giovedì 16 maggio 2019

La Campania in ritardo con l’adozione dei Registri per il testamento biologico

di Luigi Rinaldi 

La D.A.T. - dichiarazione anticipata di trattamento, chiamata anche testamento biologico o di vita, è un documento strettamente personale con cui una persona maggiorenne, capace di intendere e di volere, esprime la propria volontà in merito ai trattamenti sanitari nel caso in cui, in futuro, si trovasse in condizione di non poter manifestare il proprio intendimento. In sostanza il soggetto può dichiarare se accettare o rifiutare trattamenti sanitari, accertamenti diagnostici o scelte terapeutiche, dopo aver acquisito informazioni mediche sulle conseguenze delle proprie scelte. 

Alla luce delle nuove normative sul testamento biologico recentemente. approvate con la Legge 219 del 22 dicembre 2017, ogni Comune è tenuto ad approntare un apposito Registro per le Disposizioni Anticipate di Trattamento (DAT). A quanto sembra la nostra Regione sarebbe in grave ritardo rispetto alla adozione dei Registri per il testamento biologico. In molti Comuni mancano i registri, tanto che i cittadini che desiderano lasciare un «testamento biologico» sono spesso costretti a rivolgersi ad un notaio, sostenendone i relativi costi. 

E’ quanto emerso in occasione del secondo incontro promosso dal Polo di biodiritto M&C Militerni (presieduto da Manuela Militerni), appuntamento che - con il coordinamento scientifico di Aldo Cimmino - ha messo allo stesso tavolo esperti come Claudio Buccelli (ordinario di Medicina Legale e delle assicurazioni nella Federico II), Stefano Canestrari (ordinario di Diritto Penale nell'Università di Bologna), Alessandro De Santis (giudice presso la Corte d'Assise di Santa Maria Capua Vetere e autore del libro «Riflessioni etico-giuridiche sulla medicina di fine vita, strumenti di tutela dell'autodeterminazione»), Lucilla Gatt (ordinario di Diritto civile al Suor Orsola Benincasa) e l'assessore comunale Alessandra Clemente

Dai lavori è emerso che in Campania la situazione non è molto evoluta, non solo per la mancanza dei Registri, ma anche per le difficoltà esistenti nell’ambito del rapporto medico-paziente. La gente ha fiducia nella medicina e non nei medici. In sostanza attorno al tema del testamento biologico ruota quello dell'accanimento terapeutico. In molti casi, i cittadini temono che i medici, per paura di ripercussioni medico legali, portino avanti cure inutili ed eccessive. Mentre magari servirebbero solo cure palliative per accompagnare il normale esito di una vita ormai al termine. Non sono, tuttavia, queste le basi sulle quali il legislatore ha fondato il testamento biologico. Una chiave di lettura del problema è nelle considerazioni espresse da Stefano Canestrari. «È imprescindibile - ha detto - quali che siano le scelte del legislatore, fornire ai pazienti tutte le cure palliative praticabili compresa la sedazione profonda continua in modo omogeneo su tutto il territorio nazionale così da escludere che la richiesta di assistenza al suicidio sia dettata da cause evitabili come quelle dettate da una sofferenza alleviabile». 



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