venerdì 25 maggio 2018

Commissariamenti in Campania: quando la democrazia non basta

di Antonio Cimminiello 

A pochissimi giorni di distanza l'uno dall'altro, nello scorso mese si sono susseguiti gli scioglimenti di due comuni campani: Caivano e Calvizzano. La causa, purtroppo, è la stessa, e va ben oltre le tradizionali "beghe" locali che possono tradursi in dimissioni di massa o mancata approvazione di provvedimenti essenziali. I due comuni napoletani sopra indicati sono stati entrambi sciolti per "infiltrazioni mafiose"

Questa volta l'allarme sociale è maggiore, in virtù delle ripercussioni che ovviamente ne sono derivate. Il riscontro di ingerenze provenienti dalla criminalità organizzata già di per sè provoca sgomento, soprattutto considerando che gli avvenimenti descritti si aggiungono ad altri, analoghi e numerosi, che si susseguono ormai proprio in Campania dal 1991 ad oggi: parliamo di più di 90 casi, una cifra senza dubbio considerevole. 

Questa volta però l'ulteriore conseguenza provocata da tale stallo è stato l'impedimento proprio dell'esercizio, nell'immediato o quanto meno in tempi brevi, di quel diritto al voto che avrebbe potuto rappresentare un'occasione di riscatto per tali realtà, nella speranza di una "nuova" vita politica cittadina

In parole povere, lo scioglimento dei due comuni, disposto come per legge con provvedimento del Consiglio dei Ministri, ha impedito per essi lo svolgimento a breve delle elezioni amministrative

Particolare è stata a tal proposito la situazione in cui si è venuta a trovare Caivano, comune già "caduto" nel Settembre 2017 per le dimissioni di ben 13 consiglieri comunali e che poco prima del provvedimento governativo si apprestava all'agone elettorale seppur tra difficoltà ed incertezze. 

L'esclusione da una tornata elettorale che è stata comunque importante in Campania (alla fine si voterà infatti in 93 comuni) sempre per la medesima ragione ha in realtà finito col riguardare anche altre realtà locali quali quelle di Casavatore e Crispano, comuni sciolti per ingerenze criminali nel Gennaio 2017: per essi il Consiglio dei Ministri ha prorogato per 6 mesi lo scioglimento

Una situazione come quella descritta non può certamente essere presa sotto gamba affermando che non si tratta più comunque degli "scioglimenti a raffica" che si sono susseguiti negli anni '90 del secolo scorso. Essa è al contrario la "cartina di tornasole" della situazione di una realtà cittadina, dove l'esercizio di più diritti - e quindi non solo quello di voto- finisce quasi col "piegarsi" alle mire della criminalità organizzata, anche attraverso condizionamenti non violenti ma non per questo meno pericolosi. Non è un caso che proprio nel territorio di taluni dei Comuni ricordati insistano realtà disagiate che meriterebbero maggiore ed effettiva attenzione: basta ricordare a tal proposito il tristemente noto "Parco Verde". 

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