martedì 28 agosto 2018

Test di ingresso a Medicina: aumenta il numero degli aspiranti camici bianchi

di Luigi Rinaldi 

Anche quest’anno, tantissimi ragazzi, dopo aver sostenuto gli esami di maturità, hanno rinunciato alle agognate vacanze estive per prepararsi ai test di ingresso per i corsi ad accesso programmato nazionale. Il Ministero dell'Istruzione, infatti, ha reso noto il numero degli iscritti ai test di ingresso. In totale sono oltre 83mila, con Medicina leader anche stavolta: quest'anno gli iscritti al test di ingresso sono 67.005, circa cento in più rispetto al 2017 quando furono 66.907. 

Visto l'aumento, anche se lieve, del numero di candidati, non è escluso che possa aumentare anche il punteggio minimo per entrare. Nonostante vi siano più posti disponibili, 9.779 rispetto ai precedenti 9.100, le possibilità di immatricolarsi al corso a numero chiuso di Medicina e Chirurgia sono pur sempre esigue. Si calcola che solo il 6 per cento riuscirà nell’ardua impresa di varcare la Facoltà di Medicina come nuova matricola. 

All'Università Federico II di Napoli i posti a disposizione sono «420 per cittadini comunitari e non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia, di cui 7 posti da destinare alla formazione degli Allievi Ufficiali del Corpo sanitario ruolo normale dell'Accademia Aeronautica» come si legge nel bando. Nell'ateneo federiciano la percentuale dei candidati che supererà il test sarà pari ad appena l'11 per cento. Tuttavia i candidati di Medicina sosterranno contemporaneamente in tutta Italia i test, in quanto la graduatoria è nazionale, per cui non è detto che riusciranno a soddisfare il loro desiderio di frequentare la Federico II, anzi potrebbe doversi accontentare di altre sedi o optare per facoltà nel settore sanitario e biologico e ritentare il prossimo anno. 

I test si terranno il prossimo 4 settembre. Anche quest'anno sono previsti 60 quesiti formulati con cinque opzioni di risposta, tra le quali il candidato ne deve individuare una soltanto, da risolvere in 100 minuti, su argomenti di: cultura generale, ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica. Chi non passa, spesso cerca di trovare un’altra via: qualche anno fa gli aspiranti medici si iscrivevano all’estero sperando poi di tornare in Italia bypassando il numero chiuso. Ora si punta direttamente sull’opzione internazionale, dalla Spagna alla Romania con mete e università non sempre scelte sulla base del ranking. 

Chi punta su una facoltà straniera deve mettere in conto, innanzitutto, di impegnare una discreta cifra. Gli atenei esteri dove è possibile studiare sono spesso privati, con rette annue fino a 20mila euro. Se poi si fa rotta su un intermediario si devono mettere in conto cifre che partono da 3.500 euro per arrivare ai 10mila euro per la consulenza – di solito attraverso piattaforme di e-learning con lezioni interattive, slide e test di prova – o per i pacchetti all inclusive che assistono lo studente anche nel disbrigo delle pratiche amministrative e nella ricerca dell’alloggio. 

I test d’ingresso sono diversi da quello italiano e sono focalizzati su chimica, biologia, matematica e fisica. Più facile entrare? La risposta appare scontata, anche se numeri ufficiali non ce ne sono. Chi si laurea può rientrare in Italia e con il riconoscimento delle qualifiche iscriversi all’Albo, senza sostenere l’esame di Stato

In base ai dati della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), il fenomeno è più marcato tra i dentisti. Nel 2017, su 8.384 nuovi medici, 132 arrivavano dall’estero; mentre su 1.335 odontoiatri oltre un terzo (531) aveva un titolo straniero. Ma si può tornare anche prima. Se fino al 2015 si sono moltiplicate le cause presentate da aspiranti medici e dentisti “pendolari” per potersi iscrivere al secondo anno in Italia facendo leva sul principio della libera circolazione, e in tanti hanno dovuto comunque sostenere il test di ammissione italiano, le cose sono cambiate dopo la sentenza 1/2015 del Consiglio di Stato. La pronuncia ha, infatti, stabilito che negli atenei in cui si creano posti vacanti per rinunce o abbandoni dopo il primo anno, gli studenti stranieri possono concorrere all’assegnazione di tali posti. Alle università italiane la libertà di stabilire i criteri di valutazione. 




Note nel Mediterraneo

di Fiorenza Basso

Pino Daniele e la band "Napoli Centrale"
Si pensa al Mediterraneo come ad un crocicchio di culture, di esperienze musicali, di confini linguistici, geografici, culinari che li conferiscono identità e allo stesso tempo mostrano la sua realtà tanto complessa quanto versatile. La città emblema del Mediterraneo è Napoli

I ritmi, i battiti, le tonalità che si susseguono, che si alternano, che incalzano nei vicoli di Napoli generano delle cartografie sonore, melange di musiche varie di fronte ai quali è inverosimile restare sordi. La loquacità dei commercianti, la creatività del musicista di strada nel comporre musica solo con giocattoli e contenitori di plastica considerati inutilizzabili dai più, il vociferare degli studenti, lo strombettio delle moto, il clamore del venditore ambulante, esperienze musicali che potrebbero sembrare non armoniche e stridule nel loro complesso, tuttavia mostrano una città dalle molteplici melodie che giungono all’orecchio di chi è in grado di ascoltarle e di coglierne l’essenza

È questo il palcoscenico su cui muove i primi passi Pino Daniele. Cantante di chiara fama poiché ha saputo scardinare cliché e luoghi comuni che ritraggono Napoli con pizza e mandolino recuperando il volgare, il folclore e sollevando il velo sulle eterne concezioni duali come moderno-antico, sviluppato-sottosviluppato. 

I primi album del cantante napoletano sono caratterizzati da una mescolanza di napoletano volgare con italiano e inglese, unito a un mix di tarantella e di musiche della diaspora nera, in cui confluiscono blues e jazz. Nasce così lo stile Tarumbò, uno stile non vincolato alla fissità e alla staticità, ma proclive al ritmo e al dinamismo. 

Il ritmo Tarumbò rappresenta la «porosità» di Napoli, ovvero il suo essere in continuo divenire, nessuna forma sociale o architettonica è statica, bensì transita da uno stato all’altro. Alcune canzoni di Pino Daniele come Che calore, Chillo è nu buono guaglione, O’ Padrone, Napul’è, Il Mare illustrano lo sfruttamento dei lavoratori, la povertà del disoccupato. 

Queste cartografie sonore danno voce ai poveri, agli emarginati, ai subalterni esponendo senza riserbo la verità nella sua asprezza alle egemonie culturali, al clientelismo politico-criminale in favore di un’identità altra che incarna profondamente lo spirito del cambiamento. 

Il movimento blues Neapolitan Power sostiene l’affermazione di linguaggi diversi, che rivendichino la subalterità conferendole un’altra immagine e garantendole presenza nello spazio pubblico a onta di realtà stereotipate. L’album di Pino Daniele intitolato Nero a metà pubblicato nel 1980 coglie questa trasformazione in fieri. 

Esemplari sono le canzoni Terra mia e Tutta n’ata storia in cui viene affrontato il tema dell’emigrazione, spesso vissuto come il rifiuto di abbandonare la propria terra per cercare felicità altrove, in America, terra che non può offrire un’altra storia, un’altra vita. 

Solo se l’uomo è in grado di considerare il folclore e la cultura popolare un ricco e autentico bagaglio culturale, invece di ritenerli un prodotto di menti superstiziose, si limiterà il divario tra cultura borghese e cultura popolare. 



News dal mondo universitario

di Noemi Colicchio 

Horizon 2020: contributi in Ricerca e Sviluppo 


740,3 milioni di euro: una cifra che pare a tratti spropositata, ha il sapore dell’impossibile ma è quanto le Università italiane hanno ricevuto sotto forma di contributi europei per progetti di Ricerca e Innovazione dal 2014 a oggi. La quota, rispetto al totale, non è poca roba: si tratta del 30% dei circa 2,5 miliardi di euro di contributi totali erogati nell’ambito di Horizon 2020 a imprese, organizzazioni di ricerca e soggetti pubblici italiani. In totale sono 77 le Università che hanno beneficiato dei fondi. Il divario tra le Regioni lascia comunque riflettere: alla Lombardia, grazie alle 14 Università che hanno preso parte al progetto Horizon 2020, sono arrivati quasi 200.2 milioni di euro. Parliamo del 27% del totale investito. Anche il Lazio si posiziona bene: i 10 atenei partecipanti al Programma europeo hanno ottenuto complessivamente 84 milioni di euro. A seguire Veneto, Toscana, Emilia Romagna. E il sud? Purtroppo la Campania non riesce ad affermarsi: trova ancora una posizione bassa nella classifica degli atenei con più contributi per Ricerca e Sviluppo, guadagnando un misero 11esimo posto con un contributo totale di 30,5 milioni di euro


Radio Capodimonte: la prima radio museale 


Nasce Radio Capodimonte, il primo progetto di radio museale nata dall’incontro tra il Master in Radiofonia del Suor Orsola Benincasa di Napoli, il Real Bosco di Capodimonte e l’associazione Campania Music Commission. Da settembre 2018, sulle note del jingle “Royal green sound”, un’ora di trasmissione darà voce al più grande polmone verde della città con aggiornamenti su news, eventi e visite guidate. Un format di dodici puntate, tutte scaricabili in podcast dal sito del museo e ascoltabili dalla Web Radio del Suor Orsola Benincasa. In scaletta interviste ad artisti e curatori, punti di vista inediti su uno dei luoghi più amati della città, voluto sulla collina di Capodimonte da Carlo di Borbone per esporre e conservare la ricca collezione ereditata dalla madre, Elisabetta Farnese, e per coltivare la sua grande passione per la caccia. “L’Università Suor Orsola Benincasa”, afferma il rettore Lucio D’Alessandro, “è orgogliosa di dare vita con il Museo di Capodimonte e con l’associazione Campania Music Commission a un format inedito, Radio Capodimonte, frutto del lavoro degli allievi del Master in Radiofonia, che hanno lavorato questa primavera alla realizzazione di un’identità sonora che fosse in grado di tradurre mediaticamente e di rappresentare un’istituzione prestigiosa come Il Bosco e Museo di Capodimonte”. 


DIGITA & Deloitte: business e tecnologie digitali 


Si chiama DIGITA la nuova “Digital Transformation & Industry Innovation Academy” dell’Università degli Studi di Napoli Federico II e solo ai più meritevoli sarà concesso di prender parte ai suoi corsi formativi. Insieme con Deloitte, Digital – nata con l’intento di armare i giovani studenti napoletani con le competenze necessarie per adattare le aziende al nuovo ecosistema Digital e Industry 4.0 in cui tante volte sembrano muoversi a fatica – lavorerà per mettere al corrente i giovani talenti delle più recenti e innovative dinamiche di business azionate dalle moderne tecnologie digitali. Avervi accesso? Non è poi così semplice. Esclusivamente i laureati in un corso di studi a durata triennale, a mezzo selezione pubblica, possono sperare di prender parte al corso rivolto ad un massimo di 50 partecipanti. Il ciclo di lezioni si articola in 9 mesi, per un totale di 1.000 ore tra lezioni frontali, eventi esterni, lavoro autonomo, stage, con sede a San Giovanni a Teduccio. 
Start: Ottobre 2018





Bucciano (BN): il governo di un Ente locale tra passione ed esigenze

di Antonio Cimminiello

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Il sindaco Domenico Matera
Dici "istituzioni" e pensi subito ai "grandi" enti - grandi per estensione delle competenze, dotazioni finanziarie, ecc. - croce e delizia del più recente dibattito politico-sociale italiano. Spesso si rischia di bistrattare la centralità dei Comuni, cioè degli Enti locali più vicini ai cittadini, e di conseguenza principalmente depositari del compito di soddisfare le relative esigenze, purtroppo il più delle volte i primi a risentire degli effetti collaterali di decisioni prese "dall'alto". Ma come si fa, che cosa caratterizza a questo livello il lavoro di un amministratore pubblico? Lo abbiamo chiesto a Domenico Matera, sindaco di Bucciano, piccolo comune del Beneventano alle falde del Monte Taburno

Dott. Matera, lei è tra le istituzioni fin dal 1990. Come nasce il suo impegno politico? 

"E' una passione che ho avuto fin da bambino. Poi nel 1990, assieme ad altri giovani, si concretizzò una volontà di cambiamento, con la sostituzione di politici attivi ormai da più decenni, anche se purtroppo l'assenza di un vero e proprio progetto non diede continuità a quell' esperienza"

Lei è stato- ed è ancora- segretario comunale in molte realtà cittadine. Qual è la criticità che ha ritrovato costantemente? 

"Ho sempre riscontrato un eccesso di burocrazia, di procedure ed adempimenti da soddisfare, al punto tale da far sorgere un dubbio: in un tale contesto, dove bisogna "adempiere", si finisce davvero per "funzionare" come ente?" 

Nella sua complessiva esperienza politica, quale è stato il momento più bello, e quale il momento più brutto? 

"Il momento più bello è stato senza dubbio la mia prima elezione a sindaco di Bucciano, nell'Aprile del 2008. I momenti più brutti sono sempre coincisi con le occasioni in cui è mancato un confronto democratico, quando lo "scontro" è andato oltre la politica per toccare la sfera personale" 

Secondo lei di cosa c'è bisogno per governare al meglio un Ente locale? 

"C'è bisogno di gente con tanta passione, ma anche di un Legislatore che "sburocratizzi" e conceda maggiori finanziamenti a queste realtà, spesso limitate da stringenti vincoli di finanza come ad esempio la necessità di raggiungimento del pareggio di bilancio" 

Da pochissimi mesi è stato riconfermato sindaco di Bucciano. Quali sono i traguardi all'orizzonte? 

"C'è il desiderio di concretizzare un maggior coinvolgimento dei giovani nella vita politica, di ridare loro fiducia ed appassionarli alla partecipazione pubblica. Senza passione la politica diventa opportunismo e perde la sua funzione primaria". 



Lo scrittore De Giovanni presenta il suo nuovo Ricciardi

di Antonio Ianuale 

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Maurizio De Giovanni
Grande successo di pubblico e critica per il nuovo romanzo del giallista partenopeo Maurizio De Giovanni: “Il Purgatorio dell’angelo, Confessione per il commissario Ricciardi” che è l’undicesimo libro della serie del commissario Ricciardi. L’uscita del nuovo romanzo è pervasa anche dalla malinconia dato che De Giovanni ha deciso di concludere il ciclo del commissario Ricciardi: il prossimo romanzo, in uscita nel 2019 sarà infatti l’ultimo, con l’epilogo riservato a Ricciardi già nella testa di De Giovanni ma tenuto top secret. 

Luigi Alfredo Ricciardi è un commissario che vive nella Napoli degli anni 30, è abile, intuitivo e cerca sempre la verità, ma al contempo è ambiguo, solitario, con difficoltà nelle relazioni personali. Ricco di famiglia, si fregia del titolo di barone, ma nonostante gli agi della sua posizione ha deciso di entrare in polizia.

Vive da solo, con una governante che gli prepara da mangiare e i suoi unici amici sono il brigadiere Maione, profondo conoscitore della realtà napoletana e il dottor Modo, medico legale che lo aiuta nelle indagini. Ricciardi ha un dono: riesce a percepire le ultime parole dei morti sui cui indaga, ma questo dono è anche la sua maledizione che lo allontana dalla sua vicina di casa, Enrica che lo ama nonostante il suo comportamento ambiguo e talvolta irritante. A contrastare la loro unione è anche la famiglia della donna che non vede in maniera favorevole il rapporto tra i due amanti. 

L’indagine del commissario si sviluppa parallelamente ad uno scavo psicologico nelle incertezze e nei timori di Ricciardi, che evidenzia sempre il suo lato umano nella risoluzione degli intrighi. La linea che separa i colpevoli dagli innocenti è sempre molto sottile, in una città come Napoli degli anni 30’ che presenta gli stessi problemi, le stesse contraddizioni della Napoli di oggi. 

Nel nuovo libro Ricciardi deve indagare sulla morte di un gesuita, amato da tutti ma ucciso barbaramente a Posillipo. Le indagini lo costringeranno a scavare nel passato del frate, ma al tempo stesso analizzerà il suo rapporto con Enrica, alla ricerca di una stabilità che sembra sempre più complicata e difficile. 

Il successo di De Giovanni è testimoniato dalla realizzazione televisiva dell’altro ciclo di romanzi gialli: I bastardi di Pizzofalcone, portati in televisione con il volto di Alessandro Gassman, che hanno riscosso un grande successo di pubblico. 

De Giovanni è insieme ad Andrea Camilleri il giallista più apprezzato e più proficuo. Con la chiusura del ciclo di Ricciardi, De Giovanni è già pronto ad un nuovo personaggio, Sara, ex poliziotto che adesso lavora per i servizi segreti, introdotto nel libro uscito ad aprile 2018. Riuscirà a non far rimpiangere il commissario Ricciardi ormai al passo d’addio? Ai lettori spetterà rispondere a questo interrogativo.



Scuola: quando i genitori sono troppo permissivi con i figli

di Teresa Uomo 

La scuola sembra essere diventata ormai un bollettino di guerra: ragazzi che minacciano professori, adolescenti che bullizzano i compagni, bambini che aggrediscono coetanei ed insegnanti. Ma mentre le scuole si interrogano, i genitori dovrebbero fare un’analisi attenta ed una giusta riflessione sulle loro colpe, visto che tutto ciò che fanno fin da quando il loro figlio nasce alimenta quell’individualismo e quell’indifferenza verso l’autorità che sono il segno distintivo dei bulli. 

La piaga del bullismo trova le sue fondamenta nell’eccessivo lassismo da parte dei genitori che, invece di impartire ai propri figli le regole fondamentali e basilari del vivere quotidiano, li lasciano allo sbando, senza controllo. I genitori, per di più, non devono far vincere loro tutto, ma devono provvedere all’educazione dei figli: saper dire di no con forza. È vero, è difficile, ma si deve fare a tutti i costi, altrimenti ne verrà fuori un ragazzino viziato

Il ragazzino chiede di praticare un certo sport? Perché no! La mamma si organizza. Vuole i vestiti di marca? Certo, altrimenti gli altri lo prenderanno in giro. Desidera le vacanze estive migliori? Senza dubbio, e pazienza se magari i genitori ne faranno a meno o dovranno rinunciare a qualcosa. Ciò che conta sono loro. 

È chiaro che quando questo bambino, a cui i genitori allacciano le scarpe ancora a dieci anni, arriva a scuola, sarà molto difficile per lui accettare le regole ed integrarsi in un contesto comunitario che per lui è qualcosa di estraneo. Ed è proprio dallo scontro tra bambini cresciuti in maniera totalmente diversa e senza un’istituzione che ancora mantiene regole e divieti che nascono tutte queste difficoltà. 

Il giovane che ha troppa libertà in casa penserà che tutto gli sia dovuto, e si prenderà la libertà anche altrove, in casa di altri, a scuola o nei luoghi d’incontro con i suoi coetanei. Non avendo mai ricevuto un’educazione in tal senso non comprenderà termini come rispetto, osservazione, adeguamento e adattamento di sé agli altri o al luogo in cui si trova. 

Il bambino che è diventato adulto troppo presto senza avere una giusta formazione sarà un ragazzo ed un adulto incapace di fare da solo delle scelte, di avere dei pensieri e idee personali, di fare un cammino verso una meta precisa e di avere dei progetti concreti. La scuola non può e non deve sostituirsi alla famiglia, ma ha il compito di accompagnare il processo educativo e formativo degli alunni. 

Affittopoli napoletana: prezzi stracciati per i circoli Posillipo e Tennis Napoli

di Luigi Rinaldi 


La lente di ingrandimento della procura regionale della Corte dei Conti, in persona del sostituto procuratore Ferruccio Capaldo, ha messo nel mirino gli immobili di pregio adibiti a «club house» di due storici circoli napoletani, il Posillipo ed il Tennis Napoli. Secondo gli inquirenti gli immobili in questione sarebbero stati concessi in locazione a canoni decisamente inferiori rispetto a quelli di mercato, con un danno erariale di circa tre milioni di euro, per mancate entrate in un lasso di tempo che va dal 2013 al 2018

Due gli atti di «invito a dedurre» emessi dalla procura contabile. Nel caso del Circolo Posillipo nei confronti della società Romeo gestioni s.p.a. - che ha gestito fino al 2012 il patrimonio immobiliare comunale - e di due dirigenti del servizio Patrimonio del Comune di Napoli, individuati quali responsabili - sottolinea la Guardia di Finanza in una nota - del rilevante danno erariale per aver concesso in locazione immobili comunali a canoni di gran lunga inferiori a quelli di mercato ed in evidente difformità dalla previsione normativa. 

Nel caso del Tennis Napoli l'invito a dedurre riguarda la stessa Romeo e quattro dirigenti del servizio Demanio e Patrimonio del Comune (ai due già coinvolti si vanno ad aggiungere altri due nel frattempo andati in pensione). Secondo i finanzieri i responsabili della gestione patrimoniale dell'ente locale avrebbero avuto piena contezza della sottostima economica del patrimonio immobiliare in argomento, tanto da avviare apposita procedura di rideterminazione dei relativi canoni. 

In base a quanto riferito dagli inquirenti il Circolo Posillipo (articolato su due superfici, una sopraelevata e l'altra scoperta a picco sul mare, con solarium, piscina e porticciolo) versa al Comune un canone di 6.000 euro mensili a fronte di una stima di mercato pari a 22.500 euro; mentre il Circolo del Tennis, provvisto di sei campi da gioco in terra battuta e piscina, versa 8.500 euro al mese rispetto a una stima di mercato che raggiungerebbe i 42.000 euro

Con l'invito a dedurre gli indagati hanno quarantacinque giorni di tempo per presentare memoria o rendere deposizione alla procura contabile. In relazione all'indagine della Corte dei Conti, la Romeo Gestioni Spa, in una nota, ha manifestato «la sua sorpresa nell'essere menzionata - ancora una volta strumentalmente - in una vicenda nella quale è totalmente estranea». Infatti il contratto di appalto di servizi - e non di concessione - che la legava al Comune di Napoli prosegue la nota «si è chiuso, sei anni fa, il 15 dicembre 2012, con una regolare, analitica e certificata riconsegna del patrimonio immobiliare alla Amministrazione di Palazzo San Giacomo. E dunque, a partire da detta data, tutti gli eventuali danni erariali maturati fino ad oggi vanno addebitati a chi ha gestito e sta gestendo da allora il patrimonio immobiliare del Comune di Napoli». 

Al di là dell’esito della vicenda giudiziaria, l’attuale indagine testimonia il costante impegno esercitato dalla procura regionale della Corte dei conti per la Campania e dalla Guardia di finanza di Napoli nella lotta agli sprechi di denaro pubblico ed a salvaguardia dei bilanci degli Enti locali al fine di garantire la legalità, l’equità e l’efficienza nella gestione delle risorse pubbliche. 



Piano di Lavoro della Campania: verso PA 4.0

di Noemi Colicchio 

Il Governatore De Luca con gli Ass. Bonavitacola e Marciani
Precarietà: un concetto abbastanza ridondante ed uno status vivendi fin troppo familiare ai giovani d’oggi che sempre più si trasformano in manodopera a buon mercato per i call center. Tutto ciò impedisce loro di sviluppare competenze lavorative specifiche, restando così per sempre outsider. Il problema riguarda molto di più il mercato nel Mezzogiorno, dove le imprese private sono in numero inferiore e marginali, cioè operano in settori a forte competitività di prezzo: essendo più attente ai costi, vogliono pagare di meno e assumere in modo precario o informale

Discorso che coinvolge ancor più il settore pubblico: diverse amministrazioni hanno ormai una tale carenza di personale altamente specializzato da non essere in grado di garantire ai cittadini di importanti città meridionali diritti costituzionalmente garantiti, come la salute. Nelle principali Asl campane mancano medici specialisti ed è una carenza che durerà ancora per molto dato il blocco totale delle assunzioni. Ad aggravare la situazione sono i rallentamenti dei processi di informatizzazione e digitalizzazione della PA che, rendendola anacronistica, creano ostacoli importanti alla competitività del settore privato. 

Una luce in fondo al tunnel sembra essere il Piano Lavoro della Campania, in dirittura d’arrivo in questi giorni da parte della Giunta Regionale. Il Governatore, Vincenzo De Luca, ha illustrato a livello nazionale un piano che prevede l’inserimento di nuove risorse in tutti gli enti pubblici: regione, province, comuni, Asl tenendo conto del fabbisogno da loro dichiarato. 

In un’ottica del contenimento dei costi di selezione del personale, la Regione si avvarrà di un ente apposito che selezionerà un certo numero di candidati, li formerà per un paio d’anni, mentre già percepiranno un compenso di circa 1.000 euro mensili, e li renderà disponibili per la chiamata degli enti che ne faranno richiesta. Ci si aspetta che tutto ciò, grazie all’aumento del capitale umano, possa contribuire al rilancio non solo del settore pubblico ma anche di quello privato. 

Altri fondi, oltre a quello di pensionamento, verranno da una riqualificazione ulteriore della spesa. “Da anni chiediamo una Pubblica Amministrazione 4.0 – commenta Vito Grassi, neo presidente degli industriali di Napoli e della Campaniaoggi siamo favorevoli a un piano che definisce tempi e modi. Ci offriamo per dialogare con le istituzioni, offrire consigli e far presentate quali sono i profili di cui ritentiamo possa esserci bisogno”. 


La "via crucis" dei concorsi pubblici in Campania

di Antonio Cimminiello 

Risultati immagini per concorsi pubbliciSignificativa e sorprendente appare la recente vicenda che ha riguardato l'indizione e lo svolgimento di due procedure pubbliche di reclutamento di personale in Campania, e precisamente da parte di EAV e Comune di Napoli

Con riguardo alla prima, realtà finalmente uscita dalle sabbie mobili del dissesto economico, il riferimento è al concorso per il reclutamento di 350 tra macchinisti, capistazione ed altre figure cruciali per il funzionamento dei trasporti di competenza. Nell'ottica di una selezione attenta ed improntata alla preparazione nel relativo bando venivano inseriti peculiari criteri di ammissione, tra i quali ha suscitato perplessità la previsione di un voto minimo di diploma (80 - 100) per la partecipazione al concorso. 

Ci si chiedeva infatti come lo stesso potesse incidere per selezionare figure per cui sarebbe stato più opportuno valutare altro, come ad esempio esperienza pregressa e preparazione tecnica. Detto fatto, e l'Ente provvede ad una correzione, eliminando tale parametro seppur con riferimento a specifici ruoli (autisti stagionali con esperienza pregressa). 

Non è andata meglio al Comune di Napoli, impegnato nella ricerca di 169 dipendenti a tempo determinato per la copertura di ruoli che vanno dagli operatori informatici agli assistenti sociali. In questo caso la polemica è sorta per la preferenza accordata alla valutazione dei soli età, lauree e diplomi, con esclusione di master e titoli di specializzazione che normalmente invece costituiscono essi stessi titoli preferenziali a riprova di una maggiore competenza. 

Nonostante ciò, l'Ente guidato dal Sindaco Luigi De Magistris ha preferito non tornare sui suoi passi (forte anche del parere positivo al riguardo rilasciato dall'Avvocatura), per cui la procedura andrà avanti, ma con il rischio di uno strascico giudiziario

Non vi è dubbio in ordine all'evidente squilibrio che ancora oggi caratterizza il rapporto tra posti pubblici messi a disposizione - certamente non molti - ed elevata "forza-lavoro" disponibile; proprio l'inserimento di criteri apparentemente più stringenti è giustificato dall'esigenza di evitare un boom di partecipazioni che finisce col paralizzare il concorso stesso. 

E' anche vero però che, al di là dell'aspetto prettamente "emotivo" (la frustrazione per esclusioni a volte paradossali, ad esempio senza un'integrale valutazione del merito), probabilmente la creazione, alla base, di un bando di gara concretamente in grado di contemperare tutte le necessità - magari con confronti anticipati con i soggetti rappresentativi - sarebbe in grado di evitare ripercussioni negative, evitando insomma di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta: basti pensare ai tanti ricorsi agli organi di giustizia amministrativa che quasi periodicamente bloccano o addirittura vanificano procedure di selezione pubblica in tutta Italia già svolte se non addirittura ultimate. 



Errori ed orrori grammaticali più comuni nella lingua italiana

di Teresa Uomo

L’italiano è tra le lingue più difficili da studiare. È bellissima ed armonica, ma allo stesso tempo, è piena di regole grammaticali da rispettare e non dimenticare. Spesso si sbaglia e non ce ne accorgiamo! Saranno i social network, saranno gli sms, sarà la fretta con cui oramai viviamo le nostre giornate, ma ecco che spesso e volentieri scriviamo e parliamo con una grammatica sciatta, un lessico povero. Alle volte capita di sentire persone che dicono: e dai, è la stessa cosa! L’importante è comunicare, no? NO, NO, NO, MILLE VOLTE NO! 

La nostra è una lingua stupenda, armonica, tanto che la poesia e la canzone italiana possiedono una musicalità unica al mondo, ma... c’è un ma: l'italiano è una lingua difficile e ogni giorno, mentre la scriviamo, ci attanagliano dubbi riguardo alla sua grammatica e alla grafia corretta di molte parole. Accento dimenticato, guerra tra apostrofo e accento, accenti messi a caso, strafalcioni, refusi, e strage di congiuntivi… La lingua è uno strumento malleabile e flessibile, e anche gli errori fanno parte del suo sviluppo. 

Ma quali sono gli errori più frequentemente commessi in italiano? 

Al primo posto c’è sicuramente l’apostrofo fra “qual” e “è”: tanti sono gli italiani che sbagliano a scrivere “qual è”: apostrofo sì o apostrofo no? Se ne discute, ma la risposta è sempre la stessa: assolutamente no! Problemi di “apostrofo” anche con “un po’”, scritto molto di frequente con l’accento anziché con il segno corretto: si tratta di un troncamento della parola “poco”, e di conseguenza per indicare la caduta della sillaba si utilizza l’apostrofo. 

Tanti altri sono gli strafalcioni italiani: “avvolte”, scritto utilizzando il participio passato del verbo avvolgere anziché la locuzione avverbiale “a volte”. Stessa cosa per “sta sera”, per il “sì” affermativo confuso troppo spesso con il “si” pronome riflessivo. 

Altro errore d’italiano è l’accento scorretto su “se stesso”. Quando il se è accompagnato da stesso non è necessario l’accento; al contrario, l’accento va segnato quando c’è solo il “se” senza “stesso”. “Ognuno pensi per sé” e “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. 

Spesso ci chiediamo “È piovuto o ha piovuto?” Entrambe le forme sono corrette se si intende proprio parlare della caduta della pioggia dal cielo. In tutti gli altri casi, cioè quando a piovere non è la pioggia, si deve utilizzare il verbo essere, per esempio “sono piovute critiche”. 

Insegnare a qualcuno o imparare a qualcuno? Il professore insegna ai suoi studenti, mentre sono essi a imparare da lui. Tutta questione di punti di vista. 

Tutto a posto o tutto apposto? La forma corretta è a posto! 

Puntini sospensivi: 3, 4 o quanti ne vogliamo? Anche se i saggi latini dicevano “Melius est abundare quam deficere”, i puntini di sospensione sono sempre e solo tre. 

L’italiano è una lingua bellissima, armonica, ma come tutte le cose belle, è una lingua difficile, spesso capricciosa. Nasconde tanti dubbi e regole grammaticali sconosciute, e solamente i puristi della lingua sono in grado di risolvere alcuni enigmi e rispondere ad alcuni quesiti.


Il Cimitero del Pianto abbandonato: la denuncia dei cittadini

di Antonio Ianuale

Incuria, sufficienza e negligenza hanno perpetrato danni notevoli ai nostri patrimoni culturali, con il serio rischio di perdere una ricchezza inestimabile e che non ha pari nel mondo. Sempre più spesso siamo costretti a rammaricarci per episodi di vandalismo e deturpazione di luoghi che andrebbero preservati contro l’inesorabile trascorrere del tempo. 

Ultimo episodio che rientra in questa triste categorizzazione il cimitero del Pianto di Poggioreale che ha radici storiche che lo caratterizzano come uno dei più antichi e celebri della nostra città. Negli ultimi giorni segnalazioni e lamentele hanno acceso i riflettori sul degrado che imperversa nel cimitero con degrado, ossa visibili dall’esterno, topi ed le erbacce che rendono difficoltoso rendere omaggio ai propria cari. Cittadini esasperanti lamentano la sporcizia e lo stato di degrado del cimitero nonostante l’aumento della tassa per il decoro. Portavoce del disagio manifestato dai cittadini indignati le associazioni Afida e Generazioni Sud che auspicano un intervento immediato dell’amministrazione comunale. 

Il principale quotidiano di Napoli, Il Mattino ha denunciato lo stato di abbandono del luogo ed ha incentivato una risposta dalla politica che tramite il Comune ha assicurato veloci provvedimenti per ripristinare il decoro che è necessario ad un luogo destinato a preservare la memoria dei nostri cari trapassati. 

Il Cimitero ha una storia lunga, infatti le vittime della peste del 1656 hanno trovato riposo in quell’area che però solo nel 1865 vedrà la costruzione del cimitero come è oggi. L'estensione del cimitero è di poco superiore ai 28.000 metri quadrati e, nell'aria cimiteriale, trova posto anche l'omonima chiesa, consacrata nel 1662. 

Il cimitero ha accolto personaggi che hanno reso grande Napoli con il loro talento: qui infatti riposano il celebre tenore Enrico Caruso, il commediografo e padre del teatro napoletano Eduardo Scarpetta e persino Totò. Proprio la tomba del principe De Curtis è omaggiata con lettere e dediche e con numerose visite nell’arco della giornata. L’impegno delle associazioni e della cittadinanza stanno portando alla luce la gravosa situazione in cui versa il cimitero, sperando nella immediata risposta dell’Amministrazione comunale che non può certo restare indifferente.