venerdì 22 febbraio 2019

Lorenzo Marone scrive alla sua città: "Cara Napoli"

di Fiorenza Basso 

“Napoli mille culure” cantava Pino Daniele nella sua celeberrima canzone, “Napoli è luce” scrive Lorenzo Marone nel suo libro intitolato Cara Napoli, (Feltrinelli editore) nato dalla rubrica “Granelli” che lo scrittore tiene settimanalmente su “la Repubblica” di Napoli. 

È proprio dai colori, anzi dal colore, che parte lo scrittore napoletano per descrivere la città partenopea: il colore grigio. Il grigio è il colore della pietra, del piperno di cui sono rivestite le quattro delle cinque torri cilindriche del Maschio Angioino; è il colore dei sampietrini che “alle prime piogge scoppiano come tanti popcorn”; è il colore delle bugne, piccole piramidi in piperno che rivestono la facciata della chiesa di Gesù Nuovo; è il colore delle antiche mura greche che delimitavano il centro della città. 

Non è un caso se lo scrittore si serve di un solo colore e di un colore neutro che simboleggia mediocrità e immobilità per descrivere una città straordinariamente dinamica. Il grigio mette in chiara luce i murales colorati di Agoch disegnati su muri fatiscenti, le frasi di amore e di speranza scritte su muri di palazzi; è sui frangiflutti del lungomare di Mergellina, resi grigi dal tempo, che si infrangono le onde, i cui riflessi assumono colori diversi a seconda dell’intensità della luce del sole, è la fantasia dei napoletani che getta colore sul grigiore di alcune giornate. 

La bellezza di Napoli risiede in questo miscuglio di colori, di stili architettonici, di stati d’animo. È una bellezza contraddittoria, come mette in luce Lorenzo Marone, attraverso l’accostamento di due sostantivi fra di loro ossimorici che danno il nome ai granelli del suo libro. La sua bellezza nasce dai limiti, dalla convivenza degli opposti: sacro e profano, salite e discese, bellezza e miseria. In questa costante contrapposizione vi è un monito alla vita: le innumerevoli salite di Napoli non rispecchiano forse le difficoltà della vita? Affrontarle è dura come salire i quattrocentoquattordici scalini della Pedamentina, superarle è sorprendente come il panorama che si dispiega una volta arrivati in cima alla scalinata. 

Cara Napoli” è la lettera d’amore che Marone indirizza alla sua città, dichiarandole un amore totale, perché descrive in maniera dignitosa e fedele tutti suoi dettagli, tutte le sue particolarità, i suoi difetti, le sue imperfezioni. Non è forse questo il vero amore?



Nessun commento:

Posta un commento