martedì 28 agosto 2018

La "via crucis" dei concorsi pubblici in Campania

di Antonio Cimminiello 

Risultati immagini per concorsi pubbliciSignificativa e sorprendente appare la recente vicenda che ha riguardato l'indizione e lo svolgimento di due procedure pubbliche di reclutamento di personale in Campania, e precisamente da parte di EAV e Comune di Napoli

Con riguardo alla prima, realtà finalmente uscita dalle sabbie mobili del dissesto economico, il riferimento è al concorso per il reclutamento di 350 tra macchinisti, capistazione ed altre figure cruciali per il funzionamento dei trasporti di competenza. Nell'ottica di una selezione attenta ed improntata alla preparazione nel relativo bando venivano inseriti peculiari criteri di ammissione, tra i quali ha suscitato perplessità la previsione di un voto minimo di diploma (80 - 100) per la partecipazione al concorso. 

Ci si chiedeva infatti come lo stesso potesse incidere per selezionare figure per cui sarebbe stato più opportuno valutare altro, come ad esempio esperienza pregressa e preparazione tecnica. Detto fatto, e l'Ente provvede ad una correzione, eliminando tale parametro seppur con riferimento a specifici ruoli (autisti stagionali con esperienza pregressa). 

Non è andata meglio al Comune di Napoli, impegnato nella ricerca di 169 dipendenti a tempo determinato per la copertura di ruoli che vanno dagli operatori informatici agli assistenti sociali. In questo caso la polemica è sorta per la preferenza accordata alla valutazione dei soli età, lauree e diplomi, con esclusione di master e titoli di specializzazione che normalmente invece costituiscono essi stessi titoli preferenziali a riprova di una maggiore competenza. 

Nonostante ciò, l'Ente guidato dal Sindaco Luigi De Magistris ha preferito non tornare sui suoi passi (forte anche del parere positivo al riguardo rilasciato dall'Avvocatura), per cui la procedura andrà avanti, ma con il rischio di uno strascico giudiziario

Non vi è dubbio in ordine all'evidente squilibrio che ancora oggi caratterizza il rapporto tra posti pubblici messi a disposizione - certamente non molti - ed elevata "forza-lavoro" disponibile; proprio l'inserimento di criteri apparentemente più stringenti è giustificato dall'esigenza di evitare un boom di partecipazioni che finisce col paralizzare il concorso stesso. 

E' anche vero però che, al di là dell'aspetto prettamente "emotivo" (la frustrazione per esclusioni a volte paradossali, ad esempio senza un'integrale valutazione del merito), probabilmente la creazione, alla base, di un bando di gara concretamente in grado di contemperare tutte le necessità - magari con confronti anticipati con i soggetti rappresentativi - sarebbe in grado di evitare ripercussioni negative, evitando insomma di far rientrare dalla finestra ciò che è uscito dalla porta: basti pensare ai tanti ricorsi agli organi di giustizia amministrativa che quasi periodicamente bloccano o addirittura vanificano procedure di selezione pubblica in tutta Italia già svolte se non addirittura ultimate. 



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