martedì 29 gennaio 2019

Sapere le lingue straniere… un toccasana per la nostra salute

di Teresa Uomo

Quante volte ci siam sentiti dire da genitori ed insegnanti che le lingue straniere sono importanti. È senza dubbio vero: in un mondo sempre più globalizzato, conoscere altre lingue oltre a quella nativa, può darci una marcia in più. Ma i vantaggi che può apportare il plurilinguismo interessano anche il benessere e le capacità del nostro cervello

Bisogna specificare che nel mondo il monolinguismo, cioè la conoscenza di una sola lingua, è piuttosto raro. Sia dal punto di vista cognitivo che da quello neurologico siamo progettati per acquisire più di una lingua. Non è un caso se in Italia moltissime persone padroneggiano sia l’italiano che il dialetto. 

C’è però da fare un’osservazione: anche nei bilingui nativi, cioè quelli che sono stati a contatto fin dalla nascita con due lingue diverse (è il caso di bambini con genitori che hanno due differenti lingue native), è quasi impossibile che i due idiomi siano utilizzati con la stessa padronanza in tutti i contesti in cui comunicano. Ad esempio, la lingua studiata a scuola sarà quella che preferiscono usare per gli argomenti studiati a scuola e nei contesti più formali. 

Parlare più di una lingua fortifica la riserva cognitiva. Una risorsa utile a contrastare non solo il declino in caso di malattie neurodegenerative, ma anche la fisiologica diminuzione di neuroni che avviene con l’invecchiamento. Gli anziani bilingui sono meno soggetti a quei fenomeni tipici dell’invecchiamento, come la difficoltà di trovare i nomi e le parole; incontrano meno problemi, inoltre, nella comprensione e nella produzione di frasi dalla sintassi complessa. 

Si tende ad imparare le lingue straniere per ottenere un lavoro migliore, per cavarsela durante i viaggi, per mantenere il cervello allenato. Il bilinguismo aiuta a sviluppare la competenza metalinguistica, cioè la capacità di riflettere sull’uso della lingua stessa. Anche i bambini bilingui sono in genere quindi più consapevoli del modo in cui sfruttano le potenzialità del linguaggio e di alcune sue caratteristiche, fra cui la grammatica. 

Il linguista francese Francois Grosjean – attraverso i suoi studi – ha individuato anche qualche possibile svantaggio del bilinguismo: i bilingui sarebbero meno abili nel giudicare le proprie capacità rispetto ai monolingui. Un bambino bilingue non è come due bambini monolingui, ossia non gestisce entrambe le lingue esattamente come un monolingue gestisce la sua sola lingua. Al contrario, il cervello di un bambino bilingue si sviluppa in modo molto diverso. 



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