mercoledì 18 aprile 2018

Scienza e fede: compatibili o contrapposte?

di Teresa Uomo

Scienza e fede: un rapporto che sta acquisendo sempre più importanza per la nostra società. Oggi diversi intellettuali prendono posizione su questo argomento, in cui si mette in gioco la scelta tra due visioni del mondo incompatibili e destinate ad un’inevitabile conflittualità. Già in passato con la Rivoluzione Scientifica del XVI secolo venivano smentite molte delle certezze ritenute tali dalla Chiesa, poiché si basavano sugli scritti della Bibbia. Si creò così una dicotomia tra fede e ragione che è durata nel corso dei secoli e che tutt'oggi è considerata da molti una contraddizione. 

Secondo il pensatore francese Auguste Comte, la conoscenza umana attraversa tre fasi: quella teologica o fittizia, quella metafisica od astratta e quella scientifica o positiva. La fede religiosa tende ad introdurre inesistenti cause soprannaturali, e come tale sarebbe incompatibile con la piena fase scientifica nella quale stiamo ormai vivendo. 

Per capire il rapporto tra scienza e fede si può partire dalla constatazione che ci sono delle domande fondamentali per ogni uomo, domande a cui la scienza non dà alcuna risposta. Di tali domande, Werner Heisenberg, uno dei padri della fisica quantistica, fa due esempi, “esiste un’anima immortale?” ed “esiste un Dio vivente?”. Ed è proprio a partire da tali quesiti che si potrebbe dedurre la presunta contraddizione con la scienza

Con la Rivoluzione, inizialmente, fede e ragione erano viste dalla chiesa come due mondi antitetici e contrapposti, in quanto le scoperte scientifiche mettevano in dubbio la verità rivelata nella Bibbia

Lo scienziato Galileo Galilei sostiene che Bibbia e natura sono entrambe fonti di conoscenza attendibili in quanto derivanti da Dio: la Bibbia spiega le verità che riguardano la salvezza dell’anima, la natura spiega le leggi degli eventi naturali. Le difficoltà insorgono quando l’uomo confonde i due ambiti e ritiene di poter trovare nella Sacra Scrittura le spiegazioni dei fenomeni fisici. Per Galilei, infatti, la Bibbia non è un trattato scientifico, ma è stata scritta con uno scopo religioso, quello di guidare gli uomini alla salvezza eterna. 

Sant’Agostino riteneva che fede e ragione fossero strettamente unite: «crede ut intelligas et intellige ut credas», ossia, «credi per capire e capisci per credere». Sant’Agostino affermava: per capire, ossia per trovare la verità, è indispensabile credere, cioè possedere la fede la quale è simile alla luce che indica il cammino da seguire; viceversa, per avere una fede salda è indispensabile comprendere ed esercitare l’intelletto. Entrambe sono state date da Dio all'uomo e sono complementari. 

Nonostante il progresso scientifico vada contro i dogmi della religione, anche gli scienziati ammettono i limiti della scienza: Albert Einstein considerato uno dei più grandi fisici di tutta la storia della scienza sosteneva che «la religione senza la scienza è cieca, la scienza senza la religione è zoppa», alludendo al fatto che entrambe sono l’una al servizio dell’altra.


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