giovedì 19 luglio 2018

Abusi edilizi in Campania: incostituzionale la Legge regionale 19/2017

di Antonio Cimminiello 

Più di 70.000 edifici abusivi. Migliaia di demolizioni già decise e che aspettano solo di essere eseguite, pari al numero di pratiche di condono presentate e non ancora lavorate dai Comuni competenti. Numeri record (purtroppo) per la Campania, difficili da fronteggiare senza arrecare danno in qualche modo. E' dai tempi del Governo regionale Caldoro che si cercano strade normative soprattutto al fine di tutelare chi ha sì costruito abusivamente ma solo per assicurarsi un tetto sotto il quale vivere. E, ripresa con maggior vigore dalla Giunta con al vertice Vincenzo De Luca, ecco che negli anni si è fatta largo l'espressione "abuso di necessità", proprio al fine di individuare ipotesi tali da poter evitare, o quanto meno differire nel tempo, l'intervento delle ruspe. 

La Legge Regionale 19/2017, cioè il tentativo più recente di dare concretizzazione a questo piano, ha però incassato prima la sfiducia del Governo nazionale e, roba di questi giorni, lo stop più vincolante e significativo da parte della Corte Costituzionale. La legge impugnata riconosceva ai Comuni la possibilità di acquisire al proprio patrimonio gli immobili abusivi (con la conseguente opzione di vendita o locazione rivolta proprio ai responsabili degli abusi ed occupanti), a patto che ciò fosse giustificato dalla presenza di un "prevalente interesse pubblico rispetto alla demolizione", ed in assenza di qualsivoglia contrasto con gli interessi di rispetto dell'assetto idrogeologico urbanistici ed ambientali. 

L'intervento normativo suscita le perplessità del Governo all'epoca guidato da Paolo Gentiloni, che di conseguenza impugna la legge al cospetto della Consulta, e lo fa con successo alla luce della sentenza 140/2018. La Corte lamenta la mancata considerazione delle caratteristiche di un edifico abusivo (il quale per il solo fatto di venire acquisito e divenire bene pubblico non perde la sua illegittimità originaria), oltre che l'obbligatorietà propria di un ordine di demolizione (che quindi non può mai essere aggirata, proprio perché tendente al ripristino della legalità) e soprattutto la particolare connotazione della materia del "governo del territorio", nella quale è lo Stato a dover dettare i principi generali e non le Regioni, come invece accaduto con la legge impugnata. 

Cosa succederà adesso? C'è una situazione di stallo che continuerà a permanere. Gli enti locali lamentano l'assenza delle risorse indispensabili per attuare le demolizione ( si parla di migliaia di euro per edificio), ma dall'altro lato le associazioni ambientaliste evidenziano la necessità di ripristinare uno stato dei luoghi non più letale per la natura. Si delinea, a quanto pare, un altro, insanabile contrasto tra diritti tutti quanti fondamentali ed irrinunciabili. 



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