martedì 29 gennaio 2019

Premio Napoli: svelati i vincitori. Premio Internazionale a Jumpha Lahiri

di Antonio Ianuale 

Jumpha Lahiri
Lo scorso 18 dicembre, in un Teatro Mercadante gremito, si è svolta la 64esima edizione del Premio Napoli, lo storico riconoscimento alla letteratura italiana. Sono stati i lettori, 1300 per questa edizione, a decretare i vincitori suddivisi nelle tre sezioni: saggistica, poesia e narrativa. 

Lo scrittore Giorgio Falco con Ipotesi di una sconfitta ha vinto per la sezione narrativa: una sorta di autobiografia, la narrazione del percorso compiuto dallo scrittore, che deve adeguarsi ad un tempo in evoluzione, Guido Mazzoni ha trionfato con La pura superficie nella poesia: un testo che alterna versi e la prosa, dove un uomo qualsiasi che vive in una città qualsiasi sperimenta la solitudine, osserva ma è allo stesso tempo osservato. Una radiografia della nostra epoca, dove la solitudine è predominante. 

Francesco Merlo con Sillabario dei malintesi nella saggistica: un testo che presentandosi sotto la veste di un dizionario, dove però i 79 lemmi non sono in ordine alfabetico, vuole indagare le parole che stanno hanno caratterizzato le più importanti tappe della storia politica e civile italiana, dal dopoguerra a oggi. 

Il Premio Cultura è andato all'attore e regista Renato Carpentieri, mentre il Premio Napoletani Illustri allo scrittore noir Maurizio de Giovanni

Il premio Internazionale è andato alla scrittrice statunitense, di origini bengalesi Jumpha Lahiri premio Pulitzer nel 2000 per “L’interprete dei malanni”, la sua prima raccolta di racconti brevi. L’autrice ama la lingua italiana, ha vissuto anche a Roma e ha pubblicato libri in lingua italiana: nel 2015 In altre parole, nel 2016 Il vestito dei libri, e pochi mesi fa è uscito il suo nuovo libro Dove mi trovo, presentato il 19 dicembre a Palazzo Reale con la partecipazione di Domenico Starnone, scrittore, sceneggiatore e docente di lingua italiana. 

Da donna nata in Inghilterra da una famiglia bengalese, Lahiri analizza e tratta il tema dell’identità, il problema delle radici di appartenenza, la difficoltà di legarsi a luoghi e persone. Ne emerge una solitudine che sembra non poter trovare conforto, se non temporaneo ed illusorio. La protagonista e voce narrante del testo, una donna di 45 anni, è in continua lotta tra l’amore per i luoghi e il desiderio di andare oltre, non riesce a trovare stabilità ed equilibrio. La sua solitudine è allo stesso tempo forza e debolezza, la induce a riflettere sulla sua vita ma la frena da cercare nuove esperienze. Un testo riflessivo che vuole indagare la condizione umana, sempre più disorientata, in una perenne oscillazione ma in cerca di una stabilità definitiva.


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