martedì 29 gennaio 2019

Indagine Eurostudent: universitari italiani studiano il 30% in più dei colleghi europei

di Teresa Uomo

Da quanto emerge dall’Ottava Indagine Eurostudent per il periodo 2016-2018, ragazzi e ragazze non si accontentano della laurea, ma mirano a proseguire la formazione con percorsi post-universitari, partecipano a programmi di mobilità internazionale, fanno piccoli lavori part-time per mantenersi e per non pesare sulle famiglie. 

La ricerca - finanziata dal Miur e condotta dal Centro Informazioni Mobilità Equivalenze Accademiche (Cimea) - delinea il profilo dello studente universitario italiano negli ultimi tre anni. La crisi economica ha modificato le abitudini degli studenti universitari e le scelte delle loro famiglie: studenti dinamici e in grado di competere – e in alcuni casi superare – la media degli studenti europei. 

Dall’analisi dei dati della ricerca appare evidente che gli studenti italiani impegnano nello studio quasi 44 ore settimanali, il 30% in più della media calcolata in Europa. Oltre la metà intende proseguire gli studi dopo la laurea e, non appena possibile, si dà da fare per contribuire a mantenersi con piccoli lavoretti, in modo da non gravare eccessivamente sulle famiglie. 

L’Ottava Indagine Eurostudent allarga poi il campo di osservazione al quadro economico e sociale di provenienza degli studenti universitari: i giovani che provengono dalle famiglie meno agiate, pur di raggiungere l’obiettivo del titolo di studio, fanno scelte compatibili con le proprie risorse, come ad esempio Atenei o corsi di studio disponibili nel proprio territorio di residenza. 

Un altro aspetto viene messo in risalto: a rendere piacevole un Ateneo non è tanto la sua fama scientifica o accademica, quanto la capacità di sostenere gli studenti nel loro percorso offrendo servizi. I giovani, infatti, tendono sempre più a scegliere l’università in base all'offerta di borse di studio e di servizi per la didattica, magari un ateneo che possa favorire la possibilità di trovare un lavoro che aiuti a mantenersi. 

Scegliere l’ateneo migliore, in effetti, sembra sempre ripagare. I migliori risultano quelli delle grandi città, dal nome conosciuto e con una tradizione consolidata. Questi infatti, esercitando un buon interesse sul mercato del lavoro, permettono un più rapido inserimento professionale, consentendo così ai giovani di recuperare l’investimento fatto nella formazione universitaria. Stando ai seguenti dati, in cima alla classifica degli atenei che garantiscono “maggiori ritorni” si trovano quelli milanesi, con Politecnico, Bocconi e Cattolica che sbaragliano la concorrenza. Bene anche le Università di Napoli e di Roma con in cima la Luiss, seguita da Tor Vergata e La Sapienza, mentre a chiudere la classifica sono le Università di Messina, Cagliari, e l’Università della Calabria.



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