martedì 18 dicembre 2018

Gestione dei rifiuti in Campania: un'emergenza sempre dietro l'angolo

di Antonio Cimminiello 

"Noi abbiamo liberato Napoli dai rifiuti". E' la frase, a più riprese pronunciata nell'arco dei suoi mandati politici, dal sindaco Luigi de Magistris con riferimento alla città partenopea. Ed effettivamente tra le strade di Partenope non si scorgono più (quanto meno con la medesima "frequenza" ed intensità) le montagne di rifiuti che purtroppo alcuni anni fa minarono l'immagine nazionale ed internazionale, la vivibilità ed il decoro della città. Ma è davvero difficile oggi proclamare, per la Campania intera, il radicamento di un sistema virtuoso di gestione dei rifiuti, la cui mancanza giustificò il primo commissariamento, che risale ormai ai primi anni '90. 

Quasi 30 anni di alti e bassi, e a quanto pare senza tante certezze all'orizzonte. La soluzione più volte ha assunto ed assume un solo nome: esportazione. Da intendere come rimozione delle ecoballe -iniziata, ma ancora a rilento- ma soprattutto come spedizione della "monnezza corrente" in altre città d'Italia, e poi all'estero...e poi? Si, perchè non solo sono cresciuti i costi, ma a quanto le ultime gare indette per garantire lo spostamento dei rifiuti campani non hanno avuto buon esito. 

E' chiaro che la gestione dei rifiuti diviene virtuosa se vi è una capacità di autogestione: ma si può dire che tra le istituzioni sul punto le idee sono veramente chiare? A prescindere dai contrasti insorti politicamente a livello nazionale (che si riassumono nel leit motiv "inceneritori si- inceneritori no"), anche la strategia regionale arranca: a fronte dell'intento più volte manifestato dal Governatore Vincenzo De Luca di installare nuove infrastrutture - quali ad esempio gli impianti di compostaggio - si riscontra la ferma opposizione delle comunità locali- la più recente delle quali è stata quella proveniente dalle realtà di Casoria e San Pietro a Patierno, contrarie al progetto di creazione di due ecodistretti per la valorizzazione dei rifiuti sul proprio territorio- e persino di altre istituzioni, come testimoniato dalla recente bocciatura del Tar Campania, che ha annullato il decreto regionale che autorizzava proprio la creazione di un impianto per la messa in riserva, stoccaggio, recupero e smaltimento di rifiuti pericolosi e non nel territorio di Acerra. 

Quali sono le conclusioni? C' è un sistema che sostanzialmente dipende ancora dall'esterno, da pochi impianti (si pensi al termovalorizzatore di Acerra) e da progetti privi di piena concordia e non del tutto chiari ed incisivi: lo stesso recente "Protocollo sulla Terra dei Fuochi" varato dal Governo del Premier Giuseppe Conte sembra più che altro soffermarsi essenzialmente sul tema della prevenzione e repressione della gestione illecita dei rifiuti, fenomeno quest'ultimo che è arrivato a lambire coi suoi roghi persino la Lombardia. Mentre vicende recenti, su tutte l'emergenza rifiuti che ha coinvolto Torre del Greco (e proprio a causa di fattori concomitanti, che vanno dai problemi interni alla ditta deputata allo smaltimento fino alla presenza di isole ecologiche dove si sversa di tutto) dimostrano che, forse, l'emergenza rifiuti in Campania rimane dietro l'angolo. 

Nessun commento:

Posta un commento