martedì 28 agosto 2018

Errori ed orrori grammaticali più comuni nella lingua italiana

di Teresa Uomo

L’italiano è tra le lingue più difficili da studiare. È bellissima ed armonica, ma allo stesso tempo, è piena di regole grammaticali da rispettare e non dimenticare. Spesso si sbaglia e non ce ne accorgiamo! Saranno i social network, saranno gli sms, sarà la fretta con cui oramai viviamo le nostre giornate, ma ecco che spesso e volentieri scriviamo e parliamo con una grammatica sciatta, un lessico povero. Alle volte capita di sentire persone che dicono: e dai, è la stessa cosa! L’importante è comunicare, no? NO, NO, NO, MILLE VOLTE NO! 

La nostra è una lingua stupenda, armonica, tanto che la poesia e la canzone italiana possiedono una musicalità unica al mondo, ma... c’è un ma: l'italiano è una lingua difficile e ogni giorno, mentre la scriviamo, ci attanagliano dubbi riguardo alla sua grammatica e alla grafia corretta di molte parole. Accento dimenticato, guerra tra apostrofo e accento, accenti messi a caso, strafalcioni, refusi, e strage di congiuntivi… La lingua è uno strumento malleabile e flessibile, e anche gli errori fanno parte del suo sviluppo. 

Ma quali sono gli errori più frequentemente commessi in italiano? 

Al primo posto c’è sicuramente l’apostrofo fra “qual” e “è”: tanti sono gli italiani che sbagliano a scrivere “qual è”: apostrofo sì o apostrofo no? Se ne discute, ma la risposta è sempre la stessa: assolutamente no! Problemi di “apostrofo” anche con “un po’”, scritto molto di frequente con l’accento anziché con il segno corretto: si tratta di un troncamento della parola “poco”, e di conseguenza per indicare la caduta della sillaba si utilizza l’apostrofo. 

Tanti altri sono gli strafalcioni italiani: “avvolte”, scritto utilizzando il participio passato del verbo avvolgere anziché la locuzione avverbiale “a volte”. Stessa cosa per “sta sera”, per il “sì” affermativo confuso troppo spesso con il “si” pronome riflessivo. 

Altro errore d’italiano è l’accento scorretto su “se stesso”. Quando il se è accompagnato da stesso non è necessario l’accento; al contrario, l’accento va segnato quando c’è solo il “se” senza “stesso”. “Ognuno pensi per sé” e “Chi è causa del suo mal pianga se stesso”. 

Spesso ci chiediamo “È piovuto o ha piovuto?” Entrambe le forme sono corrette se si intende proprio parlare della caduta della pioggia dal cielo. In tutti gli altri casi, cioè quando a piovere non è la pioggia, si deve utilizzare il verbo essere, per esempio “sono piovute critiche”. 

Insegnare a qualcuno o imparare a qualcuno? Il professore insegna ai suoi studenti, mentre sono essi a imparare da lui. Tutta questione di punti di vista. 

Tutto a posto o tutto apposto? La forma corretta è a posto! 

Puntini sospensivi: 3, 4 o quanti ne vogliamo? Anche se i saggi latini dicevano “Melius est abundare quam deficere”, i puntini di sospensione sono sempre e solo tre. 

L’italiano è una lingua bellissima, armonica, ma come tutte le cose belle, è una lingua difficile, spesso capricciosa. Nasconde tanti dubbi e regole grammaticali sconosciute, e solamente i puristi della lingua sono in grado di risolvere alcuni enigmi e rispondere ad alcuni quesiti.


Nessun commento:

Posta un commento