martedì 20 marzo 2018

Italia spaccata in due: al Sud si muore prima


di Luigi Rinaldi 

Non è certamente una novità che nel nostro Paese esista un marcato divario tra le regioni del Nord e quelle del Sud. Sono decenni che nei libri di scuola si studia la cosiddetta “Questione Meridionale” e, nonostante le promesse e gli sforzi di qualcuno, poco è cambiato. Lo dimostrano non solo le statistiche economiche, ma anche gli indicatori sulla speranza di vita. 

Al Meridione si vive sicuramente meno rispetto al Settentrione. A denunciare il divario è l’Osservatorio Nazionale della Salute nelle Regioni Italiane, con uno studio dedicato alle disuguaglianze di salute. Secondo le statistiche, in Trentino Alto Adige si vive in media fino a tre anni in più che in Campania. Nella nostra Regione, in base ai dati del 2017, gli uomini vivono infatti mediamente 78,9 anni e le donne 83,3. Nella provincia autonoma di Trento, invece, vivono 81,6 anni gli uomini e 86,3 anni le donne. 

In generale, la maggiore sopravvivenza si registra nel Nord-Est, dove la speranza di vita per la popolazione maschile è di 81,2 anni e quella per le popolazione femminile di 85,6. Decisamente inferiore nel Mezzogiorno, dove si attesta a 79,8 anni per gli uomini e 84,1 per le donne. Un gap che cresce ulteriormente – fino a toccare gli otto anni in qualche caso – se il paragone viene fatto con l’aspettativa media di vita degli altri paesi europei. 

La speranza di vita è data dal numero medio di anni che una persona può aspettarsi di vivere al momento della sua nascita in un determinato paese in base ai tassi di mortalità registrati nell’anno considerato. Questo indicatore costituisce, insieme con la mortalità infantile, uno dei parametri più significativi delle condizioni sociali, economiche e sanitarie di una nazione, configurandosi, quindi, non solo come indicatore demografico ma anche del livello di sviluppo di un paese. Un indicatore questo, che ci consente anche di comprendere indirettamente il livello di efficienza della sanità di un dato paese così come l’incidenza dei fattori climatici e dell’inquinamento. Ed è proprio per questo che il quadro poco uniforme del contesto italiano suscita un notevole allarme

Se si prendono in considerazione le sole province di Napoli e Caserta si riscontra che le stesse presentano una speranza di vita inferiore di quasi due anni rispetto a quelle del Nord. Non è da trascurare, inoltre, il livello di istruzione: 77 anni in media per chi ha conseguito un livello d’istruzione basso, mentre si sale ad almeno 82 per chi ha conseguito la laurea. 

Le disuguaglianze tra Nord e Sud sono acuite anche dalle difficoltà di accesso ai servizi sanitari che penalizzano soprattutto chi ha un livello sociale più basso. Quattro, secondo l’ultima edizione del Rapporto Osserva - salute, i fattori cruciali: la scarsa prevenzione, a partire dalla minore risposta agli screening oncologici; diagnosi più tardive; una minore disponibilità di farmaci innovativi, una minore efficacia ed efficienza delle strutture sanitarie e degli stili di vita, che proprio al Sud fanno registrare più alti tassi di obesità di mancanza di attività fisica. 

Il Servizio sanitario nazionale dovrebbe garantire non solo la longevità ma anche l’equità sociale e territoriale. Ma non c’è molto da meravigliarsi, se si considera che chi detiene le fila del potere tollera ancora che i rifiuti industriali e quelli speciali continuino a circolare indisturbati. La salute dei cittadini è un bene da salvaguardare ovunque e la prima prevenzione va fatta proprio a partire dall’ambiente.


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