lunedì 25 giugno 2018

Ercolano: ritrovata l’opera storica di Seneca in un papiro

di Antonio Ianuale 

Una scoperta sensazionale nell’ambito della ricerca e degli studi classici: l’attribuzione a Lucio Seneca del papiro latino P.HERC 1067, rotolo di pregiata fattura, ritrovato nella Villa dei Pisoni ad Ercolano, restituisce al mondo un’opera latina che si riteneva scomparsa: Le Historiae ab initio bellorum civilium.

Una scoperta resa possibile dall’interazione tra la Biblioteca Nazionale di Napoli, l’Università Federico II la cui ricercatrice Valeria Piano, dopo un lavoro certosino è riuscita a sciogliere un’intricata matassa e ad attribuire il testo in analisi a Seneca, il Vecchio, così chiamato per distinguerlo dal figlio, il filosofo Seneca, detto il Giovane.

Il lavoro della ricercatrice si inserisce nel progetto europeo Platinum, presentato nel 2015 dal prestigioso ateneo, finanziato dall’Unione Europea, che indaga testi e papiri latini su aspetti ancora ignoti della società e della storia antica di Roma. Inizialmente si pensava fosse un'orazione di un console, Lucio Manlio Torquato, ma le analisi al microscopio e le sovrapposizioni hanno condotto alla clamorosa scoperta: «Si tratta di un'opera di natura storico-politica che rimanda ai primi decenni del principato. Dal contenuto, e anche per alcuni calcoli cronologici, l'ipotesi che l'abbia scritta Seneca padre è senza dubbio la più probabile. Un'interpretazione che anche altri studiosi e paleografi hanno accolto con favore», esulta entusiasta la ricercatrice molisana.

Il lessico, le espressioni di tipo storico-narrativo e il discorso diretto, che possa giustificare l’occorrenza del vocativo “Auguste” ha fatto orientare la ricercatrice sulla presenza nel P.Herc. 1067 di un testo dalla struttura narrativa più complessa, di tipo storico o retorico. Queste caratteristiche, insieme alla totale assenza di espressioni filosofiche, hanno reso Seneca il Vecchio l’ipotesi di attribuzione più plausibile.

È stato necessario più di un anno per lo studio dei sedici testi provenienti dallo stesso rotolo, la stima dei calcoli cronologici, l’utilizzo di immagini spettrali che hanno convinto dell’autenticità studiosi e paleografi. L'opera è di natura storico-politica, che racconta soprattutto i primi decessi del principato di Augusto e di Tiberio tra il 27 avanti Cristo ed il 37 dopo Cristo, narra la storia di Roma dall'inizio delle guerre civili al periodo della sua morte: pubblicata quindi dal figlio, che vi aggiunse un'introduzione in cui parla del padre e dell'opera stessa, si riteneva finora completamente perduta. Francesco Mercurio, il direttore della Biblioteca Nazionale di Napoli, che conserva la preziosa collezione di papiri, ha annunciato con orgoglio di aver avviato l’iter affinché i papiri di Ercolano vengano dichiarati dall'UNESCO Patrimonio dell’umanità.


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