martedì 28 agosto 2018

Note nel Mediterraneo

di Fiorenza Basso

Pino Daniele e la band "Napoli Centrale"
Si pensa al Mediterraneo come ad un crocicchio di culture, di esperienze musicali, di confini linguistici, geografici, culinari che li conferiscono identità e allo stesso tempo mostrano la sua realtà tanto complessa quanto versatile. La città emblema del Mediterraneo è Napoli

I ritmi, i battiti, le tonalità che si susseguono, che si alternano, che incalzano nei vicoli di Napoli generano delle cartografie sonore, melange di musiche varie di fronte ai quali è inverosimile restare sordi. La loquacità dei commercianti, la creatività del musicista di strada nel comporre musica solo con giocattoli e contenitori di plastica considerati inutilizzabili dai più, il vociferare degli studenti, lo strombettio delle moto, il clamore del venditore ambulante, esperienze musicali che potrebbero sembrare non armoniche e stridule nel loro complesso, tuttavia mostrano una città dalle molteplici melodie che giungono all’orecchio di chi è in grado di ascoltarle e di coglierne l’essenza

È questo il palcoscenico su cui muove i primi passi Pino Daniele. Cantante di chiara fama poiché ha saputo scardinare cliché e luoghi comuni che ritraggono Napoli con pizza e mandolino recuperando il volgare, il folclore e sollevando il velo sulle eterne concezioni duali come moderno-antico, sviluppato-sottosviluppato. 

I primi album del cantante napoletano sono caratterizzati da una mescolanza di napoletano volgare con italiano e inglese, unito a un mix di tarantella e di musiche della diaspora nera, in cui confluiscono blues e jazz. Nasce così lo stile Tarumbò, uno stile non vincolato alla fissità e alla staticità, ma proclive al ritmo e al dinamismo. 

Il ritmo Tarumbò rappresenta la «porosità» di Napoli, ovvero il suo essere in continuo divenire, nessuna forma sociale o architettonica è statica, bensì transita da uno stato all’altro. Alcune canzoni di Pino Daniele come Che calore, Chillo è nu buono guaglione, O’ Padrone, Napul’è, Il Mare illustrano lo sfruttamento dei lavoratori, la povertà del disoccupato. 

Queste cartografie sonore danno voce ai poveri, agli emarginati, ai subalterni esponendo senza riserbo la verità nella sua asprezza alle egemonie culturali, al clientelismo politico-criminale in favore di un’identità altra che incarna profondamente lo spirito del cambiamento. 

Il movimento blues Neapolitan Power sostiene l’affermazione di linguaggi diversi, che rivendichino la subalterità conferendole un’altra immagine e garantendole presenza nello spazio pubblico a onta di realtà stereotipate. L’album di Pino Daniele intitolato Nero a metà pubblicato nel 1980 coglie questa trasformazione in fieri. 

Esemplari sono le canzoni Terra mia e Tutta n’ata storia in cui viene affrontato il tema dell’emigrazione, spesso vissuto come il rifiuto di abbandonare la propria terra per cercare felicità altrove, in America, terra che non può offrire un’altra storia, un’altra vita. 

Solo se l’uomo è in grado di considerare il folclore e la cultura popolare un ricco e autentico bagaglio culturale, invece di ritenerli un prodotto di menti superstiziose, si limiterà il divario tra cultura borghese e cultura popolare. 



Nessun commento:

Posta un commento