martedì 20 marzo 2018

Lo scandalo SMA e il periodo nero delle partecipate campane

di Antonio Cimminiello 

Un intreccio inestricabile tra interessi pubblici e privati, con i secondi spesso a farla da padroni. Potrebbe così riassumersi la situazione che spesso attanaglia la macchina amministrativa italiana - al punto da "costringere" alla creazione di un'Autorità anticorruzione, l'ANAC- e che di recente si è tradotta in una serie di vicende giudiziarie che hanno coinvolto alcune società partecipate dagli enti locali campani. 

Ha destato scalpore in particolare il caso che ha coinvolto la SMA, società partecipata dalla Regione Campania ed impegnata in un settore particolarmente delicato quale quello della gestione dei rifiuti. Lo scoop preparato dal giornale Fanpage - con l'utilizzo dell'ex-camorrista Nunzio Perrella nella veste di "agente provocatore" - sembra (il forse è ovviamente d'obbligo, in attesa di accertamenti della magistratura) aver messo in luce un sistema, preordinato alla gestione degli appalti per i rifiuti, piegato al clientelismo ed alla corruzione: mazzette per la preferenza di alcuni imprenditori. 

L'effetto immediato è stato ovviamente l'apertura di un'inchiesta penale dai molteplici filoni, dato che è in contestazione anche il probabile utilizzo indebito di ben 200.000 euro dei fondi della società. A ciò si sono aggiunte le immediate dimissioni dei vertici SMA e persino di Roberto De Luca ("comparso" in uno dei video di Fanpage), figlio del Governatore Vincenzo, che ha così lasciato l'incarico di assessore al Bilancio al Comune di Salerno. 

Non è certo un periodo felice per le partecipate campane; tra i vari casi che confermano ciò, si possono citare, giusto a mò di esempio, quelli della "Film Commission Campania" e della "Ar.me.na Sviluppo S.p.A.". La prima delle società menzionate, partecipata dalla Regione Campania e nata nel 2004 per "promuovere la Campania come set per la realizzazione di prodotti dell'audiovisivo" ha dovuto fare i conti con la recente sentenza della Corte dei Conti 66/2018, con cui l'ex responsabile amministrativo Filippo Procino è stato ritenuto colpevole di appropriazione indebita di denaro della società, per un danno erariale quantificato in quasi 120.000 euro. 

Un presunto caso di compravendita di voti avrebbe coinvolto invece una dipendente della "Ar.me.na Sviluppo S.p.A.", società partecipata per intero dalla Città Metropolitana di Napoli, deputata a diverse attività - dalla salvaguardia ambientale allo sviluppo delle attività produttive - preordinate al rilancio dell'area metropolitana: le indagini, che hanno coinvolto anche il politico Luigi Cesaro, si sono chiuse pochi giorni fa. 

Queste ed altre delicate vicende giudiziarie, il più delle volte, vanno però oltre l'infedeltà di singoli amministratori e dipendenti, rappresentando altresì lo sviluppo di cattive scelte organizzative le quali, anche se non si traducono in illeciti, finiscono col pregiudicare servizi essenziali: il caso dell'ANM, sottoposta a concordato preventivo fallimentare, ne è, purtroppo, la prova più lampante.


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