martedì 20 marzo 2018

Immigrazione: i centri di accoglienza, i costi e gli ultimi dati

di Teresa Uomo 

L’immigrazione è un tema di attualità molto delicato e molto importante che interessa il nostro Paese, la nostra Bella Italia. Gli imponenti flussi migratori che da anni si registrano verso l’Europa – Italia in testa - danno luogo a grandi dibattiti. 

Aprire le porte agli immigrati ha un costo sociale, politico ed economico: innanzitutto, le semplici attività di controllo e soccorso in mare hanno un costo enorme per le finanze e il demanio dello Stato; in secondo luogo ci sono le strutture d’accoglienza, quali CPSA, ossia Centri di Primo Soccorso e Accoglienza, che ospitano gli stranieri al momento del loro arrivo in Italia; i CDA, ossia Centri di Accoglienza che garantiscono prima accoglienza allo straniero rintracciato sul territorio nazionale per il tempo necessario alla sua identificazione e all’accertamento sulla regolarità della sua permanenza in Italia; i CARA, ossia Centri di Accoglienza per Richiedenti Asilo, per l’identificazione e l’avvio delle procedure relative alla protezione internazionale. A questi si aggiungono i CIE, ossia Centri di Identificazione ed Espulsione, per gli stranieri giunti in modo irregolare in Italia che non fanno richiesta di protezione internazionale o non ne hanno i requisiti, evitando in tal modo la dispersione sul territorio di chi è in via di espulsione e consentendo l’esecuzione del relativo provvedimento da parte delle Forze dell’ordine. Poi ci sono i CAS, ossia Centri di Accoglienza Straordinaria, immaginati al fine di sopperire alla mancanza di posti nelle strutture ordinarie di accoglienza o nei servizi predisposti dagli enti locali, in caso di arrivi consistenti e ravvicinati di richiedenti. Da non sottovalutare inoltre, i costi per il personale che gestisce le suddette strutture d’accoglienza, e quelli per il personale sanitario, per le forze dell’ordine, i pullman per i trasferimenti, gli assistenti sociali e i traduttori. 

Se da un lato si parla di imponenti flussi immigratori, da un altro lato c’è però da dire che proprio sul tema dell’immigrazione, Marco Minniti - Ministro dell’interno nel Governo Gentiloni - sottolinea che da un po’ di tempo sta diminuendo il flusso di migranti in ingresso sulla rotta del Mediterraneo. 

Proprio nella mattinata del 1 marzo il Dipartimento per le Libertà Civili e l’immigrazione del Viminale ha diffuso gli ultimi dati relativi agli sbarchi nel nostro Paese: nell’ultimo periodo, i dati hanno evidenziato in grosso modo un calo degli arrivi via mare in Italia, passando dagli 11.461 immigrati di luglio 2017 ai 1.065 registrati a febbraio 2018. Ciò conferma la riduzione degli arrivi via mare, infatti, nel primo bimestre dell’anno sono approdati 5.247 migranti contro i 13.446 del 2017 e i 9.101 del 2016. Dalle dichiarazioni di nazionalità rilasciate al momento dello sbarco, i migranti giunti tra gennaio e febbraio risultano in gran parte Eritrei, Tunisini e Nigeriani.


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