martedì 28 agosto 2018

Test di ingresso a Medicina: aumenta il numero degli aspiranti camici bianchi

di Luigi Rinaldi 

Anche quest’anno, tantissimi ragazzi, dopo aver sostenuto gli esami di maturità, hanno rinunciato alle agognate vacanze estive per prepararsi ai test di ingresso per i corsi ad accesso programmato nazionale. Il Ministero dell'Istruzione, infatti, ha reso noto il numero degli iscritti ai test di ingresso. In totale sono oltre 83mila, con Medicina leader anche stavolta: quest'anno gli iscritti al test di ingresso sono 67.005, circa cento in più rispetto al 2017 quando furono 66.907. 

Visto l'aumento, anche se lieve, del numero di candidati, non è escluso che possa aumentare anche il punteggio minimo per entrare. Nonostante vi siano più posti disponibili, 9.779 rispetto ai precedenti 9.100, le possibilità di immatricolarsi al corso a numero chiuso di Medicina e Chirurgia sono pur sempre esigue. Si calcola che solo il 6 per cento riuscirà nell’ardua impresa di varcare la Facoltà di Medicina come nuova matricola. 

All'Università Federico II di Napoli i posti a disposizione sono «420 per cittadini comunitari e non comunitari regolarmente soggiornanti in Italia, di cui 7 posti da destinare alla formazione degli Allievi Ufficiali del Corpo sanitario ruolo normale dell'Accademia Aeronautica» come si legge nel bando. Nell'ateneo federiciano la percentuale dei candidati che supererà il test sarà pari ad appena l'11 per cento. Tuttavia i candidati di Medicina sosterranno contemporaneamente in tutta Italia i test, in quanto la graduatoria è nazionale, per cui non è detto che riusciranno a soddisfare il loro desiderio di frequentare la Federico II, anzi potrebbe doversi accontentare di altre sedi o optare per facoltà nel settore sanitario e biologico e ritentare il prossimo anno. 

I test si terranno il prossimo 4 settembre. Anche quest'anno sono previsti 60 quesiti formulati con cinque opzioni di risposta, tra le quali il candidato ne deve individuare una soltanto, da risolvere in 100 minuti, su argomenti di: cultura generale, ragionamento logico, biologia, chimica, fisica e matematica. Chi non passa, spesso cerca di trovare un’altra via: qualche anno fa gli aspiranti medici si iscrivevano all’estero sperando poi di tornare in Italia bypassando il numero chiuso. Ora si punta direttamente sull’opzione internazionale, dalla Spagna alla Romania con mete e università non sempre scelte sulla base del ranking. 

Chi punta su una facoltà straniera deve mettere in conto, innanzitutto, di impegnare una discreta cifra. Gli atenei esteri dove è possibile studiare sono spesso privati, con rette annue fino a 20mila euro. Se poi si fa rotta su un intermediario si devono mettere in conto cifre che partono da 3.500 euro per arrivare ai 10mila euro per la consulenza – di solito attraverso piattaforme di e-learning con lezioni interattive, slide e test di prova – o per i pacchetti all inclusive che assistono lo studente anche nel disbrigo delle pratiche amministrative e nella ricerca dell’alloggio. 

I test d’ingresso sono diversi da quello italiano e sono focalizzati su chimica, biologia, matematica e fisica. Più facile entrare? La risposta appare scontata, anche se numeri ufficiali non ce ne sono. Chi si laurea può rientrare in Italia e con il riconoscimento delle qualifiche iscriversi all’Albo, senza sostenere l’esame di Stato

In base ai dati della Fnomceo (Federazione nazionale degli ordini dei medici chirurghi e degli odontoiatri), il fenomeno è più marcato tra i dentisti. Nel 2017, su 8.384 nuovi medici, 132 arrivavano dall’estero; mentre su 1.335 odontoiatri oltre un terzo (531) aveva un titolo straniero. Ma si può tornare anche prima. Se fino al 2015 si sono moltiplicate le cause presentate da aspiranti medici e dentisti “pendolari” per potersi iscrivere al secondo anno in Italia facendo leva sul principio della libera circolazione, e in tanti hanno dovuto comunque sostenere il test di ammissione italiano, le cose sono cambiate dopo la sentenza 1/2015 del Consiglio di Stato. La pronuncia ha, infatti, stabilito che negli atenei in cui si creano posti vacanti per rinunce o abbandoni dopo il primo anno, gli studenti stranieri possono concorrere all’assegnazione di tali posti. Alle università italiane la libertà di stabilire i criteri di valutazione. 




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