giovedì 16 maggio 2019

Napoli: "l'altra faccia" del turismo

di Antonio Cimminiello 

Se si vuole trovare, analizzando gli ultimi anni, un qualcosa che abbia permesso in maniera particolare di parlare di Napoli positivamente e con vanto, al di là degli stereotipi e dei purtroppo funesti fatti di cronaca nera, senza dubbio non si può non fare riferimento in primis al boom turistico. Festività, o anche solo un semplice week end soleggiato, ed ecco che il capoluogo campano diventa meta irresistibile per turisti provenienti da tutto il mondo , tra bellezze architettoniche e delizie gastronomiche, e non solo. 

Tuttavia, anche in tema di turismo e ricettività non sono mancate - e non mancano - alcune gatte da pelare, ed il Comune del Sindaco Luigi de Magistris è sceso decisamente in campo per contrastare ciò. Il riferimento è in particolare al moltiplicarsi "anomalo" di locali dedicati allo "street food" e di bed and breakfast abusivi, la cui diffusione è tale da aver ingenerato il rischio non solo di illegalità – si pensi ad esempio a tasse di soggiorno non riscosse, irregolarità negli standard ambientali e di accoglienza, e via dicendo - ma addirittura di "snaturare" luoghi simbolo di Partenope ed espressivi di un'identità storico-culturale unica, che non a caso ha permesso loro di essere considerati dall'Unesco vera e propria parte integrante del "patrimonio dell'umanità". 

Si è detto della decisa presa di posizione da parte dell'Ente di Palazzo San Giacomo. In tema di iniziative già adottate, essa si è tradotta, tra le altre cose, nell'adozione e tenuta di un "albo" dei b&b, in grado quindi di assicurare tanto un'adeguata conoscenza delle strutture ricettive preferite dal turismo "mordi e fuggi", quanto un effettivo monitoraggio sulle medesime; ma non bisogna dimenticare i costanti controlli da parte della Polizia Municipale (tra i più recenti vi è quello posto in essere durante le festività di Pasqua, con la scoperta di ben 20 strutture non a norma). 

A ciò si aggiunga il varo di una delibera consiliare ad hoc, che perseguirà lo scopo di incentivare l'apertura di nuove botteghe storiche – o meglio espressive della tradizione "made in Naples" - principalmente attraverso un significativo abbassamento degli oneri fiscali e soprattutto proprio in quei luoghi rientranti nella zona Unesco – da San Gregorio Armeno fino a San Biagio dei Librai - che più di tutti rappresentano il cuore pulsante di Napoli e la sua cartolina nel mondo, ma che sempre più sono attualmente assediati da numerosissime friggitorie e kebab. La prova del nove non potrà che essere costituita dall'arrivo della bella stagione, quando il flusso di turisti si farà ancora più significativo: evitare che la bellezza di Napoli si ritorca contro la stessa città diventa doveroso. 



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