martedì 29 gennaio 2019

Ipotesi di una sconfitta di Giorgio Falco vince Premio Napoli 2018

di Fiorenza Basso

Lo scrittore Giorgio Falco
Volevo cercare non so bene cosa, qualcosa che mio padre non aveva mai trovato poiché nemmeno immaginava che esistesse. Avevo fallito per liberare anche mio padre”. È un breve passo tratto dal libro Ipotesi di una sconfitta (Einaudi), che mostra lo sgretolamento delle granitiche certezze appartenute all’età del padre, che portano l’individuo a cercare un posto fisso non solo nel lavoro, ma anche nella vita. 

L’opera autobiografica, scritta da Giorgio Falco e insignita del Premio Napoli 2018, racconta la storia del figlio di un autista dell’ATM, Azienda di Trasporti pubblici Milanesi, che dall’uscita del liceo fino all’ingresso nella casa editrice Einaudi ha svolto innumerevoli lavori: da operaio stagionale in una fabbrica di spillette che raffigurano icone come Simon Le Bon, Karol Wojtyla, Che Guevara, a venditore porta a porta di scope di saggina nera jugoslava, passando per l’allenatore di minibasket e attivatore di carte Sim, fino ad approdare alle scommesse sportive. Se da una parte il padre del protagonista ha delle certezze, quali svegliarsi alle tre e mezzo, fare colazione con una tazza di caffè, recarsi in azienda e iniziare la sua giornata lavorativa, dall’altra parte suo figlio Giorgio alimenta un’unica certezza: la parola scritta che si fa strada durante l’avvicendarsi delle sue numerose esperienze lavorative; la scrittura dunque si fa certezza nella dissoluzione, appuntamento fisso con la vita. 

Un’autobiografia a tratti ironica, a tratti pungente perché fa un resoconto della lenta metamorfosi dell’Italia, iniziata con il boom economico avvenuto negli anni Cinquanta, durante i quali viene inaugurato il mito delle grandi aziende e della notevole produzione di lavoro, per poi sfociare nella produzione di modelli immateriali diffusisi grazie e a causa della rivoluzione informatica all’inizio degli anni Novanta. 

Non è un caso se l’autore prende ispirazione dalle vicende personali per descrivere la situazione frammentaria in cui versava l’Italia negli anni Ottanta. Il padre, in questo romanzo, non è solo il genitore con il quale si ha il conflitto generazionale che porta al riconoscimento dell’alterità; rappresenta anche la società della generazione dei padri caratterizzata da infallibilità e punti fissi che non sono più riscontrabili nella società moderna. Si assiste, dunque, “all’evaporazione del padre”, alla frantumazione di tutti quei valori che garantivano un’integrità personale e sociale. 

Il protagonista del romanzo, che rappresenta l’uomo della società moderna, si divide nella vana speranza di rimanere integro; la speranza si ciba del sogno, in questo caso quello di diventare scrittore, che assicura completezza e totalità. 


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