua impresa, non trovate?


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