mercoledì 31 ottobre 2018

Dante nel Mediterraneo

di Fiorenza Basso

Il dantista Francesco Gabrieli sessant’anni fa scriveva che è necessario insistere su ciò che ci unisce anziché su ciò che ci divide. Infatti, il Duecento è stato un secolo particolarmente florido per la cultura italiana, perché le relazioni tra mondo cristiano e mondo islamico si sono intensificate sempre più grazie alla ricchezza culturale di due personaggi particolarmente autorevoli: Federico II a Palermo e Alfonso X il Saggio a Toledo. I loro prestigiosi centri hanno consentito la diffusione culturale avvenuta principalmente attraverso le traduzioni di testi di filosofia e di scienza portati dagli arabi in Sicilia e in Spagna e tradotti poi nella loro lingua. 

Lo scambio di idee, concetti pensieri ha influenzato inconfutabilmente le due sponde del Mediterraneo tanto da trovare tradizioni derivanti dal mondo arabo in Dante come lo dimostra il ventiseiesimo canto dell’Inferno, dove il sommo poeta descrive il confine che non si può oltrepassare: le colonne d’Ercole. Sono stati proprio gli arabi ad imporre questo divieto nel Mediterraneo per controllare meglio il commercio marittimo. 

Un’altra ipotesi che dimostra l’intertestualità delle fonti in quel periodo è stata avanzata dall’abate arabista spagnolo Miguel Asìn-Palacios, che ha redatto un saggio intitolato La escatologia musulmana en la Divina Comedia pubblicato nel 1919, in cui ha rilevato una serie di coincidenze e analogie con il capolavoro dantesco. Questa congettura è avvalorata dalla figura di Bonaventura da Siena, traduttore presso la scuola di Toledo e notaio del re Alfonso. Questi ha tradotto un libro scritto in arabo nell’ottavo secolo, dal titolo Libro della Scala di Maometto, dove è raccontato il viaggio di Maometto nell’Aldilà, la sua ascesa dalla Terra verso il trono di Dio. Molte sono le similarità con la Commedia: Maometto come Dante è il narratore degli avvenimenti e disegna la cornice all’interno della quale si realizzano; entrambi compiono il loro viaggio durante la notte e hanno una guida spirituale: l’arcangelo Gabriele per Maometto e Virgilio per Dante

Ruolo non meno importante è quello rivestito da Brunetto Latini. Maestro di Dante e amico di Alfonso X, è stato proprio lui ad avvicinare alla sua corte il traduttore Bonaventura da Siena; ed è verosimile pensare che la traduzione del libro dell’ottavo secolo sia passata sotto gli occhi del poeta fiorentino. 

Dopo circa un secolo di ricerche, la critica dantesca continua ad essere divisa sull’ipotesi che vede un possibile accesso da parte di Dante ai testi escatologici della tradizione islamica tradotti in latino; tuttavia riconoscere che la formazione intellettuale di Dante sia stata arricchita anche grazie all’incontro fra cultura occidentale e cultura arabo-islamica non riduce la sua grandezza, bensì dimostra che la profusione di sapere non ha mai conosciuto barriere e ostacoli nella Storia. 


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