lunedì 26 novembre 2018

Opere a Napoli: gioie e dolori tra pubblico e privato

di Antonio Cimminiello

Particolare della Chiesa di San Gennaro all'Olmo
"Piove governo ladro": un'espressione antica e colorita, che mirava ad addossare qualsiasi responsabilità in negativo a chi ci amministra e viene proverbialmente dipinto come incapace, o peggio. Ma è anche vero che a volte ci si mette, per così dire, anche la sfortuna, come può essere a Napoli il controverso rapporto tra pubblico e privato. Si pensi, per dirne una, alla gestione della centralissima Via Marina

Nel Giugno 2018 l'Ente di Palazzo San Giacomo ha rescisso il contratto con l'impresa aggiudicataria del bando a causa di alcuni inadempimenti di quest'ultima; la scelta della nuova interlocutrice non è stata subito agevole, a causa del rifiuto della seconda classificata e cioè la Romeo Gestioni (con cui non sono mancati attriti negli ultimi anni), ma alla fine si arriva alla terza classificata, o meglio alla designazione del Consorzio Infratech

Eppure Via Marina rimane un cantiere a cielo aperto. Perchè? L'impresa estromessa dai lavori non ha ancora provveduto alla sgombero dei luoghi da transenne ed altri materiali di sua proprietà, anche se dal Comune assicurano una soluzione in tempi brevi. A questo punto però sarà necessario procedere in tutta fretta: si staglia all'orizzonte lo spettro di una paralisi nel completamento di un'arteria viaria fondamentale (con tutte le conseguenze che si possono immaginare in tema di traffico), e che rischia altresì di diventare definitiva, dato che entro Marzo 2019 sarà necessario ultimare i lavori per evitare la perdita dei fondi europei a ciò destinati. 

Altra vicenda che fa riflettere, ed apparentemente di tono diverso rispetto alla querelle Via Marina, ha interessato la Chiesa di San Gennaro all'Olmo, nel cuore della vecchia Napoli. L'edificio è famoso in quanto qui fu battezzato il celebre filosofo Giambattista Vico. Stando ad alcune foto ed altre testimonianze, in occasione di Halloween è stata organizzato in chiesa un party privato da una società di privati, il quale però non è apparso tanto consono al luogo, tra ragazze discinte, utilizzo improprio delle opere restaurate ed addirittura finte impiccagioni. 

L'inevitabile eco mediatica ha spinto la Curia di Napoli ad interrompere ogni rapporto con la Fondazione Vico, che gestiva l'opera ed inevitabilmente anche l'utilizzo da parte di terzi, senza dimenticare il probabile sviluppo di un'inchiesta da parte della Procura partenopea

La vicenda ricorda un episodio analogo che interessò pochi mesi fa il Palazzo Reale di Napoli ed un'altra iniziativa privata da esso ospitata, il cui emblema fu la celebre foto di gruppo di alcune avvenenti partecipanti sedute sull'antico trono che ospitò i reali borbonici. Le vicende descritte - che fortunatamente non rappresentano la normalità, a fronte dell'opera di tanti altri veramente rispettosa degli obblighi assunti - dimostrano quindi come a volte il binomio pubblico-privato non sia foriero di vantaggi ed effetti benefici, nè tale può considerarsi la sola prospettiva di maggiori guadagni. 


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