venerdì 25 maggio 2018

Un Grande Fratello veramente… favoloso

di Marcello de Angelis

“Strange days, i lived through strange days” cantava Franco Battiato…ed effettivamente viviamo in tempi strani. Tempi viziati dall’irrealtà, dove ciò che viene trasmesso attraverso la distorta lente di un televisore, di un telefono, di un computer, appare più vero del vero spingendoci talvolta a chiederci se quello che viviamo nella vita reale sia conforme a quanto visto in tv e, in caso di riscontro negativo, a riflettere in modo assolutamente confuso se sia più vera la realtà fisica e sensoriale o quella virtuale e modificata indotta da chi scrive i programmi

Accade così che “Grande Fratello” il noto programma televisivo definito per tanto tempo come “lo specchio della società”, porta in chi lo segue una pericolosa sovrapposizione di identità tra le persone reali e tangibili che incontriamo tutti i giorni e quelle pazzesche, ai limiti del surreale (limiti addirittura spesso superati) dei soggetti scelti per popolare la cosiddetta casa più spiata d’Italia. Se poi, i personaggi selezionati dagli autori (che in nome dell’audience hanno gradatamente perso il senso della misura e del buon gusto) appaiono come figure disturbanti e addirittura nocive per il suddetto effetto di sovrapposizione, la situazione diventa davvero insostenibile. 

Il “reality dei reality”, arrivato in Italia nel 2000 e nato come un originale esperimento sociologico in cui 10 sconosciuti dovevano convivere per 100 giorni in una casa totalmente sorvegliata da decine di telecamere, è divenuto edizione dopo edizione una orrida passerella di anime in cerca di notorietà, dove lo scopo finale non è più il montepremi, ma solo quello di apparire in tv. Soggetti ormai lontani anni luce dalla realtà e da chi lo segue, nei quali è impossibile una identificazione spettatore/personaggio, elemento alla base del successo delle prime edizioni. 

Quest’anno la punta di diamante è stata rappresentata dal concorrente Luigi Favoloso, trentunenne napoletano già mediamente conosciuto alle cronache scandalistiche in quanto fidanzato con la modella croata Nina Moric. Il Favoloso, ormai ex inquilino, distintosi per comportamenti inaccettabili, è stato capace di attirare su di sé una serie infinita di critiche che inevitabilmente, per colpa del citato "effetto sovrappositivo", finiscono con il legare i suoi atteggiamenti alle sue origini partenopee, arrivando ad immaginare, con neanche troppo complessi voli pindarici, che ogni napoletano ha insito in sé comportamenti assonanti a quelli del concorrente. 

Per farla breve, e per non accendere ulteriori riflettori su una vicenda veramente squallida, le gesta dell’individuo in questione si possono riassumere in un florilegio di azioni verbalmente offensive e lesive nei confronti delle donne, ciò che viene comunemente rubricato come “sessismo”; aggressioni verbali contro altri concorrenti; atteggiamenti da vero sbruffone di periferia, supponente e volgare; ultima prodezza che gli ha causato la squalifica, l’aver indossato per protestare contro l’assenza di sigarette, una maglietta su cui aveva scritto col rossetto un insulto sgarbato e maschilista contro la nota giornalista e blogger Selvaggia Lucarelli con cui il Favoloso aveva dei contrasti passati. D’altro canto cosa aspettarsi da un personaggio che ha bellamente dichiarato ai suoi coinquilini di frequentare siti e gruppi basati su bullismo & sessismo praticati a vari livelli e che, chiacchierando su temi delicati come droga e stupro, ha usato slogan quali “se non puoi sedurle, puoi sedarle”?

Qui non ci interessa capire perché più il livello del trash televisivo sale (spingendo molti sponsor del programma ad interrompere la collaborazione con quest’ultimo), paradossalmente gli ascolti degli spettatori crescono, bensì preme sottolineare quanto già affermato: come un tale spettacolo generi nello spettatore medio una pericolosissima identificazione/generalizzazione tra una (gran) parte del popolo napoletano e quel grottesco, orribile circo degli orrori in cui viene dipinto dai media tra figure trash e fiction ultra violente che deformano ed ingigantiscono in misura esponenziale la realtà. 

Non sarebbe il caso di mostrare che Napoli è popolata anche da altro? Di far capire che questa città, come una figura mitologia bifronte, ha anche un risvolto che non fa accapponare la pelle? Un risvolto formato da persone oneste, corrette, gentili, altruiste e con un cuore immenso, signori romantici capaci di sopportare insulti e umiliazioni di qualsiasi genere e che questo risvolto è la parte più grande ed al contempo la meno enfatizzata? Dite che poi non farebbe una buona percentuale di share? Tira di più il volgare e l’orripilante? E allora teniamoci pure il caro Favoloso! 



Nessun commento:

Posta un commento